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"Perché Spider-Man non può essere gay?" Andrew Garfield lancia la provocazione

Andrew Garfield rilancia l'idea di uno Spider-Man gay dopo 13 anni. L'attore sostiene che chiunque può indossare la tuta e chiede maggiore inclusività per il personaggio.

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Andrew Garfield non ha mai abbandonato l'idea. Anzi, dopo tredici anni, la rilancia con la stessa convinzione. L'attore britannico, che ha interpretato Peter Parker in The Amazing Spider-Man, torna a sostenere pubblicamente la possibilità di uno Spider-Man apertamente gay, una posizione che aveva già espresso nel 2013 e che continua a ritenere non solo legittima, ma necessaria.

In una recente intervista con Entertainment Weekly per promuovere il film The Uprising, Garfield è stato invitato a riflettere su quelle dichiarazioni di quasi un decennio e mezzo fa. All'epoca, durante la promozione del secondo capitolo della sua trilogia mai completata, l'attore aveva provocatoriamente suggerito che Mary Jane Watson potesse essere un uomo.

"Stavo scherzando, ma non del tutto scherzando su MJ. Avevo detto: 'E se MJ fosse un ragazzo?' Perché non possiamo scoprire che Peter sta esplorando la sua sessualità. Non sarebbe nemmeno rivoluzionario. Quindi perché non può essere gay? Perché non può essere attratto dai ragazzi?". - Andrew Garfield

La proposta non era rimasta vaga. Garfield aveva persino fatto un nome: Michael B. Jordan, all'epoca emergente dopo il successo di Chronicle e oggi stella consolidata del cinema grazie a Black Panther e Creed. L'idea di un Peter Parker che esplora un amore dello stesso sesso con un altro personaggio iconico dell'universo fumettistico avrebbe rappresentato una svolta narrativa audace, forse troppo per gli Studios di allora.

Oggi, nel 2026, Garfield non ha cambiato idea. Anzi, contestualizza quella provocazione come un atto di ribellione culturale a cui tiene ancora. "Era un esercizio di ribellione per cui provavo passione. Credo ancora che chiunque possa indossare quella tuta", afferma con convinzione. Per l'attore, il cuore pulsante di Spider-Man non risiede nella sua identità biologica, ma nella sua universalità simbolica.

"È uno dei personaggi più amati nella storia della narrativa proprio per questo", spiega Garfield. "Non vedi il colore della pelle, non vedi il genere, non vedi la sessualità. Chiunque può proiettare se stesso in quella tuta". Questa visione inclusiva del personaggio non è nuova: basti pensare a Miles Morales, l'afrolatino diventato protagonista dell'acclamata saga animata Spider-Verse, o a Spider-Gwen. Ma estendere questa filosofia anche all'orientamento sessuale di Peter Parker rimane, per molti, un territorio inesplorato e divisivo.

Garfield non arretra. "Mi piace l'idea di un luogo in cui tutti vengono onorati e tutti vengono inclusi. Era semplicemente un modo per dire: 'Perché no?' E se hai un'opinione forte in un senso o nell'altro, stai rivelando qualcosa di te stesso." Una posizione netta, che trasforma la questione da provocazione artistica a specchio sociale.

Eppure, anche nel 2026, l'ipotesi di uno Spider-Man esplicitamente gay sembra lontana dalla realtà produttiva. Sony Pictures, che detiene i diritti cinematografici del personaggio, ha certamente osato con alcune scelte narrative negli ultimi anni, ma una svolta così radicale sull'identità sessuale del suo eroe più redditizio appare improbabile. Spider-Man: Brand New Day, l'ultimo capitolo della saga con Tom Holland, ha appena infranto ogni record al botteghino senza bisogno di rivoluzionare il canone consolidato.

Che si tratti di un Peter Parker che esplora la propria sessualità o semplicemente di un ritorno nostalgico per un ultimo saluto, Andrew Garfield continua a incarnare quella visione di Spider-Man che va oltre il costume: un simbolo capace di contenere infinite identità, infinite storie, infinite possibilità. Chiunque può indossare quella tuta, sostiene. E forse, un giorno, Hollywood avrà il coraggio di credergli davvero.

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