Dan Stevens e Alison Brie su Prime Video, nell'horror di Dave Franco che parte col botto (ma poi si perde)
Il film su prime Video di Dave Franco con Dan Stevens promette bene ma delude. Un film horror che parte forte e finisce sui cliché del genere.
Quando un attore passa dietro la macchina da presa per il suo debutto alla regia, l'attesa è sempre alta. Soprattutto se quell'attore si chiama Dave Franco, fratello del più celebre James, e decide di cimentarsi con un horror-mystery scritto insieme a Joe Swanberg, nome di culto del mumblecore americano. The Rental, disponibile su Prime Video, arriva con tutti i presupposti per sorprendere: un cast di livello con Dan Stevens e Alison Brie, una location suggestiva e una premessa che strizza l'occhio ai classici del genere cabin-in-the-woods. Eppure, come spesso accade nel cinema dell'orrore contemporaneo, le promesse iniziali si sgretolano proprio quando dovrebbero consolidarsi. La trama parte con una configurazione classica ma efficace. Due coppie decidono di concedersi un weekend di lusso in una villa affacciata sull'oceano. Ci sono Charlie, imprenditore tecnologico interpretato da Dan Stevens, e la sua compagna Michelle, alla quale Alison Brie presta il volto.
Quello che rende interessante la prima parte di The Rental non è solo l'ambientazione potenzialmente minacciosa, ma la dinamica tra i quattro protagonisti. Tra loro esistono già tensioni sessuali e sociali irrisolte, crepe nelle relazioni che precedono l'arrivo nella casa. Non è solo l'esterno a rappresentare una minaccia: anche l'interno del gruppo nasconde conflitti pronti a esplodere. Questa stratificazione psicologica promette un horror che non si limita ai jump scare, ma che indaga le fragilità umane. Peccato che al terzo atto tutto questo potenziale venga dissipato. Quando la violenza esplicita e gli elementi più spaventosi irrompono sulla scena, il film perde improvvisamente la sua carica drammatica. Il focus narrativo diventa confuso, incerto. Josh, che scopriamo avere un passato violento con tanto di precedenti penali, inizia ad agire in modo aggressivo contro qualcuno che potrebbe essere innocente. A quel punto, la narrazione vira verso un thriller in cui i quattro protagonisti devono coprire le proprie azioni sbagliate, trasformandosi quasi loro stessi negli antagonisti della storia.
Questo cambio di registro mina la potenza dell'horror. Se i personaggi principali diventano moralmente ambigui o addirittura colpevoli, la minaccia esterna perde di significato. Lo spettatore non sa più per chi tifare, non sa più dove indirizzare la propria empatia. Il risultato è un finale che si affida a trucchi e tropi del genere horror già ampiamente sfruttati e persino satirizzati in altre opere. Tutto diventa prevedibile, standardizzato, come se Franco e Swanberg avessero esaurito le idee a metà percorso e avessero deciso di affidarsi al manuale del "film spaventoso di base". Dan Stevens, attore versatile capace di passare dal dramma alla commedia all'orrore con disinvoltura, e Alison Brie, interprete di grande talento, meritavano un materiale migliore. Le loro performance sono solide, ma non possono salvare una sceneggiatura che nella seconda metà rinuncia a esplorare davvero i temi che aveva introdotto.