Matt Duffer rompe il silenzio: perché rispondere ai fan di Stranger Things è stato un errore
Matt Duffer chiede scusa per le interviste post-finale di Stranger Things. Il creatore ammette di essere stato esausto dopo la conclusione controversa della serie Netflix.
Nove anni. Quattro stagioni più un epilogo che ha fatto discutere mezzo mondo. E ora Matt Duffer, uno dei due fratelli creatori di Stranger Things, si trova a dover fare i conti con una valanga di critiche che ha travolto la serie Netflix più amata (e ora più contestata) del decennio. Il finale di Stranger Things, andato in onda il 31 dicembre 2025, ha generato reazioni talmente polarizzate da spingere lo stesso Duffer a un mea culpa pubblico: non avrebbe dovuto rispondere alle domande dei giornalisti così presto dopo la conclusione dello show.
Le reazioni al finale di Stranger Things, e più in generale all'intera quinta stagione, sono state tutt'altro che unanimi. Se da un lato molti fan e critici hanno apprezzato le risoluzioni emotive di alcuni personaggi chiave e l'epilogo simbolico che chiude il cerchio narrativo, dall'altro una parte consistente del pubblico ha manifestato delusione profonda. Le piattaforme di rating hanno registrato un crollo senza precedenti: l'episodio 7 della quinta stagione, intitolato The Bridge, è diventato l'episodio più mal valutato dell'intera storia della serie su IMDb, fermo a un punteggio di 5.6 su 10. Una débâcle numerica che racconta meglio di mille parole il malumore di una fetta significativa del pubblico.
Ma cosa è andato storto, esattamente? Le critiche si sono concentrate su diversi fronti: ritmo narrativo giudicato troppo lento o troppo affrettato a seconda degli episodi, trame lasciate irrisolte o risolte in modo sbrigativo, scelte di storytelling che hanno privilegiato la chiusura della trama principale a scapito delle interazioni tra personaggi. Proprio quest'ultimo punto ha acceso i dibattiti più accesi: molti fan hanno lamentato che gli ultimi episodi si siano concentrati eccessivamente sugli aspetti plot-driven, sacrificando quei momenti di intimità e sviluppo dei personaggi che avevano reso Stranger Things un fenomeno culturale.