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I Me contro Te finiscono in tribunale, accuse di danni ai minori: cos'è successo

Me contro Te a processo per pratiche commerciali scorrette verso minori: pubblicità occulta, violazioni privacy e vendite senza trasparenza su sito e app.

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La coppia di creator digitali più seguita dai bambini italiani finisce in tribunale. Luigi Calagna e Sofia Scalia, in arte Me contro Te, sono nel mirino di Consumerismo No Profit, l'associazione indipendente dei consumatori che il 14 settembre 2026 ha depositato un ricorso presso il tribunale di Palermo, Sezione specializzata in materia di impresa. L'accusa è pesante: pratiche commerciali scorrette ai danni dei minori, pubblicità occulta e violazioni sistematiche delle normative sulla privacy dei bambini.

Con 7,31 milioni di iscritti su YouTube, 1,6 milioni di follower su Instagram e 3,5 milioni su TikTok, i Me contro Te hanno costruito un impero digitale che parla direttamente a un pubblico di bambini e preadolescenti. Ma dietro i video colorati, le sfide e i personaggi amati dai più piccoli, secondo Consumerismo si nasconderebbe un sistema commerciale progettato per spingere i minori agli acquisti, senza le necessarie trasparenze e tutele.

Al centro della contestazione ci sono il sito web e l'app omonima, descritti dall'associazione come ambienti di intrattenimento costruiti appositamente per i più giovani. All'interno di questi spazi digitali, senza alcuna separazione dai contenuti ludici, è collocata una sezione denominata "Negozio" con la call to action imperativa "Vai allo shop!", che rimanderebbe direttamente a uno storefront Amazon con link di affiliazione. Non un dettaglio marginale: nel menu principale, che ha solo tre voci, "Negozio" occupa la prima posizione.

La pratica commerciale viene definita aggressiva nel ricorso: un'esortazione diretta all'acquisto rivolta a bambini che navigano in quello che credono essere un ambiente di puro intrattenimento. Ma le criticità non finiscono qui. Secondo Consumerismo, mancherebbero completamente le informazioni essenziali per qualsiasi transazione commerciale: chi sia il venditore effettivo, la natura affiliata del link, le condizioni di vendita, garanzia, recesso e assistenza. Una pratica ingannevole per omissione che lascia i giovanissimi utenti, e i loro genitori, completamente al buio.

La commistione tra intrattenimento e inviti commerciali, senza alcuna demarcazione chiara, configura quello che l'associazione definisce pubblicità occulta. I bambini, attratti dai video e dai giochi dei loro beniamini, verrebbero condotti quasi per mano verso un negozio online senza nemmeno rendersi conto del passaggio da contenuto a commercio.

L'opacità non riguarda solo la parte commerciale. L'identità societaria stessa appare confusa: il sito web riporta tre denominazioni diverse – Me Contro Te nel footer, Pandacorno s.r.l.s. nella privacy policy del sito, Me Contro Te S.r.l. nella privacy dell'app – e due sedi legali distinte, una a Partinico e l'altra a Marsala, pur trattandosi della stessa partita Iva. Una nebulosa societaria che rende difficile per i consumatori capire con chi stanno effettivamente interagendo.

Le violazioni più gravi riguardano però la privacy dei minori. Il cookie banner, elemento obbligatorio per legge, presenta un consenso ottenuto tramite semplice scrolling della pagina, con la dicitura "Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice". Sarebbe presente solo il tasto "Ok", nessuna opzione "Rifiuta" di pari evidenza, come invece richiesto dalle normative europee.

Le richieste al tribunale sono dettagliate e mirano a una trasformazione radicale delle piattaforme. Consumerismo chiede ai giudici di accertare le violazioni contestate, ordinandone la cessazione immediata con divieto di reiterazione, e di disporre la conformazione di sito e app entro 30 giorni. Il ricorso solleva questioni che vanno ben oltre il singolo caso, soprattutto considerando il recente matrimonio da record. Nell'era dell'influencer marketing rivolto ai minori, dove i confini tra contenuto e pubblicità si fanno sempre più labili, la causa potrebbe rappresentare un precedente importante per definire regole più stringenti a tutela dei bambini nel mondo digitale. La decisione del tribunale di Palermo sarà osservata con attenzione non solo dalle associazioni dei consumatori, ma da tutto il settore dei creator digitali che operano con un pubblico di giovanissimi.

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