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Matt Groening ha creato la sua serie migliore nel 2018 (ma nessuno se n'è accorto) ed è su Netflix

Su Netflix, la serie di Matt Groening sottovalutata. Scopri perché questa serie fantasy animata su Netflix merita più attenzione di Simpsons e Futurama.

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Viviamo in un mondo fortunato, perché Matt Groening continua a creare arte. Da decenni ci regala serie che hanno segnato intere generazioni: The Simpsons, che sta per raggiungere l'incredibile traguardo della trentacinquesima stagione, e Futurama, tornato in vita per la seconda volta dopo anni di limbo. Ma c'è una terza creatura nell'universo di Groening che merita attenzione, forse più delle altre. Si chiama Disincanto, è su Netflix e se non ne hai mai sentito parlare o l'hai ignorata fino ad ora, è arrivato il momento di rimediare. Disincanto ha debuttato su Netflix nell'agosto 2018, quasi trent'anni dopo la prima puntata di The Simpsons.

Ambientata in un'epoca medievale fantastica, la serie segue le avventure di Bean, principessa ribelle del regno di Dreamland, accompagnata da Elfo, un mezzo elfo goffo e ottimista, e Luci, un demone felino portatore di caos. Il cast vocale include Eric André nel ruolo di Luci e Abbi Jacobson come Bean, e già questo dovrebbe bastare per attirare l'attenzione. Eppure, nonostante le credenziali impeccabili, Disincanto non ha mai goduto della stessa fama delle sue sorelle maggiori? La ragione è semplice: questa serie non è quello che ti aspetti da Matt Groening. E questa è esattamente la sua forza. Fin dalla fine degli anni Settanta, Groening ha costruito il suo impero creativo partendo dalla striscia a fumetti underground Life in Hell, che gli è valsa l'attenzione del leggendario produttore James L. Brooks.

Da quella collaborazione è nato il fenomeno culturale dei Simpsons, una serie che ha ridefinito il concetto stesso di animazione per adulti e che continua a far parte del tessuto culturale americano (e mondiale) più di qualsiasi monumento nazionale. Nel 1999, insieme a David X. Cohen, Groening ha lanciato Futurama, portando il suo stile inconfondibile nel futuro e conquistando una fan base devota che ha letteralmente resuscitato la serie più volte. Ma Disincanto rappresenta qualcosa di diverso. È la distillazione più pura dello spirito creativo di Groening, libero dai compromessi e dalle aspettative accumulate in decenni di successi. Sviluppata insieme a Josh Weinstein, la serie mantiene il design caratteristico dei personaggi di Groening – le linee semplici, gli occhi grandi, le bocche espressive – ma li porta in un contesto che permette al creatore di esplorare territori narrativi completamente nuovi.

A differenza di The Simpsons e Futurama, che seguono una struttura episodica in cui ogni puntata racconta una storia autoconclusiva, Disincanto abbraccia la narrazione serializzata. Ogni episodio si collega al successivo, costruendo una trama complessa che si sviluppa attraverso le stagioni. Questo approccio permette agli autori di costruire veri archi narrativi per i personaggi, di dare loro profondità e crescita, cosa che le serie episodiche tradizionali faticano a realizzare. C'è un altro elemento che distingue Disincanto: non è principalmente una comedy. È una serie fantasy che capita di essere anche molto divertente. La differenza è sostanziale. Mentre The Simpsons e Futurama costruiscono episodi attorno a setup comici, Disincanto sviluppa prima la storia, i personaggi, il mondo, e poi intreccia l'umorismo in modo organico.

Questo la rende più simile al revival di Futurama, quando momenti drammatici e sviluppi emotivi divennero essenziali quanto le risate. E poi c'è l'animazione. In un'epoca in cui molte serie animate si affidano a cicli di animazione ripetitivi e statici, Disincanto dimostra una dedizione alla creazione di un mondo visivamente ricco e credibile. Ogni inquadratura è curata, il regno di Dreamland sembra vivo, vissuto, con dettagli che cambiano e si evolvono. È un lavoro che ricorda gli sforzi di Groening nei primi anni di The Simpsons, quando ogni episodio era un'opera d'arte in movimento.

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