Gemma Arterton e Glenn Close contro i morti viventi: la vera storia da non perdere su Netflix
Analisi del thriller horror britannico del 2016 con Sennia Nanua. Un film zombie che ribalta gli schemi del genere esplorando temi profondi.
Cosa succederebbe se la cura per una pandemia zombie si nascondesse proprio nei corpi dei bambini infetti? È questa la domanda che si pone The Girl with All the Gifts - La ragazza che sapeva troppo, thriller horror britannico del 2016 diretto da Colm McCarthy e tratto dal romanzo di Mike Carey, che ha anche curato la sceneggiatura. Un film che ribalta gli schemi classici del genere zombie per esplorare territori più complessi, dove la linea tra umano e mostro diventa pericolosamente sfumata. La storia ci porta in un mondo assediato dai morti viventi, o meglio, da "affamati" - esseri umani trasformati da un fungo parassita in creature feroci mosse esclusivamente dall'istinto di nutrirsi di carne umana. Ma esiste un'eccezione inquietante: alcuni bambini sono stati contagiati dal fungo ma mantengono intatta la loro intelligenza e personalità, a patto di essere nutriti regolarmente. Sono loro la chiave per comprendere l'infezione e, forse, per sconfiggerla.
Il sergente Eddie Parks, infine, con i tratti ruvidi di Paddy Considine, militare disilluso che considera quei bambini solo una minaccia da contenere. Quando la base viene assaltata dagli affamati e il gruppo è costretto a fuggire attraverso Londra in rovina, Melanie si ritrova fuori dalla sua cella per la prima volta. È qui che il film mostra la sua vera natura: non un semplice survival horror, ma una riflessione sulla natura dell'umanità, sull'evoluzione e sul diritto alla vita. Melanie deve dimostrare di poter controllare i suoi istinti predatori, mentre gli adulti devono fare i conti con le proprie paure e pregiudizi. La regia di Colm McCarthy costruisce un'atmosfera claustrofobica e opprimente, alternando momenti di tensione pura a sequenze più intimiste che esplorano il rapporto tra Melanie e i suoi "tutori". La fotografia di Simon Dennis dipinge una Londra post-apocalittica invasa dalla natura, dove il fungo parassita ha trasformato il paesaggio urbano in una giungla aliena e inquietante. Le scene d'azione sono calibrate con precisione, mai fini a se stesse, sempre al servizio della storia e dello sviluppo dei personaggi.
Il cast è uno dei punti di forza del film. Gemma Arterton porta sullo schermo un'umanità genuina, incarnando la difficile posizione di chi cerca di preservare la compassione in un mondo che non ne lascia spazio. Glenn Close, con la sua presenza magnetica, costruisce un personaggio ambiguo: la dottoressa Caldwell non è un villain classico, ma una donna che ha fatto scelte impossibili di fronte a una catastrofe senza precedenti. Paddy Considine offre profondità a un ruolo che sulla carta potrebbe sembrare stereotipato, mostrando la graduale evoluzione di un uomo costretto a ripensare le proprie certezze. Ma è Sennia Nanua a rubare letteralmente la scena. Il suo ritratto di Melanie bilancia perfettamente innocenza infantile e pericolosità latente, creando un personaggio impossibile da dimenticare. Negli occhi di questa ragazzina si legge la fame che potrebbe scatenarsi in qualsiasi momento, ma anche la disperata voglia di essere accettata, di dimostrare che merita di esistere nonostante quello che è.