Netflix vuole fare un film su un caso di cronaca italiana recente: trattative già avviate per la produzione
Netflix realizzerà un film su un caso di cronaca italiaba. Una storia che divide l'Italia sui diritti dei minori.
Dalla cronaca giudiziaria al grande schermo della piattaforma streaming più popolare al mondo. La vicenda della cosiddetta "famiglia nel bosco", il nucleo anglo-australiano che ha vissuto per anni isolato in un casolare abbandonato tra i boschi dell'Abruzzo, si prepara a diventare un film. Secondo quanto riportato da fonti vicine alla produzione, le trattative con Netflix sarebbero già entrate in fase avanzata, con il colosso californiano fortemente interessato a portare sullo schermo una storia che ha diviso l'opinione pubblica italiana e aperto un dibattito profondo sui diritti dei minori, la libertà educativa e il ruolo dello Stato.
La coppia anglo-australiana aveva scelto di crescere i propri figli secondo un modello educativo radicale e anticonformista, lontano dalle istituzioni scolastiche, dalla socializzazione convenzionale e dalle comodità della vita moderna. Niente scuola, niente televisione, niente computer. Solo natura, autosufficienza e un rapporto diretto con l'ambiente circostante. Un ideale di vita che richiama inevitabilmente quello raccontato in "Captain Fantastic", il film di Matt Ross uscito nel 2016 che narrava di un padre deciso a crescere sei figli in una foresta del Pacifico nord-occidentale, lontano dal consumismo e dalle convenzioni sociali, fino a quando la morte della madre non impose un brutale ritorno alla realtà.
Il progetto cinematografico targato Netflix si concentrerebbe proprio su questo scontro tra visioni del mondo inconciliabili: da una parte l'ideale di libertà individuale spinto fino all'isolamento totale, dall'altra l'intervento dello Stato come garante dei diritti fondamentali dei minori. Un conflitto che ha generato domande scomode e legittime: cosa accadrà a quei tre bambini una volta diventati adulti, dopo un'infanzia vissuta senza mai conoscere un banco di scuola, senza relazioni con i coetanei, senza le competenze sociali che la maggior parte di noi considera scontate?
Nel frattempo, la narrazione della vicenda si allarga anche al fronte editoriale. Il 5 maggio è atteso in libreria "La nostra vita libera", il libro autobiografico scritto da Catherine Birmingham in cui la madre racconta la propria versione dei fatti, il percorso che ha portato la famiglia a scegliere quell'esistenza fuori dal mondo e la sofferenza per l'allontanamento forzato dai figli. Un testo destinato a fornire materiale prezioso anche per la costruzione del film, offrendo uno sguardo dall'interno su motivazioni, scelte e convinzioni di chi ha vissuto quella realtà.
La storia della famiglia del bosco pone interrogativi universali che vanno oltre il caso specifico. Fino a che punto può spingersi la libertà educativa dei genitori prima che diventi lesiva dei diritti dei figli? Quando l'alternativa al modello di vita dominante diventa privazione? Come si bilancia il diritto dei bambini a crescere secondo i valori della famiglia d'origine con il diritto a un'istruzione, a opportunità di sviluppo, a un futuro di scelte autonome e consapevoli?