FILM

Gemma Arterton e Glenn Close contro i morti viventi: la vera storia da non perdere su Netflix

Analisi del thriller horror britannico del 2016 con Sennia Nanua. Un film zombie che ribalta gli schemi del genere esplorando temi profondi.

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Cosa succederebbe se la cura per una pandemia zombie si nascondesse proprio nei corpi dei bambini infetti? È questa la domanda che si pone The Girl with All the Gifts - La ragazza che sapeva troppo, thriller horror britannico del 2016 diretto da Colm McCarthy e tratto dal romanzo di Mike Carey, che ha anche curato la sceneggiatura. Un film che ribalta gli schemi classici del genere zombie per esplorare territori più complessi, dove la linea tra umano e mostro diventa pericolosamente sfumata. La storia ci porta in un mondo assediato dai morti viventi, o meglio, da "affamati" - esseri umani trasformati da un fungo parassita in creature feroci mosse esclusivamente dall'istinto di nutrirsi di carne umana. Ma esiste un'eccezione inquietante: alcuni bambini sono stati contagiati dal fungo ma mantengono intatta la loro intelligenza e personalità, a patto di essere nutriti regolarmente. Sono loro la chiave per comprendere l'infezione e, forse, per sconfiggerla.

Al centro della narrazione c'è Melanie, interpretata dalla giovane Sennia Nanua in una prova d'attore straordinaria per la sua età. Melanie è una bambina di dodici anni detenuta in una base militare insieme ad altri bambini come lei, utilizzati come cavie per la ricerca scientifica. Ogni mattina viene legata a una sedia a rotelle, immobilizzata con cinghie e museruola, e portata in un'aula dove riceve lezioni di matematica, letteratura e storia. Perché anche se il suo corpo ospita un parassita letale, la sua mente è quella di una ragazzina curiosa, intelligente e sensibile. Ad accudirla, con sfumature diverse di affetto e pragmatismo, ci sono tre figure adulte che rappresentano altrettanti approcci alla crisi: Helen Justineau, l'insegnante dal volto di Gemma Arterton che tratta i bambini con empatia e umanità, rifiutandosi di vederli solo come esperimenti; la dottoressa Caroline Caldwell, interpretata da Glenn Close, scienziata pragmatica e ossessionata dalla ricerca di un vaccino, disposta a sacrificare i bambini per il bene superiore dell'umanità.

Il sergente Eddie Parks, infine, con i tratti ruvidi di Paddy Considine, militare disilluso che considera quei bambini solo una minaccia da contenere. Quando la base viene assaltata dagli affamati e il gruppo è costretto a fuggire attraverso Londra in rovina, Melanie si ritrova fuori dalla sua cella per la prima volta. È qui che il film mostra la sua vera natura: non un semplice survival horror, ma una riflessione sulla natura dell'umanità, sull'evoluzione e sul diritto alla vita. Melanie deve dimostrare di poter controllare i suoi istinti predatori, mentre gli adulti devono fare i conti con le proprie paure e pregiudizi. La regia di Colm McCarthy costruisce un'atmosfera claustrofobica e opprimente, alternando momenti di tensione pura a sequenze più intimiste che esplorano il rapporto tra Melanie e i suoi "tutori". La fotografia di Simon Dennis dipinge una Londra post-apocalittica invasa dalla natura, dove il fungo parassita ha trasformato il paesaggio urbano in una giungla aliena e inquietante. Le scene d'azione sono calibrate con precisione, mai fini a se stesse, sempre al servizio della storia e dello sviluppo dei personaggi.

Il cast è uno dei punti di forza del film. Gemma Arterton porta sullo schermo un'umanità genuina, incarnando la difficile posizione di chi cerca di preservare la compassione in un mondo che non ne lascia spazio. Glenn Close, con la sua presenza magnetica, costruisce un personaggio ambiguo: la dottoressa Caldwell non è un villain classico, ma una donna che ha fatto scelte impossibili di fronte a una catastrofe senza precedenti. Paddy Considine offre profondità a un ruolo che sulla carta potrebbe sembrare stereotipato, mostrando la graduale evoluzione di un uomo costretto a ripensare le proprie certezze. Ma è Sennia Nanua a rubare letteralmente la scena. Il suo ritratto di Melanie bilancia perfettamente innocenza infantile e pericolosità latente, creando un personaggio impossibile da dimenticare. Negli occhi di questa ragazzina si legge la fame che potrebbe scatenarsi in qualsiasi momento, ma anche la disperata voglia di essere accettata, di dimostrare che merita di esistere nonostante quello che è.

Uscito nel 2016, The Girl with All the Gifts si è ritagliato uno spazio particolare nell'affollato panorama degli zombie movie contemporanei, distinguendosi per intelligenza e originalità. È un'opera che usa l'horror come lente attraverso cui osservare l'umanità nel suo momento più buio, quando le scelte sono impossibili e ogni decisione ha conseguenze devastanti. Per chi cerca un horror che vada oltre i jumpscare e le scene splatter, per chi apprezza narrazioni stratificate che mescolano generi diversi, The Girl with All the Gifts rappresenta una visione imperdibile. Un film che resta impresso non per la violenza delle sue scene, ma per la forza delle sue domande e per il ritratto indimenticabile di una bambina che è contemporaneamente la malattia e la possibile cura, il mostro e l'ultima speranza di salvezza.

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