Le città di pianura: dove vedere il film "asso piglia tutto" che ha sbaragliato la concorrenza ai David di Donatello
Le città di pianura di Francesco Sossai trionfa ai David 2026 conquista con 8 statuette. Film indipendente da 1,8 milioni che ha conquistato critica e pubblico.
Nessuno se lo aspettava. Eppure Francesco Sossai, regista fino a ieri sconosciuto ai più, ha compiuto l'impresa che il cinema italiano racconterà per anni: con Le città di pianura ha sbaragliato tutti ai David di Donatello 2026, portando a casa 8 statuette su 16 candidature e lasciando indietro colossi come La Grazia di Paolo Sorrentino e Cinque Secondi di Paolo Virzì. Un trionfo che ha il sapore della rivincita del cinema indipendente, della provincia che batte la capitale, della sostanza che prevale sul nome.
Il film, presentato in anteprima mondiale a Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, ha conquistato il premio più importante, quello per Miglior film, insieme alle statuette per regia, sceneggiatura originale e miglior attore protagonista. Un risultato che non è frutto del caso, ma di un percorso costruito sulla qualità, sul passaparola e su una capacità rara di parlare allo spettatore senza alzare la voce. Per chi volesse recuperarlo dopo il trionfo ai David, Le città di pianura è disponibile in streaming su MUBI e su MUBI Amazon Channel.
La storia è apparentemente semplice: Carlobianchi e Doriano, due cinquantenni alla deriva interpretati da Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, vivono in un presente sospeso fatto di bar notturni, bicchieri che si svuotano e chiacchiere stralunate. Sembrano relitti umani, incapaci di fare i conti con la vita. Una notte incrociano Giulio, giovane studente di architettura fuorisede a cui Filippo Scotti presta il volto impacciato e la fragilità generazionale. I due lo trascinano in una maratona alcolica attraverso l'Alto Veneto, tra Venezia e la provincia di Treviso, in un viaggio che segue le coordinate del road movie ma le piega dentro un paesaggio periferico, quotidiano, profondamente riconoscibile.
Quello che potrebbe sembrare solo un vagabondare senza meta si trasforma progressivamente in un confronto tra generazioni, in una lezione di vita fuori dagli schemi. Carlobianchi e Doriano, con la loro esistenza storta e marginale, diventano maestri inconsapevoli per un ragazzo che ancora cerca una direzione. Nel corso della notte emergono racconti improbabili, momenti sospesi, piccoli scarti emotivi che ribaltano il senso dell'incontro: non è Giulio a salvare i due disillusi, ma sono loro a offrirgli, nel loro modo inadeguato e toccante, una nuova prospettiva sul domani.
Il territorio non è mai semplice sfondo. Il Veneto di Sossai è uno spazio vivo, umano, sentimentale. Le riprese attraversano le province di Belluno, toccando Sedico, Feltre e Cesiomaggiore, per poi scendere nel padovano tra Cadoneghe e Brugine. Uno dei set più iconici è Villa Roberti, dimora storica in cui i tre protagonisti si imbucano fingendosi architetti per rincorrere l'ennesimo bicchiere. Il percorso prosegue nel veneziano tra Noale e la laguna, disegnando una mappa emotiva che rifugge i cliché turistici per raccontare un Nord-Est inedito, periferico, malinconico.
La fotografia ambrata, il tono insieme ironico e dolente, le soluzioni visive mai banali fanno di Le città di pianura un'opera che tiene insieme leggerezza e profondità. La capacità di restare fedele a sé stesso, di non tradire il proprio sguardo per inseguire la riconoscibilità facile, ha convinto critica e pubblico. Non è un caso che il film abbia incassato 1,8 milioni di euro in Italia, registrando 267.572 presenze: numeri notevoli per un titolo di questo profilo, che confermano come il consenso degli addetti ai lavori si sia saldato con quello dello spettatore.
Dopo il debutto a Cannes, il film è stato selezionato al Toronto Film Festival e al New York Film Festival, con Variety che lo ha definito "incantevole". Il percorso internazionale ha consolidato la reputazione di un'opera capace di parlare lingue diverse pur restando profondamente radicata nel proprio territorio. La distribuzione italiana, affidata a Lucky Red, ha puntato sul passaparola e sulla tenuta nel circuito specializzato: l'uscita tra settembre e ottobre 2025 ha avuto una coda lunghissima, con il film ancora presente in alcune sale selezionate a mesi di distanza.
Una possibilità concreta per scoprire cosa hanno capito in oltre 267mila italiani di un film che non alza la voce, non cerca lo scandalo, non insegue l'effetto. Si limita a raccontare tre uomini che vagano nella notte, tra un bicchiere e l'altro, tra una parola e un silenzio, e nel farlo restituisce un ritratto di provincia, di marginalità, di umanità che il cinema italiano raramente sa cogliere con questa lucidità.