Il film su Netflix con Clooney e Sandler che mostra perché le star vivono senza conseguenze
Questo film con George Clooney dimostra che Hollywood ha esaurito le storie su sé stessa. Analisi del film Netflix e della deriva autoreferenziale del cinema.
Jay Kelly, l'ultimo lavoro di Noah Baumbach con George Clooney e Adam Sandler, arriva su Netflix come il tassello di un mosaico più complesso. Il film, pur acclamato dalla critica, solleva una questione fondamentale: siamo davvero sicuri che Hollywood abbia ancora qualcosa di interessante da dirci su se stessa? George Clooney interpreta il personaggio che dà il titolo al film, una megastar del cinema che potrebbe essere una versione alternativa di se stesso, proprio come Adam Sandler fece nel 2009 con Funny People. Jay Kelly condivide con Clooney molti tratti: entrambi provengono dal Kentucky, vantano carriere straordinarie attraverso ogni genere cinematografico, continuano a essere richiestissimi anche oltre i sessant'anni. Le differenze esistono, certo.
Quello che sembrava un pacifico scambio tra vecchi compagni si trasforma in una rissa da strada, immortalata dal video di un passante. Quell'immagine diventa la spada di Damocle che incombe sul resto del film, una minaccia alla carriera immacolata di Kelly. Il secondo evento si verifica quando Jay decide sostanzialmente di pedinare sua figlia Daisy durante il suo viaggio in Europa con le amiche, accettando malvolentieri un premio alla carriera da un festival cinematografico in Toscana. Durante il tragitto in treno, in mezzo a quella che il film ritrae come gente comune, Jay diventa improvvisamente un eroe. Un uomo ruba la borsa di un'anziana signora, tira il freno d'emergenza del treno in corsa e scappa con il bottino.
Una dinamica piuttosto assurda, va detto: chi mai ruberebbe una singola borsa per poi fermare un treno in movimento? Eppure Jay lo insegue, recupera la borsa e conquista definitivamente il cuore della gente del popolo. Arrivato a destinazione, riceve un'accoglienza trionfale. Gli portano persino una fetta di cheesecake, presente da anni nei suoi rider contrattuali, anche se in realtà la odia. Durante la cena che precede il tributo, mentre Jay e suo padre tengono banco con aneddoti e storie, gli altri commensali iniziano a guardare i loro telefoni con espressioni eloquenti. Quello è uno dei momenti più brillanti del film, un crescendo di tensione palpabile. Immediata l'associazione: Tim ha parlato con la stampa, ha rivelato tutto. Quel senso di rovina imminente permea la scena in modo straordinario, fino alla rivelazione della verità. Non si tratta dello scandalo della rissa, ma della notizia dell'eroismo di Jay sul treno, che consolida ulteriormente la sua immagine di brava persona.
Jay Kelly, pur tecnicamente ben fatto e sostenuto da interpretazioni di livello, rappresenta l'ennesima conferma che Hollywood ha esaurito le cose interessanti da dire su se stessa. Continua a raccontarsi, a scrutarsi, a celebrarsi, ma il risultato finale è sempre lo stesso: un sistema che si autoassolve, che trasforma anche la critica in un ulteriore esercizio di stile, che confonde l'introspezione con il cambiamento reale. Forse è arrivato il momento che l'industria cinematografica smetta di guardarsi allo specchio e torni a guardare il mondo là fuori, dove le conseguenze esistono davvero e le storie hanno ancora qualcosa da insegnare.