Made in Korea: perché Disney+ ha costruito il thriller politico perfetto
Made in Korea su Disney Plus: thriller politico coreano con Hyun Bin. Spionaggio, corruzione e ambiguità morale negli anni '70, la serie che sfida le produzioni Netflix.
La guerra dello streaming si combatte anche sul terreno dei K-drama, e Disney Plus ha appena piazzato un colpo che potrebbe ridefinire gli equilibri. Made in Korea, esordito il 24 dicembre 2025, non è l'ennesima serie coreana confezionata per il mercato globale: è un thriller politico d'epoca che mescola spionaggio, corruzione e ambiguità morale con una sicurezza narrativa che mancava da tempo. Mentre Netflix ha costruito la sua fortuna globalizzando il fenomeno dei drama coreani, Disney Plus sta dimostrando di saper giocare la stessa partita con carte diverse, puntando su produzioni ad alto budget e trame complesse.
Al centro della storia c'è Baek Ki-tae, interpretato da Hyun Bin nel suo primo ruolo televisivo dopo sei anni di assenza dal piccolo schermo. Ki-tae è un agente della KCIA, l'agenzia di intelligence sudcoreana, ma questa è solo la superficie. Il primo episodio lo presenta come un uomo d'affari giapponese coinvolto nel dirottamento di un aereo, salvo poi rivelare progressivamente i suoi veri obiettivi: manipolare l'intero incidente, orchestrare segretamente il reindirizzamento dell'aereo verso Seoul, garantire l'arrivo del dirottatore in Corea del Nord e infine il ritorno del velivolo in Giappone. Tutto secondo un piano meticolosamente congegnato.
Ma non finisce qui. Ki-tae non è semplicemente un agente sotto copertura: è un triplo agente. Quando non indaga sulle minacce comuniste in Corea del Sud per conto della KCIA, costruisce un impero della droga in Giappone agli ordini del suo corrotto superiore, Hwang Guk-pyeong. La sua ambizione, però, va oltre la lealtà a chiunque: Ki-tae gioca su tutti i tavoli contemporaneamente, freddo, calcolatore e deliziosamente egoista. Niente a che vedere con i personaggi iconici degli anni Settanta americani, niente David Bowie o Austin Powers. Made in Korea prende le distanze dall'estetica colorata e psichedelica di quel decennio per offrire una rappresentazione più cupa e realistica del proprio contesto storico.
La serie intreccia elementi di storia reale con finzione, utilizzando il periodo come lente per esaminare la corruzione sistemica e i legami oscuri tra intelligence, crimine organizzato e potere politico. L'estetica meno sgargiante rispetto alle controparti occidentali non è una mancanza, ma una scelta stilistica precisa: riflette la brutalità e la complessità morale di un'epoca turbolenta. Questo approccio permette a Made in Korea di posizionarsi come un drama che non cerca il facile consenso attraverso la spettacolarizzazione, ma costruisce tensione attraverso ambiguità narrative e personaggi stratificati.
Hyun Bin domina lo schermo con una presenza magnetica. Una combinazione di freddezza e fluidità che rende Ki-tae un personaggio difficile da decifrare e impossibile da ignorare. Ma la forza di Made in Korea non si esaurisce nel protagonista. Il cast corale, che include Jung Woo-sung nel ruolo di Jang Geon-young e Won Ji-an come Yuji Ikeda/Choi Yu-ji, lavora in sinergia per rafforzare la narrazione piuttosto che distrarre da essa. Ogni personaggio porta con sé conflitti e motivazioni proprie, alimentando una rete di tensioni che promette sviluppi imprevedibili.
Made in Korea ha già dimostrato di avere tutti gli ingredienti per diventare uno dei migliori K-drama di Disney Plus. La domanda ora è se saprà evitare di perdere momentum nelle prossime puntate. Lo stesso Hyun Bin ha dichiarato che la serie "migliora ancora" dopo i primi episodi, un'affermazione che alimenta le aspettative. Se la promessa verrà mantenuta, Disney Plus potrebbe aver trovato non solo un ottimo prodotto, ma anche una formula vincente per competere nel segmento dei thriller politici e dei period drama coreani, territori finora dominati da altri player.