Traumi adolescenziali senza filtri: prima di Euphoria, c'è una serie Netflix che ha rivoluzionato il teen drama
Scopri la serie che ha rivoluzionato il genere teen drama su Netflix affrontando traumi senza filtri e anticipando Euphoria.
13 Reasons Why: 49 episodi distribuiti su quattro stagioni che hanno tenuto incollati allo schermo milioni di spettatori in tutto il mondo, weekend dopo weekend. Tratta dal romanzo young adult di Jay Asher, la serie ha esordito su Netflix con una premessa devastante: Hannah Baker, interpretata da Katherine Langford, si è tolta la vita lasciando dietro di sé 13 cassette audio.
Ogni cassetta racconta una ragione specifica, un episodio di bullismo, violenza sessuale o tradimento che l'hanno portata alla decisione finale. Il compito di ascoltarle e dipanare questa matassa di dolore spetta a Clay Jensen, interpretato da Dylan Minnette, un compagno di classe che deve confrontarsi non solo con la perdita, ma con le verità scomode che emergono da quelle testimonianze registrate.La serie ha fatto qualcosa che poche produzioni mainstream avevano osato fare prima: ha mostrato in modo esplicito e senza filtri temi pesantissimi come il suicidio adolescenziale, lo stupro, il trauma psicologico. Non c'erano eufemismi, non c'erano dissolvenze opportune. 13 Reasons Why ha scelto l'autenticità brutale, aprendo conversazioni necessarie ma difficili nelle case, nelle scuole, nei consultori. È stata una serie importante proprio perché non ha avuto paura di essere scomoda.
Dopo le onde d'urto generate dalla prima stagione, incentrata interamente sulla morte di Hannah e sulle sue ragioni, le stagioni successive hanno evoluto la narrazione in direzioni inaspettate. La serie è diventata uno studio di personaggi a tutto tondo, esplorando le conseguenze legali della causa intentata dai genitori di Hannah, i percorsi di guarigione e responsabilizzazione dei protagonisti, e una serie di tematiche che dipingono il ritratto complesso e spesso doloroso dell'adolescenza contemporanea: identità sessuale, omofobia, la minaccia delle sparatorie nelle scuole americane, e persino l'omicidio.
Un tipo di narrazione, insomma, in cui può succedere (e, in effetti, succede) di tutto. Questa scelta stilistica e narrativa ha reso la serie un punto di riferimento generazionale, aprendo la strada a produzioni come Euphoria, che hanno poi spinto ancora più in là il confine di ciò che si può mostrare quando si parla di giovani, droghe, sesso e identità.
Le cassette di Hannah funzionano come un meccanismo a orologeria, ogni episodio svela un pezzo del puzzle che spinge lo spettatore a scoprire chi altro ha contribuito alla sua tragedia. Ll'ensemble cast è straordinario: ogni personaggio ha profondità, sfumature, segreti. Non ci sono buoni o cattivi netti, solo adolescenti che navigano le acque torbide della crescita, commettendo errori devastanti lungo il cammino.
La serie parla agli adolescenti e ai giovani adulti come se fossero in grado di gestire contenuti complessi. Le critiche sulla glorificazione del suicidio sono state numerose, così come i dibattiti sull'opportunità di mostrare certe scene. Ma 13 Reasons Why non ha mai preteso di essere facile o confortevole. Ha preteso di essere onesta.