Kevin Spacey in un minimarket etnico di Roma: la miniserie comico-grottesca italiana da vedere su RaiPlay
Scopri la miniserie RaiPlay che segna il ritorno di Kevin Spacey dopo le controversie. Trama, cast e analisi del progetto.
Cosa succederebbe se Kevin Spacey diventasse il tuo mentore artistico, ma solo tu potessi vederlo? La risposta è Minimarket, una fiction comico-grottesca che oscilla tra sogno e realtà, tra aspirazioni hollywoodiane e la prosaicità degli scaffali di un minimarket multietnico situato di fronte alla sede Rai di Roma.
La trama ruota attorno a Manlio Viganò, giovane laureato in legge che ha abbandonato la carriera forense per inseguire un sogno che la sua famiglia borghese milanese fatica a comprendere: diventare la star di un grande show televisivo. Mentre lavora come commesso nel minimarket di proprietà dello srilankese Nimesh, interpretato da Jonis Bashir, Manlio scrive il copione dello spettacolo che, secondo lui, lo consacrerà come il più grande showman d'Italia. Ed è proprio tra gli scaffali del negozio, crocevia di personaggi bizzarri, vip e artisti di passaggio, che gli appare Kevin Spacey.
La stella di Hollywood interpreta sé stesso, ma in una versione peculiare: è una figura immaginaria, visibile solo a Manlio, che si propone come mentore artistico dispensando consigli su come sfondare nel mondo dello spettacolo. Il rapporto tra i due è il cuore pulsante della serie: litigi, riconciliazioni, slanci creativi e momenti musicali in cui Spacey si esibisce in brani come "You've Got a Friend in Me" e "I've Got You Under My Skin". Un'amicizia surreale, raccontata dal punto di vista di Nimesh, testimone delle stranezze quotidiane del suo dipendente.
Ma perché Kevin Spacey in un minimarket? Vedere un attore del suo calibro, protagonista indimenticabile di American Beauty e I soliti sospetti, re incontrastato di La casa di carta fino al 2017, in una produzione italiana di dimensioni contenute parcheggiata su RaiPlay, è un evento che merita un approfondimento. La risposta affonda le radici in una vicenda che ha segnato profondamente la sua carriera e la sua vita.
Nel 2017, in pieno movimento MeToo, l'attore Anthony Rapp accusò pubblicamente Spacey di molestie sessuali risalenti al passato. Seguirono altre accuse di comportamenti inappropriati. Le conseguenze furono immediate e devastanti: Netflix lo licenziò da La casa di carta, Ridley Scott eliminò tutte le sue scene già girate da Tutti i soldi del mondo sostituendolo con Christopher Plummer, Hollywood chiuse le porte. Per anni, Spacey è stato un nome cancellato dalle produzioni mainstream.
Nonostante i verdetti favorevoli, il ritorno nel sistema hollywoodiano si è rivelato un percorso accidentato. Ed è qui che entra in gioco l'Italia. Il nostro Paese ha accolto Spacey in un momento in cui pochi erano disposti a farlo. Già prima dell'assoluzione definitiva, l'attore era apparso in alcuni film italiani, aveva partecipato a eventi pubblici e premiazioni.
Minimarket rappresenta la sua prima apparizione televisiva dopo il licenziamento da La casa di carta. Un debutto nella serialità italiana che assume i contorni di un gesto simbolico: accettare un ruolo minore, un progetto dalle ambizioni modeste sul piano produttivo, pur di tornare davanti alla macchina da presa.
La serie, diretta da Sergio Colabona è una produzione di dimensioni contenute, lontana dagli standard Netflix o HBO, ma proprio in questa sproporzione tra il calibro dell'attore e la modestia del progetto risiede parte del suo fascino peculiare. Spacey accetta di interpretare un personaggio immaginario, un mentore surreale che esiste solo nella testa di un aspirante showman. Un ruolo meta-cinematografico che riflette, forse involontariamente, la sua stessa condizione: una stella che esiste ancora, ma non più nello stesso firmamento.
Il minimarket diventa così un palcoscenico inaspettato per una delle vicende più singolari della serialità recente. Un luogo in cui la grande Hollywood incontra la piccola produzione italiana, un posto nel quale i sogni di grandezza si scontrano con la realtà degli scaffali da riordinare, quel posto in cui un premio Oscar accetta di essere l'amico immaginario di un commesso con ambizioni da showman. Un esperimento narrativo che, al di là dei suoi risultati artistici, racconta molto sui meccanismi del perdono, della seconda possibilità e del prezzo che la celebrità può arrivare a pagare.