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Il miglior adattamento di un romanzo di Stephen King non è un horror (e sta per lasciare Netflix)

Il miglio verde è il miglior adattamento di Stephen King: un capolavoro drammatico che va oltre l'horror, esplorando giustizia, moralità e umanità con Tom Hanks.

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Per oltre cinquant'anni, Stephen King ha dominato incontrastato il regno del terrore letterario, guadagnandosi il titolo di Re dell'horror. Ma chi conosce davvero la sua opera, chi va oltre le letture occasionali e i blockbuster cinematografici, sa che King è molto più di questo. Il suo talento non si limita a terrorizzare i lettori con creature soprannaturali e incubi notturni: sa anche commuoverli fino alle lacrime con storie di straordinaria profondità emotiva.

Tra tutti gli adattamenti cinematografici tratti dalle sue opere, uno in particolare spicca non solo come il preferito di molti fan, ma anche come uno dei favoriti dello stesso autore. Stiamo parlando de Il miglio verde, la trasposizione del 1999 diretta da Frank Darabont, che è riuscita a catturare perfettamente lo spirito e il tono della novella originale. Non si tratta semplicemente di uno dei migliori film di Stephen King: è uno degli ultimi grandi capolavori del ventesimo secolo.

Il film di Darabont continua a funzionare in modo impeccabile, riducendo in lacrime ogni nuovo spettatore che si avvicina alla storia di Paul Edgecomb e John Coffey. Sebbene il precedente lavoro del regista con King, Le ali della libertà, non avesse ottenuto il successo al botteghino che meritava, Il miglio verde ha saputo conquistare il pubblico diventando un vero e proprio fenomeno commerciale. È una di quelle rare trasposizioni letterarie capace di soddisfare ed emozionare chiunque, che abbia letto o meno il libro originale.

Ambientato durante la Grande Depressione, il film segue Tom Hanks nei panni di Paul Edgecomb, una guardia del braccio della morte la cui vita viene per sempre trasformata dall'incontro con John Coffey, interpretato dall'indimenticabile Michael Clarke Duncan. Coffey è un uomo imponente, una vera e propria montagna di muscoli, condannato per il duplice omicidio di due bambine. Ma dietro quell'aspetto intimidatorio si nasconde un'anima dall'innocenza quasi infantile e, soprattutto, un dono soprannaturale: la capacità di guarire.

Mentre Paul e le altre guardie assistono ai miracoli salvavita compiuti da Coffey, cominciano a nutrire seri dubbi sulla legittimità della sua condanna, proprio mentre la data dell'esecuzione si avvicina inesorabilmente. Sotto la direzione di Darabont, sebbene la storia si addentri più profondamente nel territorio del fantastico rispetto a Le ali della libertà, tutte le qualità migliori del regista e dello scrittore emergono nella loro pienezza.

Il libro racconta la stessa storia profondamente commovente, ma la versione cinematografica sfrutta ogni risorsa del medium per amplificarne l'impatto. La fotografia di David Tattersall cattura una bellezza malinconica e struggente, mentre la colonna sonora di Thomas Newman raggiunge vette emozionali difficilmente replicabili. E poi ci sono le interpretazioni: Tom Hanks e il compianto Michael Clarke Duncan offrono forse le migliori performance delle loro carriere, insieme a un cast stellare che include David Morse, Doug Hutchison e Michael Jeter.

Quello che potrebbe sorprendere molti, tuttavia, è che l'ispirazione per Il miglio verde, pur non essendo personale, deriva da eventi realmente accaduti. Il personaggio di John Coffey fu fortemente influenzato dal caso di George Stinney Jr., un ragazzo afroamericano che nel 1944 divenne la persona più giovane a ricevere la pena di morte negli Stati Uniti, giustiziato a soli 14 anni dopo essere stato ritenuto colpevole dell'omicidio di due ragazze bianche in South Carolina.

La storia stessa, pur essendo una meditazione agrodolce sulla vita e sui dilemmi etici che le forze dell'ordine possono affrontare, costituisce anche un profondo commento sull'ingiustizia. King, che ha apprezzato questo adattamento (e che ha oggi un rapporto più sereno con le trasposizioni su schermo dei suoi romanzi), offre una critica feroce delle falle del sistema giudiziario, della crudeltà della pena di morte e delle questioni di pregiudizio razziale che permeano entrambi.

Usare una tragedia reale come base per la storia e per uno dei suoi personaggi più memorabili rappresenta di per sé una forma di giustizia postuma, portando l'attenzione su una vicenda che non merita di essere dimenticata. Mentre King è indubbiamente un narratore capace di intrattenere, sia il libro che il film de Il miglio verde dimostrano quanto la sua mente sia poetica e quanto la sua visione filosofica del mondo influenzi profondamente la sua scrittura.

È questa combinazione di intrattenimento e sostanza, di fantasia e critica sociale, di spettacolo e introspezione a rendere Il miglio verde non solo il miglior film non horror tratto da Stephen King, ma probabilmente il suo adattamento più completo in assoluto. Un film che dimostra come il vero potere della narrazione non stia nel terrorizzare, ma nel toccare le corde più profonde dell'animo umano. Il miglio verde sarà disponibile su Netflix fino al prossimo 18 luglio: prima che lasci la piattaforma, questa sarebbe una buona occasione per riscoprire un cult.

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