Netflix spende troppo nei viaggi stampa e viene accusata di "corrompere" la critica
Netflix è di nuovo sul banco degli imputati: le major di Hollywood la accusano di "comprarsi" i giornalisti con lussuosi viaggi ed eventi privati
Ma, questa volta, non viene accusata di essere la principale responsabile della "morte del cinema in sala", bensì di aver coccolato un po' troppo la stampa per i vari eventi collegati alla promozione delle sue pellicole seguendo un iter ritenuto scorretto dagli studios rivali di Netflix (ergo, le major cinematografiche).
La questione è delicata e interessante e necessita di una premessa.
Quando le major invitano i/le giornalisti/e a seguire un dato evento di presentazione collegato a un film o a una serie TV, quello di offrire il pernottamento in strutture di lusso nonché (spesso) anche il viaggio in aereo è la prassi. Accade anche a noi di BadTaste e non l'abbiamo mai nascosto (anche perché non c'è nulla da nascondere). Ci sono delle regole che vanno seguite in materia di quello che possiamo o non possiamo dire durante lo svolgimento dell'opportunità stampa in sé - durante le set visit a volta è vietato anche solo citare il fatto che si sta viaggiando con quello scopo, altre volte è consentito scrivere sui social che "siamo nella località X a esplorare il set del film Y" senza però scendere nei dettagli di quello che abbiamo visto fino al termine dell'embargo.
Netflix, dal canto suo, si difende spiegando di non aver fatto nulla di diverso da quanto avviene da sempre in ambito di promozione cinematografica.
E, alla fin fine, l'impressione generale è quella di uno "scontro generazionale" fra la politica delle grandi major hollywoodiane, che prevede da sempre le "coccole" alla stampa anche se circostanziate al contesto dei junket e delle set visit e quello dei nuovi player dell'intrattenimento arrivati da Silicon Valley e dintorni che non si fanno troppi problemi di ordine morale nello spendere elevati quantitativi di dollari non solo in occasione di eventi stampa "canonici".