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Un ragazzo di Harvard e un'idea da un miliardo, in questo film di David Fincher su Prime Video

David Fincher racconta la nascita di Facebook e il tradimento di Mark Zuckerberg verso Eduardo Saverin. Analisi del film premiato con 3 Oscar.

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Ottobre 2003, Università di Harvard. Mark Zuckerberg viene lasciato dalla fidanzata Erica Albright e, in preda alla frustrazione, decide di sfogarsi nel modo che gli riesce meglio: programmando. In una sola notte febbrile crea FaceMash, un sito che permette di votare la bellezza delle studentesse del campus, scaricando illegalmente foto e dati personali. Il sistema va in tilt per il traffico eccessivo, l'università lo sanziona, ma qualcosa di irreversibile è appena accaduto: Zuckerberg ha scoperto il potere virale del social networking. The Social Network, il film diretto da David Fincher nel 2010 e sceneggiato da Aaron Sorkin, disponibile su Prime Video, racconta proprio questa genesi controversa di Facebook, trasformando la cronaca tecnologica in un dramma shakespeariano fatto di tradimenti, ambizioni e battaglie legali. Non è semplicemente la biografia di un genio dell'informatica, ma un affresco spietato su come il successo possa divorare le amicizie e su quanto sia sottile il confine tra innovazione e appropriazione indebita.

La pellicola si muove su due binari temporali paralleli: da una parte assistiamo alla meteoritica ascesa di Thefacebook, dall'altra vediamo Zuckerberg seduto in aule di tribunale, costretto a difendersi da due cause simultanee. I gemelli Winklevoss, campioni di canottaggio con ambizioni imprenditoriali, lo accusano di aver rubato la loro idea quando lo avevano assunto come programmatore per Harvard Connection. Eduardo Saverin, il migliore amico e co-fondatore che aveva fornito i primi capitali, lo trascina in giudizio per essere stato estromesso dalla società in modo sleale. Jesse Eisenberg interpreta un Mark Zuckerberg nervoso, geniale, socialmente inadeguato, capace di processare codice e algoritmi a velocità supersonica ma incapace di decifrare le emozioni umane. È un protagonista ambiguo, né eroe né villain, semplicemente umano nella sua ossessiva ricerca di rilevanza.

Andrew Garfield dona a Eduardo Saverin la vulnerabilità di chi crede nell'amicizia come valore assoluto, salvo scoprire che nel capitalismo della Silicon Valley i sentimenti sono una debolezza da sfruttare. E poi c'è Sean Parker, il visionario fondatore di Napster interpretato da Justin Timberlake, che irrompe nella storia come un Mefistofele in felpa con cappuccio, promettendo a Zuckerberg gloria, denaro e immortalità digitale. È Parker a convincerlo a tradire Eduardo, a trasferire l'azienda in California, a pensare in grande: "Un milione di dollari non è figo. Sai cosa è figo? Un miliardo di dollari". David Fincher orchestra il tutto con la precisione di un orologiaio svizzero, trasformando schermate di computer e righe di codice in sequenze di puro cinema. Il montaggio fulmineo di Kirk Baxter e Angus Wall, premiato con l'Oscar, rispecchia la velocità del pensiero di Zuckerberg, mentre la colonna sonora elettronica di Trent Reznor e Atticus Ross, anch'essa vincitrice della statuetta, crea un'atmosfera inquieta e ipnotica.

The Social Network arrivò nelle sale nel novembre 2010, quando Facebook contava già mezzo miliardo di utenti nel mondo. Il tempismo fu perfetto: il film offriva uno sguardo dietro le quinte di una piattaforma che stava rivoluzionando il modo di comunicare, amare, lavorare. Ma Fincher e Sorkin non cedono mai all'apologia: il loro Zuckerberg è un personaggio tragico, che conquista il mondo ma perde se stesso, che connette miliardi di persone ma rimane profondamente solo. La critica accolse il film con entusiasmo quasi unanime, riconoscendone la capacità di trasformare una storia contemporanea in un classico istantaneo. Alle nomination degli Oscar 2011 arrivò con otto candidature, conquistando tre statuette: oltre a sceneggiatura e montaggio, anche la miglior colonna sonora. Quello stesso anno dominò i Golden Globe con quattro premi, incluso quello per il miglior film drammatico, e si aggiudicò tre Bafta Awards.

Il vero Mark Zuckerberg ha sempre mantenuto le distanze dal film, definendolo impreciso nei dettagli e nelle motivazioni. Eppure The Social Network non ambisce alla fedeltà documentaristica: è piuttosto una parabola sul prezzo del successo, una riflessione su cosa siamo disposti a sacrificare per lasciare il segno. È significativo che il film si chiuda con Zuckerberg solo davanti al computer, che ricarica compulsivamente la pagina Facebook di Erica Albright dopo averle inviato una richiesta di amicizia. Il ragazzo che ha connesso il pianeta non riesce a riconnettersi con la persona che lo ha ispirato.

A distanza di anni, The Social Network si conferma non solo come uno dei migliori film sulla tecnologia mai realizzati, ma come un ritratto generazionale che ha saputo catturare lo zeitgeist di un'epoca. Ha dimostrato che è possibile fare grande cinema partendo da tastiere, codice e schermi luminosi, a patto di ricordare che dietro ogni algoritmo ci sono sempre e comunque storie umane, con tutto il loro carico di sogni, paure e tradimenti.

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