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Dopo 34 anni, questo film con Al Pacino su Prime Video è ancora impresso nella memoria collettiva

Una performance di Al Pacino sfumata e complessa, ben oltre l'iconico, in questo capolavoro disponibile su Prime Video.

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L'immaginario collettivo ha cristallizzato il Tenente Colonnello Frank Slade in un'unica, potentissima immagine: Al Pacino che urla "hoo-ah" con la veemenza di chi ha fatto della teatralità la propria firma. Eppure, chi si avvicina oggi a Profumo di donna, disponibile su Prime Video, con occhi nuovi scopre una verità spiazzante. La performance che nel 1993 consegnò a Pacino il suo primo e unico Oscar come miglior attore protagonista è molto più sfumata, contenuta, persino trattenuta di quanto tre decenni di meme e citazioni pop ci abbiano fatto credere. Certo, i momenti esplosivi ci sono. Slade è un veterano cieco, alcolizzato e insopportabile, con la lingua affilata come un rasoio e la capacità di passare dalla poesia devastante alla volgarità più cruda nella stessa frase. Ma è proprio questa oscillazione continua a rendere il personaggio memorabile, non l'urlo fine a se stesso. Pacino orchestra una sinfonia emotiva dove ogni sfumatura conta: il sarcasmo velenoso, la seduzione calibrata, la disperazione nascosta dietro la corazza di cinismo.

La storia è nota ma vale la pena riavvolgerla. Charlie Simms, interpretato da un giovanissimo Chris O'Donnell, frequenta la prestigiosa Baird School in New England grazie a una borsa di studio. A differenza dei suoi compagni, figli di famiglie benestanti, Charlie deve lavorare per pagarsi il biglietto aereo per tornare a casa a Natale. Accetta così un lavoro per il weekend del Ringraziamento: fare da babysitter al Tenente Colonnello Frank Slade, un ex Ranger dell'esercito che vive nella dependance della casa di sua nipote. Il primo incontro è un disastro. Slade è ostile, sprezzante, determinato a respingere chiunque si avvicini. Ma Charlie accetta comunque l'incarico, ignaro che quel weekend cambierà entrambe le loro vite. Parallelamente, a scuola, Charlie e George Willis Jr., quest'ultimo interpretato da un Philip Seymour Hoffman agli albori della carriera, assistono ad alcuni studenti mentre preparano uno scherzo ai danni del preside.

Convocati nell'ufficio del rettore, entrambi si rifiutano di fare i nomi dei colpevoli, nonostante il preside tenti di corrompere Charlie con la promessa di un'ammissione garantita ad Harvard. Appena la nipote e la sua famiglia lasciano la casa, Slade rivela il suo piano clandestino: un viaggio a New York City per vivere un ultimo weekend di lusso sfrenato prima di suicidarsi. Charlie inizialmente non sa se prendere sul serio questa dichiarazione, ma si ritrova trascinato in un turbine di eccessi: abiti formali, whisky pregiato, donne, cibo raffinato. Tutto pagato senza parsimonia, come se il denaro non avesse più importanza per un uomo che ha deciso di chiudere i conti con la vita. Il film gioca magistralmente sul tema della dualità. Charlie viene da una famiglia povera e disgregata, mentre i suoi compagni nuotano nel privilegio e sanno che i loro genitori possono comprare l'impunità.

Slade può essere devastantemente affascinante e poi volgare nello stesso respiro. Respinge la famiglia ma ne ha disperatamente bisogno. È cieco ma vede più degli altri. Charlie non ha spina dorsale, Slade ne ha troppa. Questa dicotomia è costruita anche visivamente fin dalle prime scene, con Slade seduto nell'oscurità della sua casa mentre un fascio di luce solare lo illumina dalla finestra, creando un contrasto netto tra luce e ombra. Man mano che la storia procede, però, questi opposti cominciano a sfumare, mescolandosi in tonalità di grigio. I due personaggi si influenzano reciprocamente in modo sottile ma costante. Charlie, il ragazzo timorato e irreprensibile che non beve e non direbbe una parolaccia nemmeno sotto tortura, inizia gradualmente a crescere. Ordina una birra, un gesto apparentemente banale che però segnala un cambiamento interiore. Quando Slade tocca il fondo e punta una pistola contro se stesso, è Charlie a prendere il comando, intimandogli di consegnare l'arma o di farla finita.

Profumo di donna vinse il Golden Globe come miglior film drammatico e fu candidato all'Oscar come miglior film, ma è la vittoria di Pacino come miglior attore che rimane impressa nella memoria collettiva. Dopo sette nomination senza vittoria, il Colonnello Slade gli consegnò finalmente la statuetta. Eppure, paradossalmente, il personaggio che lo rese leggenda è stato ridotto col tempo a una caricatura di se stesso, ricordato più per gli "hoo-ah" che per la complessità emotiva che Pacino aveva così meticolosamente costruito. Forse è arrivato il momento di riscoprire questo film con occhi nuovi, lasciando da parte i meme e le imitazioni. Profumo di donna è una storia sulla redenzione, sull'integrità morale e sul potere trasformativo delle connessioni umane. È un film su due persone che si salvano a vicenda proprio quando entrambe ne hanno più bisogno. E Al Pacino, quel gigante del cinema che tutti credono di conoscere, offre qui una delle sue performance più controllate e potenti. Non sempre gridando, ma sussurrando quando conta davvero.

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