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Mentre tutti erano concentrati su Mercoledì, questa serie teen dominava Netflix in silenzio

Netflix rivela i dati di visualizzazione di questa serie TV in Italia: 168,3 milioni di ore viste per la stagione finale. Analisi del successo della serie teen.

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In un settore notoriamente avaro di trasparenza come quello dello streaming, Netflix ha compiuto un passo storico verso la fine del 2023, condividendo pubblicamente i dati di visualizzazione di migliaia di titoli presenti nel proprio catalogo. Una mossa che ha permesso di fare luce su alcuni successi clamorosi, ma anche su quelle gemme nascoste che hanno conquistato milioni di spettatori lontano dai riflettori del marketing aggressivo e delle campagne social. Tra queste ultime spicca Never Have I Ever - Non ho mai..., la serie teen creata da Mindy Kaling e Lang Fisher che, nella sua quarta e ultima stagione, ha dimostrato una tenuta straordinaria. I numeri parlano chiaro e sono tutt'altro che banali.

Tra gennaio e giugno 2023, la quarta stagione di Never Have I Ever ha accumulato 168,3 milioni di ore visualizzate, piazzandosi alla posizione numero 36 nella classifica generale che comprende oltre 18.000 titoli tra film e serie TV. Ma Never Have I Ever non è mai stata una serie qualunque. Debuttata nel 2020, in pieno lockdown pandemico, la storia di Devi Vishwakumar ha offerto agli spettatori qualcosa di diverso dal solito menu di angosce adolescenziali riproposte con formule stanche. Basata liberamente sulle esperienze d'infanzia di Mindy Kaling nell'area di Boston, la serie segue le vicende di una teenager indiana-americana di seconda generazione alle prese con il lutto, l'identità culturale, le prime cotte e l'ambizione sfrenata di essere accettata e popolare.

Il successo della serie si deve in larga parte alla performance magnetica di Maitreyi Ramakrishnan, all'epoca del casting un'assoluta sconosciuta che Netflix ha scovato tra migliaia di aspiranti. La giovane attrice canadese ha saputo incarnare Devi con una freschezza e un'autenticità che raramente si vedono nelle produzioni teen, portando sullo schermo un personaggio complesso, contraddittorio, talvolta insopportabile ma sempre profondamente umano. Accanto a lei, un cast corale che include Poorna Jagannathan, Richa Moorjani, Jaren Lewison, Darren Barnet, Ramona Young e Lee Rodriguez ha costruito un universo narrativo credibile e sfaccettato. In un panorama televisivo in cui il genere teen drama sta attraversando una fase di ridefinizione, Never Have I Ever ha dimostrato che c'è ancora spazio per storie di formazione raccontate con intelligenza e sensibilità.

La CW, un tempo regno incontrastato dei drammi adolescenziali, ha progressivamente abbandonato quella formula, mentre show iconici come Riverdale hanno chiuso i battenti dopo anni di eccessi narrativi. Lo streaming, però, ha raccolto il testimone e lo ha rinnovato. Rispetto al melodramma esasperato di alcune di queste produzioni, Never Have I Ever ha scelto un registro più leggero ma non per questo meno profondo. La serie affronta temi complessi come il razzismo interiorizzato, la pressione delle aspettative familiari, il trauma della perdita e la costruzione dell'identità in un contesto multiculturale, ma lo fa con un tocco di ironia e autoironia che rende tutto più digeribile senza sminuire la portata emotiva delle storie.

La voce narrante di John McEnroe, scelta bizzarra sulla carta ma perfetta nella resa, ha aggiunto un layer di umorismo meta-narrativo che ha contribuito a creare quella firma stilistica riconoscibile che distingue una serie memorabile da una dimenticabile. E poi c'è la scrittura, affilata e consapevole, capace di bilanciare momenti di pura commedia con scene di autentica commozione. Il genere teen drama, come questa serie che ha anticipato Euphoria, non è morto, si è semplicemente evoluto. Si è spostato dal broadcast allo streaming, ha abbracciato una maggiore diversità narrativa e culturale, e ha imparato a parlare a un pubblico più esigente e consapevole. Never Have I Ever è stata una delle pioniere di questa evoluzione, e i dati di Netflix le rendono finalmente giustizia, collocandola dove merita: tra i successi autentici di una piattaforma che ha ridefinito il modo in cui consumiamo serialità televisiva.

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