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"Nolan era davanti a me, ero nervoso da morire" Travis Scott racconta l'esperienza sul set di Odissea di Nolan

Travis Scott debutta al cinema in Odissea di Nolan: dal nervosismo sul set con Hathaway e Pattinson.

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"Ero nervoso da morire". Parole che suonano surreali se pronunciate da chi ha appena concluso il tour rap solista più redditizio di tutti i tempi, di fronte a folle oceaniche che rasentavano le decine di migliaia di persone. Eppure Travis Scott, al secolo Jacques Bermon Webster II, ammette candidamente di essersi sentito così quando è salito su un tavolo di legno in un castello antico su un'isola remota italiana per recitare le prime battute di Odissea di Christopher Nolan.

Il primo ciak della giornata. La platea: Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson. Centinaia di comparse. E Christopher Nolan in persona, con la camera puntata dritto in faccia. "Erano tutti lì, quegli attori. E non era una delle mie serate pazze, né un party rilassato. No, era roba seria. La camera a un palmo dal mio viso, Nolan proprio lì davanti. E loro sono attori veri, tutti nella loro zona, concentratissimi".

Un battesimo del fuoco, studiato a tavolino. Nolan stesso lo ammette ridendo: "è stata una scelta consapevole mettere il primo piano di Scott proprio all'inizio delle riprese di quella giornata. L'ho buttato nella fossa dei leoni, con centinaia di comparse, star del cinema a due passi. Gli ho detto: 'Ok Travis, salta sul tavolo e inizia a recitare il Canto di Odisseo, e tieni l'attenzione di tutta la stanza'".

Sul tavolo, Scott ha fatto un respiro profondo, ha alzato il bastone e si è lanciato: "Una guerra. Un uomo. Un inganno. Un inganno per abbattere le mura di Troia e bruciarla urlante fino alle fondamenta". Così è partito il canto dell'eroe Odisseo e della sua vittoria nella guerra di Troia. Un momento che segna l'evoluzione di Travis Scott da superstar della musica a interprete cinematografico.

La relazione tra Scott e Nolan era iniziata quando il rapper, allora ventinenne, aveva contribuito alla colonna sonora di Tenet nel 2020 con il brano dei titoli di coda. Per Odissea ha co-scritto When I'm Home, ma questa volta il regista gli ha chiesto qualcosa di completamente diverso. "È un performer, ma recitare è un'altra cosa", spiega Nolan. "Sono stato molto chiaro con Travis: non l'ho assunto come musicista".

"Volevo qualcuno sullo schermo che recitasse versi e tenesse l'attenzione della sala in modo credibile, che potessimo riconoscere nel mondo di oggi. Così avremmo capito il dramma e l'emozione che derivano dal raccontare storie attraverso la poesia. Se lo tratti in termini rarefatti, se lo elevi e proponi una versione molto formale di ciò che poteva essere un bardo nel palazzo di Itaca, lo trovo alienante". - Christopher Nolan

Prima di leggere la sceneggiatura di Nolan, Scott conosceva già il poema di Omero. L'aveva letto da bambino, quando era ancora Jacques Bermon Webster II e cresceva nelle periferie di Houston. Sua nonna paterna, Bernice Webster, professoressa d'inglese, glielo aveva assegnato come parte dei compiti estivi. "Quell'estate mi fece scrivere un saggio sul libro, e io feci una porcata usando i riassunti", racconta ridendo. "Mi beccai una ramanzina perché avevo mentito sul fatto di averlo letto".

Quello che è certo è che Travis Scott ha capito da tempo che la sua visione artistica non poteva limitarsi alla musica. Ogni collaborazione, ogni partnership, ogni scelta estetica è parte di un disegno più ampio. E adesso, con Nolan che lo ha messo alla prova davanti alla crème de la crème di Hollywood e con Paramount che gli apre le porte del cinema, quel ragazzino di Houston che barava sui compiti delle vacanze sta scrivendo la sua personale odissea. Una che sua nonna Bernice approverebbe sicuramente.

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