Megan Fox su Netflix, nel film che in cui è passata dal flop al rappresentare un'icona femminista
Da flop del 2009 a cult femminista. Come il film con Megan Fox è divenuto manifesto queer e simbolo post-MeToo grazie a social media e nuova critica.
Dieci anni sono un'eternità nel cinema. Sufficienti per trasformare un fallimento commerciale in un oggetto di culto, un film dimenticato in un manifesto generazionale. È esattamente quello che è successo a Jennifer's Body, l'horror-comedy del 2009 disponibile su Netflix diretto da Karyn Kusama e scritto da Diablo Cody, con Megan Fox nel ruolo di una liceale che letteralmente mangia uomini. Quando il film debuttò nelle sale nel settembre 2009, il verdetto fu spietato. La critica, composta prevalentemente da uomini bianchi di mezza età, bocciò senza appello questo teen horror al femminile: su Rotten Tomatoes si fermò a un misero 44 per cento di gradimento. Il pubblico rimase a casa.
Credendo erroneamente che Jennifer sia vergine, i musicisti la offrono in sacrificio, ma il rituale va storto: Jennifer diventa un succube, una creatura che si nutre letteralmente di uomini. Solo l'amore della sua migliore amica può fermarla. Il primo grande problema del film fu il marketing. La 20th Century Fox, lo studio distributore, decise di puntare tutto sulla sex appeal di Megan Fox. Il poster mostrava l'attrice in uniforme da cheerleader, uno sguardo ammiccante. Il trailer enfatizzava il bacio saffico tra le due protagoniste, giocando la carta del lesbian-baiting per attirare adolescenti maschi ed eterosessuali. Ma il film che si trovavano davanti nelle sale era tutt'altro: acido, tagliente, femminista fino al midollo.
Questa discrepanza tra aspettative e realtà fu letale. Gli spettatori che cercavano un teen horror sexy rimasero delusi. Quelli che avrebbero potuto apprezzarne l'intelligenza e la satira non entrarono mai in sala, perché il marketing li aveva esclusi dal target. Kusama e Cody hanno ammesso in interviste recenti che lo studio andò deliberatamente contro le loro indicazioni, scegliendo una strategia promozionale che tradiva l'anima del progetto. Le conseguenze furono pesanti per tutte le coinvolte. Diablo Cody, fresca di Oscar per Juno, fu attaccata su Twitter da critici che consideravano i suoi dialoghi artificiosi e insopportabili. Megan Fox venne simultaneamente sessualizzata dai media, in un esempio perfetto della misoginia sistemica di Hollywood.
Gli elementi che nel 2009 erano stati giudicati come difetti sono stati rivalutati come punti di forza. I dialoghi taglienti e artificiali di Cody? Oggi sono diventati la norma in molte serie tv teen, da Euphoria a The End of the F***ing World. La mancanza di vere scene spaventose? È stata riconosciuta per quello che era: una scelta consapevole di horror-comedy, non un fallimento nel creare tensione. I personaggi maschili bidimensionali e poco sviluppati? Sono parte integrante dell'agenda femminista del film, che mette gli uomini ai margini perché la storia vera è quella tra Needy e Jennifer. Nel contesto post-MeToo, Jennifer's Body assume una risonanza completamente nuova. È un film su una donna forte che si riprende il potere, che punisce uomini stupidi, che rifiuta di essere vittima.