Fonde Il Trono di Spade con Il Signore degli Anelli: il film che ti terrà incollato alla sedia
Prima di Marvel, Tom Holland e Jon Bernthal si scontravano nell'Irlanda del 1209
Se c’è un genere che lo streaming ha anestetizzato a colpi di CGI e costumi immacolati, è il dramma storico medievale. Per fortuna, i meandri di Prime Video custodiscono ancora qualche splendida anomalia: è il caso di Terre Selvagge (Pilgrimage), pellicola del 2017 firmata da Brendan Muldowney che merita di essere sottratta con urgenza all'apatia dell'algoritmo.
Non ci sono elfi o draghi, sia chiaro, ma la sacralità dell'oggetto magico (qui una reliquia millenaria) si scontra con una violenza tribale che non farebbe sfigurare una puntata scritta da George R.R. Martin.
Una carovana nel West... del XIII secolo
La sinossi, scritta da Jamie Hannigan, ha la linearità asciutta dei grandi classici. Nell'Irlanda profonda e dilaniata del 1209, un remoto monastero custodisce un manufatto d'inestimabile valore religioso. Quando un intransigente emissario papale pretende di scortare la reliquia fino a Roma per legittimare l'ennesima Crociata, un manipolo di monaci è costretto ad abbandonare l'isolamento.
A guidare questa bizzarra carovana (che ruba al genere western la gestione degli spazi sconfinati, ma ne azzera qualsiasi romanticismo) troviamo una chimica attoriale formidabile prima del grande exploit pop. Un giovanissimo Tom Holland (il frate Diarmuid) interpreta magistralmente l'innocenza violata di chi non ha mai visto il mondo fuori dalle mura conventuali, affiancato da un monumentale Jon Bernthal nei panni di un servo muto dall'oscuro passato militare. Completano il quadro la minaccia normanna di Richard Armitage e la severità morale di Stanley Weber.
La forza di Terre Selvagge risiede nella sua totale assenza di concessioni al pubblico generalista. È un horror dell'anima mascherato da thriller storico, un’avventura cupa, fangosa e fieramente maschile in cui la parola d'ordine è "materia". I dialoghi, ridotti all'osso e recitati in un mix di gaelico, francese antico e latino, lasciano spazio al rumore del metallo che recide i muscoli e allo scroscio incessante della pioggia irlandese.