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In tendenza su Prime Video, il reboot anarchico con David Harbour che ha diviso critica e fan

La storia del demone rosso evocato dai nazisti nel 1944, cresciuto dagli Alleati e diventato agente per difendere la Terra dalle minacce paranormali.

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Pelle color rosso fuoco, stazza da wrestler, zampe caprine. Un avambraccio fatto di un materiale sconosciuto, duro come la roccia, e sulla fronte due tronconi di corna costantemente limati. Si chiama Anung Un Rama, è un demone infernale evocato nel 1944 dallo stregone Rasputin al servizio delle SS naziste, ma il suo destino ha preso una piega completamente diversa da quella che i suoi evocatori avevano in mente. Rapito ancora piccolo dagli Alleati, è cresciuto in una base militare americana nel New Mexico sotto la tutela del professor Trevor Bruttenholm, che lo ha chiamato Hellboy e lo ha trasformato in uno dei migliori agenti del Bureau for Paranormal Research and Defense, un'organizzazione segreta che difende la Terra dalle minacce paranormali. Nel 2019, il regista Neil Marshall porta sul grande schermo una nuova versione cinematografica di questo personaggio nato dalla matita di Mike Mignola nel 1993, diventato negli anni uno dei protagonisti più amati del fumetto contemporaneo.

Con David Harbour nel ruolo del protagonista, affiancato da Milla Jovovich, Ian McShane, Daniel Dae Kim e Sasha Lane, questo Hellboy (in tendenza su Prime Video) rappresenta un reboot radicale rispetto ai film precedenti diretti da Guillermo del Toro, prendendo una strada completamente diversa sia nel tono che nello stile. La trama segue Hellboy mentre viene inviato in Inghilterra per fermare tre giganti del Club Osiride che stanno terrorizzando il paese. Durante la missione, una veggente di nome Lady Hatton gli rivela la verità sulle sue origini, mostrandogli come sia stato evocato dai nazisti e successivamente salvato dagli americani. Tormentato da queste rivelazioni, il detective demoniaco scopre che forze oscure stanno cercando di riassemblare i resti di Nimue, la malvagia Regina di Sangue che aveva seminato morte e distruzione nell'Inghilterra medievale prima di essere decapitata da Re Artù e Mago Merlino con la spada Excalibur.

I suoi resti erano stati nascosti in diverse località del paese, ma ora il perfido Gruagach, un mostro dall'aspetto di cinghiale, sta lavorando per resuscitarla e scatenare l'Apocalisse. Hellboy si ritrova così a combattere non solo contro minacce esterne, ma anche contro il proprio passato e la propria natura demoniaca. Deve decidere da che parte stare: seguire il destino per cui era stato evocato o continuare a proteggere l'umanità che lo ha accolto. Ad affiancarlo in questa missione ci sono Alice Monaghan, una giovane donna a cui aveva salvato la vita quando era bambina, e Ben Daimio, un capitano dell'esercito che può trasformarsi in un giaguaro mannaro. Il trio si mette sulle tracce di Gruagach e della Regina di Sangue in una corsa contro il tempo per impedire la fine del mondo. Il film di Marshall si distingue nettamente dai precedenti capitoli cinematografici per un approccio molto più crudo e violento.

Dove Guillermo del Toro aveva privilegiato l'atmosfera fiabesca e un certo lirismo visivo, Marshall guarda dritto a certo cinema d'azione e horror degli anni Ottanta, spingendo forte su ironia nera, scorrettezza, sangue esplicito e movimenti di macchina estremi. Le ellissi narrative sono portate al parossismo, il ritmo è frenetico, l'estetica è barocca e eccessiva. Questa scelta stilistica ha diviso profondamente critica e pubblico. Da un lato, c'è chi ha salutato il film come una boccata d'ossigeno anarchica e liberatoria in un panorama di cinecomic diventati troppo istituzionali, perfettini e paludati. In un'epoca in cui i film di supereroi Marvel e DC seguono formule collaudate e sono pesantemente seriosi, Hellboy si presenta come un'alternativa sgangherata, imperfetta ma genuinamente liberatoria. Dall'altro, molti hanno criticato proprio questa eccessiva enfasi sulla violenza grafica e un tono che a volte sembra sacrificare la coerenza narrativa sull'altare dello spettacolo puro.

David Harbour, noto soprattutto per il ruolo dello sceriffo Jim Hopper nella serie Stranger Things, porta sul grande schermo una versione di Hellboy più ruvida e tormentata rispetto a quella interpretata da Ron Perlman nei film di del Toro. Il suo Hellboy è un antieroe consapevole della propria natura mostruosa, costantemente in bilico tra l'accettazione del proprio destino apocalittico e la scelta di rimanere umano, nonostante tutto. Milla Jovovich interpreta Nimue, la Regina di Sangue, una strega medievale di immenso potere che rappresenta la minaccia principale del film. Ian McShane è Trevor Bruttenholm, la figura paterna di Hellboy, colui che lo ha cresciuto e gli ha insegnato a usare i suoi poteri demoniaci per proteggere anziché distruggere.

Daniel Dae Kim porta sullo schermo Ben Daimio, un personaggio dei fumetti afflitto dalla capacità di trasformarsi in un giaguaro mannaro. Sasha Lane interpreta Alice Monaghan, una medium che possiede poteri psichici e un legame particolare con Hellboy. Il risultato è un'opera divisiva ma indubbiamente personale, che rifiuta di seguire le convenzioni del genere cinecomic contemporaneo per abbracciare un'estetica più sporca, più violenta, più anarchica. Un film che non cerca compromessi e che proprio per questo ha saputo conquistare una sua nicchia di estimatori, pur non raggiungendo il successo commerciale sperato.

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