MediaWeek: Sony non vuole pagare gli occhialini 3D
MediaWeek è la rubrica sulle ultime notizie dal mondo dei media e della tecnologia. Questa settimana iniziamo da una polemica tra Sony ed esercenti americani sul 3D...
MediaWeek è la rubrica sulle ultime notizie dal mondo dei media e della tecnologia. Questa settimana iniziamo da una polemica tra Sony ed esercenti americani sul 3D...
Sony smette di pagare il contributo per gli occhiali 3D
(daDeadline)
Non è difficile immaginare che le altre case di produzione la seguiranno a ruota, come non è difficile immaginare la motivazione, ovvero il calo di interesse del pubblico nei confronti del cinema in tre dimensioni.
Gli esercenti chiaramente non ne sono contenti e lamentano il fatto che in una simile congiuntura si fa gravare su di loro una spesa in più. Tuttavia hanno montato i sistemi tridimensionali (con l’aiuto delle case di produzione) e ora se li tengono. La risposta della Sony, inoltre, è che non era mai stato siglato un accordo per cui le major si sarebbero fatte carico del costo degli occhialini.
YouTube attacca con i palinsesti
(da Wall Street Journal)
La voce gira da molto ad Hollywood ma ora è arrivata la conferma: nel 2012 YouTube darà vita a 12 canali tematici, animati da un palinsesto cadenzato fatto di programmi prodotti professionalmente e pagati dallo stesso YouTube.
La mossa dovrebbe riportare il grande aggregatore in testa confermandolo come il leader dei contenuti in tempo reale, cioè la tv per appuntamento, cioè la tv di 10 anni fa, quella con programmazione regolare e non on demand come si è profetizzato negli ultimi anni. Ovviamente una cosa non esclude l’altra, YouTube rimane YouTube con la sua tonnellata di video disponibili in qualsiasi momento e i 12 canali saranno solo un’esperienza di programmazione regolare non in gara con il resto dei suoi video.
iTunes mette in evidenza le TV App
(da iTunes store)
Da una parte si deve vedere questo movimento come opposto al flop della Apple TV, device che si attacca alla tv e consente la ricezione di contenuti da internet sul televisore e che non è mai decollato, dall’altra la sempre più invadente presenza dei contenuti televisivi su iTunes.
In Italia un fenomeno simile c’è solo con Sky Go.
Amazon svela Kindle Fire, il tablet da 200$
E’ stato presentato in settimana Kindle Fire, il tablet di Amazon prossimo rivale dell’iPad, equipaggiato Android e venduto ad un prezzo stracciato: 200$. Talmente poco che secondo gli analisti Amazon perderebbe 50$ per ogni device venduto (Apple invece ha un margine del 30% su ogni iPad), puntando a rientrare con la vendita dei contenuti.
Il Kindle Fire ha uno schermo da 7 pollici (contro i 10 dell’iPad) niente 3G (quindi solo WiFi), massimo 8GB di memoria e niente fotocamera.
Accanto al Fire esordisce anche un altro modello il Kindle Touch, un e-reader erede del Kindle canonico ma più piccolo che si compra con 130$ o 99$ con la sponsorizzazione.
Ma le particolarità del Fire non si limitano al prezzo. Il tablet ha un browser, chiamato Silk, che rispetto a Safari utilizza un nuovo sistema di per il rendering delle pagine web, sostanzialmente le carica prima e meglio. Inoltre anche la versione di Android che monta il tablet non è la solita. Trattandosi di un sistema operativo a codice sorgente libero (o parzialmente libero, come sostengono molti) Amazon lo ha potuto modificare a proprio piacimento rivoluzionandolo in molti aspetti.
Samsung pagherà Microsoft per ogni telefono con Android che produce
(da GigaOM)
Samsung era rimasto l’unico a non pagare royalties a Microsoft per l’utilizzo di Android. La questione risale alle molte cause intentate da Microsoft ai diversi produttori di telefoni con Android, accusandoli di usare un sistema operativo che viola diversi suoi brevetti. Nessuno è mai andato in causa effettivamente, spaventati dalle spese, e quasi tutti hanno deciso di pagare circa 5$ per telefono prodotto a Microsoft.
Google chiaramente non ha preso bene la mossa ma sono in molti a sostenere che la questione è più complicata di così. I telefoni Samsung con Android non solo sono ottimi modelli ma anche molto ben venduti, tuttavia l’acquisto da parte di Google di Motorola ha causato uno smottamento negli equilibri e sembra che Samsung non sia più così convinta di essere il cavallo su cui Google punterà nel futuro per l’hardware.