Matt Duffer rompe il silenzio: perché rispondere ai fan di Stranger Things è stato un errore
Matt Duffer chiede scusa per le interviste post-finale di Stranger Things. Il creatore ammette di essere stato esausto dopo la conclusione controversa della serie Netflix.
Nove anni. Quattro stagioni più un epilogo che ha fatto discutere mezzo mondo. E ora Matt Duffer, uno dei due fratelli creatori di Stranger Things, si trova a dover fare i conti con una valanga di critiche che ha travolto la serie Netflix più amata (e ora più contestata) del decennio. Il finale di Stranger Things, andato in onda il 31 dicembre 2025, ha generato reazioni talmente polarizzate da spingere lo stesso Duffer a un mea culpa pubblico: non avrebbe dovuto rispondere alle domande dei giornalisti così presto dopo la conclusione dello show.
Durante una recente intervista nel podcast Happy Sad Confused di Josh Horowitz, Matt Duffer ha ammesso candidamente di aver commesso un errore nel partecipare ai vari giro di interviste post-finale. "Non avrei davvero dovuto fare nessuna di queste interviste postume. Non sono in una buona condizione. Tipo, perché diavolo le abbiamo fatte ieri è oltre la mia comprensione. Sono, tipo, fritto. Mi stavo riprendendo dall'influenza. Quindi, chiunque sia arrabbiato per qualsiasi risposta vi abbiamo dato ieri, tagliatemela". Una dichiarazione che suona come una richiesta di tregua, un tentativo di smorzare le polemiche che hanno investito la serie proprio nel momento del suo addio definitivo.
Le reazioni al finale di Stranger Things, e più in generale all'intera quinta stagione, sono state tutt'altro che unanimi. Se da un lato molti fan e critici hanno apprezzato le risoluzioni emotive di alcuni personaggi chiave e l'epilogo simbolico che chiude il cerchio narrativo, dall'altro una parte consistente del pubblico ha manifestato delusione profonda. Le piattaforme di rating hanno registrato un crollo senza precedenti: l'episodio 7 della quinta stagione, intitolato The Bridge, è diventato l'episodio più mal valutato dell'intera storia della serie su IMDb, fermo a un punteggio di 5.6 su 10. Una débâcle numerica che racconta meglio di mille parole il malumore di una fetta significativa del pubblico.
Anche su Rotten Tomatoes i numeri parlano chiaro: mentre la critica ha assegnato un rispettabile 84% con il Tomatometer, il Popcornmeter del pubblico si è fermato a un modesto 57%. Oltre 5.000 recensioni hanno dipinto un quadro impietoso, con termini come "artificiale" e "privo di gioia" che ricorrono con frequenza quasi ossessiva. Il contrasto tra la percezione dei critici professionisti e quella degli spettatori comuni è diventato un caso di studio sul divario che può esistere tra analisi tecnica ed esperienza emotiva.
Ma cosa è andato storto, esattamente? Le critiche si sono concentrate su diversi fronti: ritmo narrativo giudicato troppo lento o troppo affrettato a seconda degli episodi, trame lasciate irrisolte o risolte in modo sbrigativo, scelte di storytelling che hanno privilegiato la chiusura della trama principale a scapito delle interazioni tra personaggi. Proprio quest'ultimo punto ha acceso i dibattiti più accesi: molti fan hanno lamentato che gli ultimi episodi si siano concentrati eccessivamente sugli aspetti plot-driven, sacrificando quei momenti di intimità e sviluppo dei personaggi che avevano reso Stranger Things un fenomeno culturale.
È importante ricordare che non tutte le reazioni sono state negative. Una porzione significativa del pubblico ha apprezzato il finale, trovando nelle ultime puntate quella catarsi emotiva cercata dopo anni di investimento nella vita dei protagonisti di Hawkins, Indiana. Le scene di addio, i momenti di riflessione, il modo in cui alcune relazioni sono state portate a compimento hanno toccato le corde giuste per molti spettatori. La divisione netta tra chi ha amato e chi ha odiato il finale testimonia quanto Stranger Things sia riuscita a creare un legame profondo con il suo pubblico, per il meglio e per il peggio.