Harry Potter: perché l'espansione della storia dei Malfoy potrebbe mettere a rischio la serie HBO

La serie HBO di Harry Potter espande il ruolo dei Malfoy nella prima stagione, ma questa scelta rischia di condannare il progetto prima della sua conclusione.

Condividi

La nuova serie HBO dedicata a Harry Potter si preannuncia come un evento televisivo di portata storica. Un remake che promette di correggere gli errori dei film, di espandere ciò che le pellicole hanno dovuto sacrificare, di dare finalmente vita a quell'universo narrativo che milioni di lettori hanno amato nelle pagine dei libri di J.K. Rowling. Eppure, prima ancora del debutto previsto per il 2026, sul progetto aleggia già un'ombra di preoccupazione. Non per la qualità del cast, né per la regia o la fedeltà alla fonte originale. Il problema è più sottile, più strutturale, e riguarda una scelta che in teoria dovrebbe essere un punto di forza: l'espansione della storia dei Malfoy.

Secondo quanto emerso da fonti vicine alla produzione, la prima stagione dello show darà spazio significativamente maggiore a Lucius e Draco Malfoy rispetto a quanto accadeva in Harry Potter e la Pietra Filosofale. Nel primo libro della saga, Lucius è una presenza quasi fantasma, un nome citato più che un personaggio attivo. Nel primo film della serie originale diretto da Chris Columbus non compare affatto. HBO ha invece deciso di dargli un ruolo centrale fin da subito. Parallelamente, anche Draco Malfoy vedrà ampliarsi il proprio spazio narrativo, con diverse scene ambientate nella sua casa, lontano da Hogwarts, che mostreranno la sua vita familiare e le dinamiche interne alla casata dei Malfoy.

Harry Potter - Warner Bros.



L'intento è chiaro e, va detto, artisticamente interessante. Invece di concentrarsi unicamente sulla prospettiva di Harry Potter, lo show vuole adottare un approccio più corale, quasi alla Game of Thrones. L'obiettivo è dare profondità a personaggi che nei film erano poco più che antagonisti monodimensionali. Draco, in particolare, potrebbe beneficiare enormemente di questo trattamento. Mostrare il peso delle aspettative familiari, la pressione psicologica di crescere in una famiglia di Mangiamorte, il conflitto interno tra ciò che gli viene insegnato e ciò che potrebbe sentire dentro potrebbe trasformarlo da semplice bullo scolastico a personaggio tragicamente umano. Un'operazione che, se ben eseguita, potrebbe pagare dividendi enormi nelle stagioni successive, quando il suo arco narrativo si farà più complesso e moralmente ambiguo.

Ma c'è un rovescio della medaglia, ed è qui che nasce il problema. Ogni minuto dedicato a espandere la storia dei Malfoy, ogni scena che esplora prospettive alternative, ogni deviazione dalla trama centrale per approfondire il background di personaggi secondari si traduce in una cosa: più episodi, più tempo, più stagioni necessarie per completare la narrazione. E nell'era dello streaming, dove anche le serie più amate faticano a superare le tre stagioni, dove i budget vengono tagliati senza pietà e le cancellazioni premature sono la norma più che l'eccezione, questo è un rischio concreto e pericoloso.

Consideriamo i numeri. La serie HBO ha pianificato di adattare un libro per stagione. Sette libri significano sette stagioni, un impegno già di per sé straordinario in un panorama televisivo dove arrivare alla quinta stagione è un lusso riservato a pochi eletti. Ma se ogni stagione inizia a espandere il materiale originale, ad aggiungere sottotrame, a sviluppare personaggi che nei libri erano marginali, il numero di episodi per stagione potrebbe lievitare. E se lievitano gli episodi, lievitano i costi. E se lievitano i costi, HBO potrebbe trovarsi a dover scegliere tra investire cifre sempre più astronomiche o chiudere anticipatamente il progetto.

C'è poi una questione di ritmo narrativo. Harry Potter e la Pietra Filosofale è un libro relativamente snello, che introduce il mondo magico attraverso gli occhi di un undicenne. Aggiungere troppe sottotrame adulte, troppi punti di vista alternativi, rischia di appesantire una storia che funzionava proprio perché era lineare, immediata, focalizzata. I libri successivi diventano naturalmente più complessi, più stratificati, più adatti a un approccio corale. Ma nella prima stagione, quando si deve ancora costruire il mondo e far affezionare il pubblico ai protagonisti principali, diluire l'attenzione potrebbe essere controproducente.

Il paradosso è evidente: ciò che rende questo progetto ambizioso e potenzialmente superiore ai film potrebbe essere anche la sua più grande debolezza. L'industria televisiva contemporanea non è gentile con i progetti a lungo termine. Vuole risultati rapidi, metriche positive, giustificazioni continue per ogni dollaro speso. Un racconto che necessita di sette stagioni per essere completato, e che potrebbe richiederne anche di più se si continua ad aggiungere materiale, è una scommessa enorme. E le scommesse enormi, nella Hollywood di oggi, raramente vengono portate a termine quando le cose si complicano.

Resta da vedere se HBO avrà il coraggio e la lungimiranza di proteggere questo progetto, di dargli il tempo necessario per svilupparsi completamente, di resistere alle pressioni economiche che inevitabilmente arriveranno. La casa di produzione ha una storia di supporto a progetti ambiziosi, da The Wire a Game of Thrones, ma anche di decisioni brutali quando i numeri non quadrano. Harry Potter ha dalla sua parte un brand globale, una base di fan sconfinata, un potenziale commerciale quasi illimitato. Ma avrà anche costi di produzione proporzionali, aspettative altissime e la necessità di mantenere interesse e qualità per almeno sette anni, se non di più.

L'espansione del ruolo dei Malfoy è solo il primo segnale di questa filosofia produttiva. Potrebbe essere il primo di molti. E se ogni stagione aggiungerà nuove prospettive, nuove sottotrame, nuovi approfondimenti, il rischio di non vedere mai Voldemort sconfitto, di non arrivare mai alla battaglia di Hogwarts, di non completare mai il viaggio di Harry Potter diventa sempre più concreto. Non perché la serie sia cattiva, ma perché l'industria televisiva moderna non è costruita per sostenere narrazioni così lunghe e ambiziose. E questa, forse, è la vera tragedia.

Fonte / ScreenRant.com
Continua a leggere su BadTaste