Mark Ruffalo indaga su un avvelenamento di massa, in questo film dimenticato del 2019 su Prime Video
Mark Ruffalo su Prime Video, in questo thriller dimenticato su un avvelenamento di massa. La vera storia dell'avvocato Bilott contro la DuPont e lo scandalo PFOA.
Quando pensi a Mark Ruffalo, probabilmente ti viene in mente il dottor Bruce Banner che si trasforma in Hulk, o forse il detective David Toschi in Zodiac. Ma c'è un film del 2019, passato quasi inosservato nonostante la sua potenza narrativa, che contiene una delle performance più intense della carriera dell'attore: Dark Waters - Cattive acque, disponibile su Prime Video. Diretto da Todd Haynes, il regista che ci ha regalato la splendida Carol, questo thriller basato su una storia vera racconta l'indagine condotta dall'avvocato Robert Bilott contro la multinazionale chimica DuPont. Non è una trama inventata per intrattenere, ma la cronaca fedele di uno scandalo ambientale che ha contaminato letteralmente ogni persona sul pianeta. La storia inizia nel modo più improbabile possibile. Bilott, interpretato da Ruffalo, è un avvocato aziendalista di Cincinnati che difende proprio le grandi corporazioni chimiche.
Il film non risparmia dettagli sulla lunga battaglia legale di Bilott, durata quasi vent'anni.
Le scene di Ruffalo letteralmente sommerso da scatoloni di documenti, che lavora fino all'esaurimento fisico e mentale, trasmettono la dedizione ossessiva necessaria per combattere un gigante industriale. Anne Hathaway interpreta sua moglie Sarah, che sopporta le conseguenze di questa crociata sulla vita familiare, mentre Tim Robbins è il capo dello studio legale che inizialmente sostiene Bilott ma poi tentenna di fronte alle pressioni economiche. La performance di Ruffalo in Dark Waters ricorda quella che gli valse una nomination all'Oscar in Spotlight, il film del 2016 che raccontava l'inchiesta del Boston Globe sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In entrambi i casi, l'attore interpreta un investigatore che scopre una verità scomoda su scala sistemica, e in entrambi i casi la sua recitazione è caratterizzata da una contenuta intensità emotiva. Non ci sono esplosioni drammatiche, ma sguardi stanchi, mascelle serrate, una rabbia trattenuta che si manifesta solo in rari momenti di sfogo.
Spotlight vinse l'Oscar come miglior film e fruttò a Ruffalo la terza delle sue quattro nomination come miglior attore non protagonista. Dark Waters invece, nonostante la qualità equivalente, è passato quasi inosservato nella stagione dei premi 2019-2020, schiacciato da titoli più glamour come Joker, C'era una volta a Hollywood e Parasite. Eppure il film di Haynes merita la stessa attenzione riservata a Spotlight. Entrambi adottano uno stile narrativo sobrio, privo di effetti speciali o colpi di scena hollywoodiani, concentrandosi invece sul processo meticoloso dell'indagine. La fotografia di Dark Waters utilizza una palette fredda dominata da verdi e grigi che riflette la contaminazione ambientale al centro della storia. Le inquadrature dei fiumi, dei campi e delle piccole città della Virginia Occidentale hanno la stessa qualità inquietante dei cori e delle chiese in Spotlight: sono luoghi familiari resi sinistri dalla consapevolezza di ciò che nascondono.
Mark Ruffalo ha costruito una carriera straordinaria alternando blockbuster come i film Marvel a progetti più piccoli e personali. Dark Waters appartiene a questa seconda categoria, e rappresenta forse il punto più alto del suo impegno come attore in film a sfondo sociale. La sua interpretazione di Robert Bilott è misurata, credibile, priva di vanità attoriale. È il tipo di performance che non genera clip virali o meme, ma che rimane impressa per la sua autenticità. Se nel 2019 ti sei perso questo film in sala, ora hai l'opportunità di scoprire una delle gemme più sottovalutate degli ultimi anni. Merita quelle due ore del tuo tempo non solo perché racconta una storia importante che tutti dovrebbero conoscere, ma perché dimostra che il cinema può ancora essere uno strumento potente per documentare e denunciare ingiustizie, senza rinunciare alla qualità artistica e narrativa.