Gary Oldman non riesce a salvare questo film su Prime Video che vorrebbe replicare Caccia a Ottobre Rosso
Gary Oldman non basta a salvare questo thriller sottomarino su Prime Video che delude le aspettative.
Gerard Butler torna sul grande schermo, e questa volta lascia a casa urla, muscoli in bella vista e la sua solita recitazione sopra le righe. In Hunter Killer - Caccia negli abissi (disponibile su Prime Video), diretto da Donovan Marsh, l'attore scozzese interpreta Joe Glass, comandante di un sottomarino nucleare americano con un nome che suona come uscito da un generatore automatico di personaggi action. Joe Glass. Duro, essenziale, inequivocabile. Peccato che il film che lo contiene sia tutto tranne che essenziale. La premessa non manca di ambizione: un sottomarino americano e uno russo vengono silurati simultaneamente in acque internazionali. Coincidenza o complotto? Glass viene inviato a investigare, accompagnato da un equipaggio che include il compianto Michael Nyqvist nei panni del capitano russo Andropov, un veterano del mare con più dignità di tutto il resto del cast messo insieme. Nel frattempo, al Pentagono, un nervoso Gary Oldman interpreta un capo di stato maggiore che ingurgita integratori vitaminici e urla metafore scacchistiche alla presidente degli Stati Uniti.
Perché, ed è questo il dettaglio più straniante, Butler ha deciso di cambiare registro. Niente più pugni, niente più testosterone a fiumi. Joe Glass è un comandante riflessivo, quasi cerebrale, che ama le sue navi come Cousteau amava il mare e ragiona come Poirot davanti a un enigma. È un tentativo lodevole di dimostrare versatilità attoriale, forse una risposta alle critiche che da anni lo dipingono come un rappresentante dell'action urlato. Ma il problema è che il film non sa cosa farsene di questa nuova versione dell'attore. La regia di Marsh non riesce a sfruttare il cambiamento, e il risultato è un protagonista che sembra fuori posto nel proprio thriller. Le scene sottomarine, che dovrebbero essere il cuore pulsante del film, tradiscono un montaggio frettoloso e disomogeneo. Le inquadrature di Butler che impartisce ordini con sguardo fermo sembrano girate in un altro film rispetto ai modellini di sottomarini che scivolano in una vasca da studio. L'artificialità è palpabile, l'immersione (è proprio il caso di dirlo) impossibile. Si percepisce la mancanza di coesione visiva, come se troupe diverse avessero lavorato su set separati senza mai confrontarsi.
Gary Oldman, fresco di Oscar per la sua interpretazione di Winston Churchill in L'ora più buia, è completamente sprecato. Il suo personaggio è monodimensionale, ridotto a poche scene di ordinaria veemenza prima di scomparire nell'oblio narrativo. Viene da chiedersi se anche lui, come il pubblico, abbia perso interesse a metà strada. L'unico elemento di grazia è Michael Nyqvist, attore svedese scomparso nel 2017 e qui alla sua ultima apparizione significativa. Anche in un film che non lo merita, Nyqvist porta classe e umanità al capitano Andropov, rendendo il personaggio l'unico degno di nota in un mare di clichè. Hunter Killer vorrebbe essere un'eco moderna de La caccia a Ottobre Rosso, quel capolavoro di John McTiernan che univa tensione, intelligenza e carisma. Ma dove il film del 1990 aveva Sean Connery e Alec Baldwin in stato di grazia, una sceneggiatura acuta e un ritmo impeccabile, questo tentativo del 2018 affonda sotto il peso delle proprie ambizioni mal calibrate. È troppo lungo, troppo confuso, troppo pieno di parti che non comunicano tra loro.