Mike Flanagan trasforma l'horror in una storia d'amore tragica, in questa indimenticabile serie Netflix
Dopo 6 anni, questa serie su Netflix resta indimenticabile. Analisi del progetto di Mike Flanagan che ha trasformato l'horror in una storia d'amore tragica.
Sei anni. Sono passati anni dall'uscita di The Haunting of Bly Manor, la seconda antologia horror di Mike Flanagan per Netflix, eppure il ricordo di Dani e Jamie continua a riemergere con una forza emotiva che pochi altri prodotti della piattaforma possono vantare. Non è la serie migliore del regista, questo è un dato di fatto che anche i fan più accaniti faticano a contestare. The Haunting of Hill House rimane probabilmente la migliore serie horror mai realizzata per la televisione, un capolavoro autoconcluso che ha saputo trasformare il romanzo di Shirley Jackson in qualcosa di nuovo e straordinario. Eppure Bly Manor, con tutti i suoi difetti strutturali e le sue ambizioni narrative a volte troppo ambiziose, possiede qualcosa che le altre opere di Flanagan non hanno.
Una tragedia romantica così devastante da installarsi permanentemente nella memoria emotiva di chi l'ha vista, come un fantasma che non trova pace. E forse è proprio questo il punto: mentre Hill House ci ha regalato una famiglia disfunzionale che impara a perdonarsi, Bly Manor ci ha lasciato con un amore condannato fin dall'inizio, una storia che non poteva avere lieto fine. L'adattamento del classico di Henry James The Turn of the Screw presentava sfide narrative enormi. La novella originale gioca sulla ambiguità: i bambini sono davvero posseduti dai fantasmi del giardiniere Peter Quint e della governante Miss Jessel, o è tutto nella mente disturbata della protagonista? Questa incertezza rappresenta il cuore pulsante dell'opera di James, un'inquietudine che pervade ogni pagina senza mai risolversi. Flanagan, dovendo riempire nove episodi, ha fatto una scelta precisa: i fantasmi di Bly Manor sono reali, tangibili, e la loro presenza non è questione di interpretazione.Questa decisione ha permesso al regista di costruire una struttura narrativa complessa, fatta di flashback, flash-forward, personaggi che non sanno di essere morti e una presenza spettrale tanto terrificante quanto tragica che dimora nelle profondità della tenuta. Victoria Pedretti, che aveva già brillato in Hill House, torna nei panni di Dani, una donna segnata dal lutto che accetta l'incarico di governante in una remota villa inglese. Lì incontra Jamie, la giardiniera sarcastica e disincantata interpretata con maestria da Amelia Eve, e tra le due nasce una connessione che diventerà il vero cuore pulsante della serie. Ma è proprio qui che The Haunting of Bly Manor si distingue dal suo predecessore, nel bene e nel male. Dove Hill House manteneva un equilibrio perfetto tra orrore soprannaturale e dramma familiare, Bly Manor sacrifica parte della sua efficacia horror per concentrarsi sulla relazione tra Dani e Jamie.
Il risultato è una serie che non spaventa quanto Hill House, ma che colpisce in modo diverso, più profondo e personale. Il finale, divisivo all'epoca dell'uscita e ancora oggi oggetto di dibattito, rimane emotivamente devastante anche dopo anni. La scelta di ambientare la storia nell'Inghilterra degli anni Ottanta, fedele alla fonte originale, porta con sé alcune problematiche che la critica non ha mancato di sottolineare. Il personaggio di Peter Quint, in particolare, viene trasformato in un villain monodimensionale che incarna gli stereotipi negativi sulla classe operaia inglese, perdendo tutta la complessità morale che caratterizzava l'originale di James. Anche la protagonista, nella novella una figura profondamente turbata e ambigua, viene appiattita in una eroina più convenzionale. Questo è forse il limite maggiore di Bly Manor: nel tentativo di costruire una storia d'amore tragica e universale, Flanagan ha sacrificato parte di quella ambiguità morale che rendeva Hill House così sfaccettata.
Eppure, nonostante i difetti strutturali e narrativi ampiamente riconosciuti, The Haunting of Bly Manor continua a vivere nella memoria collettiva con una persistenza che sfida la logica. Forse è proprio l'imperfezione a renderla così umana, così vicina. La storia di Dani e Jamie non è perfetta, proprio come non lo era la loro relazione, nata in circostanze impossibili e destinata a un epilogo straziante. È un amore che vive nell'ombra, letteralmente e metaforicamente, e che proprio per questo risulta più autentico di tante narrazioni romantiche patinate. Midnight Mass, The Midnight Club e La caduta della casa degli Usher hanno tutti i loro meriti distintivi. Ma nessuno di questi ha la stessa risonanza emotiva prolungata di Bly Manor, quella capacità di riemergere nei pensieri anche anni dopo l'ultima visione.