John Cusack su Prime Video nel peggiore film di fantascienza mai visto (che inganna il pubblico)
La storia del disastro cinematografico girato in 4 anni nei boschi cechi. Analisi di un film disonesto mascherato da fantascienza.
Ci sono film low-budget che conquistano per l'autenticità, per la capacità di trasformare limiti produttivi in virtù narrative. Poi c'è Singularity, disponibile su Prime Video, un caso di studio su come non fare cinema indipendente, un'operazione che puzza di disonestà creativa già dal trailer. La storia di questa pellicola inizia nel 2013, quando il ventenne regista Robert Kouba decide di realizzare Aurora, un film di fantascienza girato tra Repubblica Ceca e Svizzera con budget microscopico e finanziamento Kickstarter. Fin qui, nulla di strano: il cinema indipendente vive di queste scommesse. Il problema arriva dopo, quando qualcuno ha la brillante idea di inserire John Cusack nel prodotto finito, girare qualche scena aggiuntiva con l'attore hollywoodiano, aggiungere effetti speciali in CGI semi-decenti, cambiare il titolo e vendere il tutto come un vero film di fantascienza.
I due vagano senza meta nelle foreste ceche, spacciate per paesaggio post-apocalittico, in cerca di Aurora, l'ultimo avamposto dell'umanità di cui non sanno praticamente nulla. E quando diciamo "vagano", intendiamo proprio questo: camminano tra gli alberi per lunghissimi minuti, con dialoghi mal sincronizzati in post-produzione, errori di continuità evidenti e una narrativa che non convince mai. Non siamo su livelli de La Strada di Cormac McCarthy, per intenderci. Siamo su livelli di film studentesco girato nel weekend, con la differenza che qui qualcuno ha avuto l'ardire di inserirci una star di Hollywood e chiedere soldi agli spettatori. La pellicola saccheggia senza ritegno da Terminator, Matrix, Hunger Games e Transcendence, mescolando riferimenti con la coerenza narrativa di un frullatore impazzito. Ci sono idee sparse ovunque, sottotrame che non vengono mai spiegate, punti della trama che non raggiungono alcuna conclusione. Il finale è debole quanto anticlimactico, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver perso tempo prezioso.
Eppure, qualcosa di salvabile c'è. Le location intorno a Černovice, cittadina della Boemia meridionale a due ore da Praga, offrono scorci genuinamente affascinanti della campagna ceca. Ci sono anche riprese aeree con droni che catturano la bellezza del paesaggio. Per dieci minuti potresti persino pensare che questo film abbia un certo fascino artigianale, quella patina lo-fi che funziona in certe produzioni indipendenti. Poi arriva il robot in CGI. O l'ennesimo stacco su John Cusack. E tutto il potenziale fascino underground evapora, sostituito dalla consapevolezza di essere stati attirati in una trappola commerciale. Perché è questo il vero problema di Singularity: non è semplicemente un brutto film a basso budget. È un film disonesto.