Il regista di The Grudge torna con questo horror giapponese su Netflix che divide il pubblico
Su Netflix, c'è il nuovo thriller giapponese di Takashi Shimizu. Un senzatetto vede i traumi nascosti dopo un esperimento. Analisi completa del film.
Cosa succederebbe se qualcuno ti praticasse un foro nel cranio e improvvisamente potessi vedere i traumi più nascosti delle persone? Non metafore, non intuizioni psicologiche: proprio vederli, materializzati davanti ai tuoi occhi come allucinazioni tangibili che rivelano l'anima ferita di chi ti sta di fronte. È questa la premessa disturbante e affascinante di Homunculus, il thriller fantasy giapponese approdato su Netflix nell'aprile 2021, tratto dall'omonimo manga di Hideo Yamamoto. Il film, diretto da Takashi Shimizu, regista che ha consegnato al cinema horror internazionale opere iconiche come Ju-on e il remake americano The Grudge, porta sullo schermo una storia che mescola chirurgia sperimentale, misteri psicologici e una riflessione inquietante sulla verità e l'illusione. Al centro della narrazione c'è un senzatetto affetto da amnesia che si sottopone a una procedura medica non convenzionale: la trapanazione del cranio. L'intervento, eseguito da Manabu Ito, un interno di medicina trasformatosi in scienziato pazzo interpretato magistralmente da Ryô Narita, sblocca in lui una capacità soprannaturale che diventa tanto un dono quanto una maledizione.
Accanto a lui, il cast include Gô Ayano, Anna Ishii, Yukino Kishii e Seiyo Uchino, che costruiscono un ensemble di figure intriganti, anche se spesso intrappolate in archetipi narrativi tipici del cinema di genere giapponese. Ed è proprio qui che Homunculus inizia a mostrare le sue crepe. Dopo un inizio promettente, il film imbocca direzioni narrative che dividono nettamente il pubblico. La presenza di violenza sessuale e la rappresentazione delle figure femminili attraverso stereotipi datati, la dicotomia Madonna-prostituta tanto comune in certe produzioni giapponesi, appesantiscono la visione e sottraggono complessità a una storia che avrebbe potuto esplorare i traumi umani con maggiore sensibilità e originalità. Questi elementi, percepiti da molti come superflui e problematici, rischiano di allontanare spettatori che potrebbero altrimenti apprezzare l'ambizione concettuale del progetto. La seconda metà del film cambia registro, abbandonando parzialmente la componente visiva e soprannaturale per abbracciare un mystery a combustione lenta.
Il ritmo rallenta in modo significativo, mentre la narrazione si concentra sulla ricostruzione del passato del protagonista e sulle origini dei traumi che osserva negli altri. Questa scelta stilistica funziona a metà: se da un lato permette una riflessione più profonda sui temi psicologici, dall'altro può risultare frustrante per chi si era appassionato all'energia nervosa dell'inizio. Il manga originale di Hideo Yamamoto, lo stesso autore dietro Ichi the Killer (Koroshiya 1), portato sullo schermo con successo da Takashi Miike, offre una base narrativa solida e stratificata. Yamamoto è noto per esplorare gli angoli più oscuri della psiche umana, mescolando body horror, analisi psicologica e critica sociale. La trasposizione cinematografica di Shimizu cerca di mantenere questa complessità, ma non sempre riesce a bilanciare le diverse componenti, risultando a tratti dispersiva. Homunculus non è un film per tutti. La sua natura ibrida, sospesa tra thriller psicologico, fantasy oscuro e drama esistenziale, lo rende un'esperienza polarizzante.
Homunculus rappresenta un esempio interessante di come il cinema giapponese contemporaneo continui a esplorare i confini del genere fantasy-horror con una sensibilità diversa rispetto alle produzioni occidentali o anche sudcoreane. Là dove il cinema coreano tende a privilegiare strutture narrative più serrate e una critica sociale esplicita, quello giapponese spesso abbraccia l'ambiguità, il simbolismo estremo e una rappresentazione più sfumata, anche se non sempre equilibrata, della psicologia umana. La disponibilità su Netflix ha permesso a questo film di raggiungere un pubblico internazionale che altrimenti non avrebbe avuto accesso a una produzione di nicchia come questa. Per chi è curioso di esplorare territori cinematografici meno battuti, lontani dalle formule hollywoodiane, Homunculus offre uno sguardo autentico su una tradizione narrativa ricca e complessa, anche con tutti i suoi difetti e le sue zone d'ombra.