Il Super più diabolico di The Boys rivela l'identità del suo villain preferito (e no, non parla di sé stesso)
Antony Starr di The Boys rivela il suo villain preferito e spiega il motivo per cui gli sembra che il suo piano abbia una logica condivisibile.
Interpretare uno dei villain più disturbanti e carismatici della televisione contemporanea comporta inevitabilmente una certa familiarità con il lato oscuro della narrazione. Antony Starr, volto di Patriota nella serie Amazon Prime The Boys, ha costruito la sua carriera recente attorno a un personaggio che incarna il narcisismo patologico, la violenza gratuita e un'assenza totale di empatia avvolta in un mantello stellato e un sorriso da pubblicità del dentifricio. Eppure, quando gli è stato chiesto di indicare il suo cattivo preferito sullo schermo, l'attore neozelandese ha spiazzato molti puntando il dito verso un personaggio proveniente dall'universo Marvel.
La risposta di Starr non è ricaduta su un autoelogio, nonostante Patriota sia diventato un'icona culturale del nostro tempo, un simbolo della corruzione del potere e della celebrity worship portata alle estreme conseguenze. No, la sua scelta è ricaduta su Thanos, il Titano Pazzo interpretato da Josh Brolin nei film Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Una scelta che potrebbe sembrare scontata, dato il peso culturale e commerciale del personaggio Marvel, ma le motivazioni dietro questa preferenza rivelano qualcosa di più profondo sulla psicologia dei grandi antagonisti.
Starr ha spiegato che ciò che lo affascina di Thanos non è la distruzione che semina, non è il genocidio su scala cosmica o la collezione delle Gemme dell'Infinito. È la filosofia che sostiene le sue azioni. Il villain di Avengers credeva sinceramente di star compiendo un atto di altruismo universale eliminando metà della vita nell'universo per riequilibrare le risorse e salvare la restante popolazione dalla sovrappopolazione e dall'esaurimento delle risorse. Una logica malata, certo, ma internamente coerente. Come ha ammesso candidamente l'attore, c'è una piccola parte di lui che pensa: "Ha un buon punto di vista".
Questa ammissione mette in luce un elemento fondamentale nella costruzione dei grandi antagonisti: la convinzione morale. I villain più memorabili non sono quelli che agiscono per puro sadismo o per noia, ma quelli che credono fermamente di avere ragione. Thanos si considerava un salvatore, non un assassino. Nel suo sistema di valori distorto, il dolore temporaneo di miliardi di esseri viventi era un prezzo accettabile per garantire la sopravvivenza a lungo termine dell'universo. Questa logica perversa ma internamente consistente è ciò che ha reso il personaggio così inquietante e, paradossalmente, comprensibile.
Non è difficile trovare paralleli con Patriota. Anche il superman malvagio di The Boys opera secondo una sua logica interna. Si considera superiore agli esseri umani, li vede come formiche, e quindi le regole morali comuni non si applicano a lui. La differenza fondamentale è che mentre Thanos si presenta come un martire cosmico disposto a sacrificare anche ciò che ama per il "bene superiore", Patriota è guidato principalmente dal narcisismo e dal bisogno di adorazione. Ma entrambi giustificano internamente ogni loro azione, ed è questa autogiustificazione che li rende terrificanti.
La riflessione di Starr tocca un tema che attraversa la cultura pop contemporanea: la fascinazione per i villain complessi. Il pubblico moderno non si accontenta più di cattivi monodimensionali che compiono il male per il piacere di essere malvagi. Vuole antagonisti con motivazioni stratificate, background traumatici, filosofie articolate. Vuole cattivi che, in circostanze diverse o con una leggera modifica di prospettiva, potrebbero quasi sembrare avere ragione. Questa ambiguità morale crea una tensione narrativa molto più ricca e stimolante intellettualmente.
Josh Brolin ha portato sullo schermo un Thanos che combinava minaccia fisica, carisma e una strana malinconia. Il personaggio non sembrava gioire della violenza, ma la considerava necessaria. Questa mescolanza di determinazione e tristezza ha reso il villain credibile anche quando compiva atti di crudeltà inimmaginabile. E questo è esattamente il tipo di complessità che Starr stesso porta in Patriota: un mostro che sorride, che cerca disperatamente amore e approvazione mentre lascia dietro di sé una scia di cadaveri.
La scelta di Thanos da parte di Starr è anche significativa perché evidenzia come gli attori che interpretano villain iconici studino i loro predecessori. Non si tratta solo di performance, ma di comprendere la psicologia del male rappresentato. Come si costruisce un personaggio che il pubblico odia ma non può smettere di guardare. Come si bilancia la minaccia con il carisma. Come si rende credibile l'incredibile.
Quando Starr parla di apprezzare la "buona filosofia" dietro le azioni di Thanos, non sta ovviamente sostenendo il genocidio. Sta riconoscendo l'abilità narrativa nel creare un villain le cui motivazioni, per quanto aberranti, seguono una logica interna che può essere compresa. È questa comprensibilità, questa capacità di seguire il ragionamento del cattivo anche mentre lo si rigetta moralmente, che crea il vero terrore. Perché se possiamo capire come Thanos sia arrivato alle sue conclusioni, dobbiamo confrontarci con una verità scomoda: date le premesse giuste e la mentalità sbagliata, chiunque potrebbe percorrere quella strada.