Harry Styles su Netflix per Nolan, nella performance che ha sorpreso anche i critici più scettici
Questo film di Nolan è un'esperienza cinematografica su Netflix. Analisi del film di guerra che ridefinisce il genere con audio immersivo e tensione pura.
Christopher Nolan non ha mai fatto un film come Dunkirk. E questo è tutto dire, considerando che stiamo parlando del regista che ci ha regalato la trilogia del Cavaliere Oscuro, Inception e Interstellar. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di diverso, di più essenziale, di tremendamente fisico. Dunkirk, disponibile su Netflix, è un thriller di guerra che ti prende allo stomaco e non ti molla per 107 minuti di pura tensione, raccontando uno degli episodi più drammatici della Seconda Guerra Mondiale con un approccio cinematografico che ridefinisce i confini del genere bellico. Tra il 26 maggio e il 4 giugno del 1940, circa 400.000 soldati alleati – britannici, francesi, belgi e canadesi – si trovarono intrappolati sulle spiagge di Dunkerque, circondati su tutti i fronti dall'esercito tedesco.
L'Operazione Dynamo fu il disperato tentativo di evacuazione che trasformò una disfatta militare in qualcosa che si avvicinò al miracoloso. È questa la storia che Nolan porta sullo schermo, ma lo fa in un modo che solo lui poteva concepire. Il regista costruisce la narrazione su tre linee temporali distinte che si intrecciano con precisione chirurgica. C'è la prospettiva sulla terraferma, che si sviluppa nell'arco di una settimana, seguendo i soldati Tommy (Fionn Whitehead) e Alex (Harry Styles) nella loro disperata lotta per sopravvivere e lasciare quella spiaggia maledetta. C'è il mare, con un arco temporale di un giorno, dove il marinaio civile Mr. Dawson (Mark Rylance) e suo figlio Peter (Tom Glynn-Carney) rispondono alla chiamata della Marina per partecipare all'evacuazione.E infine c'è l'aria, condensata in un'ora di puro adrenalina, dove i piloti della Royal Air Force come Farrier (Tom Hardy) ingaggiano duelli aerei con i bombardieri tedeschi per proteggere chi sta sotto. Questa struttura non è un vezzo stilistico fine a sé stesso. Serve a moltiplicare la tensione, a creare un senso di urgenza stratificato dove il tempo stesso diventa un nemico tangibile quanto i nazisti. Quando le tre linee narrative convergono, lo fanno in modi che illuminano i temi centrali del film: il sacrificio personale, l'eroismo ordinario di gente comune, e l'idea che in tempo di guerra, a volte, semplicemente sopravvivere è già una vittoria.
Il sistema audio potenziato delle sale IMAX trasforma Dunkirk in qualcosa di fisicamente devastante. Gli effetti sonori sono taglienti, scricchiolanti, ti arrivano da tutte le direzioni. E poi c'è la colonna sonora di Hans Zimmer, un capolavoro di ambient minaccioso costruito letteralmente attorno al ticchettio di un orologio. Quel suono costante, quasi subliminale, alimenta l'ansia che pervade ogni singola scena. Gli effetti audio sono importanti quanto le immagini grandiose, forse anche di più. Certo, come già successo con Interstellar, c'è qualche problema nel bilanciare i dialoghi con gli altri effetti sonori, ma complessivamente rappresenta un miglioramento netto per le produzioni ad alto budget di Nolan.
E a proposito di dialoghi: ce ne sono pochissimi. Niente filosofeggiare, niente lunghe conversazioni esistenziali come quelle che popolavano i suoi film precedenti. Dunkirk è essenzialmente una corsa contro il tempo ininterrotta, e non c'è spazio per chiacchiere. Questo significa anche che lo sviluppo dei personaggi è ridotto all'osso. Eppure il cast riesce a dare profondità e umanità anche a figure appena abbozzate. Le performance sono uniformemente solide. Mark Rylance, premio Oscar, porta la sua consueta maestria discreta. Cillian Murphy, collaboratore di lunga data di Nolan, consegna un ritratto toccante di un soldato traumatizzato. Ma le vere sorprese arrivano dai nuovi arrivati. Fionn Whitehead, al suo debutto cinematografico, tiene lo schermo con naturalezza.
E poi c'è Harry Styles. Sì, proprio lui, il membro degli One Direction. E indovinate un po': è convincente. La sua interpretazione è genuina, naturale, priva di qualsiasi autocompiacimento. Dimostra che può recitare, punto. Tom Hardy, invece, fa quello che ormai è diventato il suo marchio di fabbrica nei film di Nolan: consegnare una performance espressiva anche con il volto coperto per gran parte del tempo. Dunkirk, per la realizzazione del quale Nolan si è confrontato con Spielberg, rappresenta un salto di qualità per Nolan sul piano della maestria tecnica, ma anche un ritorno a una narrazione più asciutta rispetto ai suoi blockbuster più recenti, senza però sacrificare l'ambizione tematica o l'intelligenza della struttura. È un film praticamente privo di sangue – da qui il rating PG-13 – ma non fatevi ingannare: è genuinamente intenso, un'esperienza immersiva e disturbante che vi farà sentire come se foste davvero stati in una battaglia della Seconda Guerra Mondiale.