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Prime della serie, il romanzo cult di Golding era stato adattato in un film (sottovalutato) su Prime Video

Questo film del 1990 merita una rivalutazione. Analisi del film sottovalutato con Balthazar Getty: perché questa versione è più dura e coraggiosa.

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Quando si parla de Il Signore delle Mosche, la mente corre inevitabilmente alla versione cinematografica del 1963, quella in bianco e nero diretta da Peter Brook che ha definito lo standard per le trasposizioni del romanzo di William Golding. La pellicola del 1990, invece, è finita nel dimenticatoio, schiacciata da recensioni tiepide e dalla decisione della sceneggiatrice di rimuovere il proprio nome dai titoli di coda. Eppure, a distanza di oltre trent'anni, è tempo di riconsiderare questo adattamento troppo frettolosamente liquidato come inferiore. Il romanzo di Golding, pubblicato nel 1954, non ebbe inizialmente un grande successo commerciale. Con il tempo, però, è diventato un classico della letteratura, studiato nelle scuole e analizzato per la sua spietata rappresentazione della natura umana. La storia è nota: un gruppo di ragazzini britannici si ritrova bloccato su un'isola deserta senza adulti.

Quello che inizia come un tentativo di autogoverno civilizzato degenera rapidamente in violenza tribale, superstizione e omicidio. Un'esplorazione agghiacciante di quanto sia sottile il velo della civilizzazione. La versione del 1990 opera un cambiamento significativo rispetto al libro: invece di scolari britannici, i protagonisti sono cadetti militari americani. Una scelta che ha fatto storcere il naso ai puristi, ma che in realtà funziona meglio di quanto si pensi. I cadetti hanno già una struttura gerarchica, una disciplina militare, eppure crollano comunque. Se l'addestramento e l'ordine non bastano a trattenere la barbarie, cosa può farlo? È una riflessione ancora più cupa, in un certo senso. Balthazar Getty, che anni dopo sarebbe apparso in Twin Peaks: The Return, interpreta Ralph, il ragazzo che tenta disperatamente di mantenere l'ordine e la razionalità.

Getty offre una performance solida, credibile nel mostrare la frustrazione crescente di chi vede il mondo attorno a sé sgretolarsi. Chris Furrh nei panni di Jack, il suo antagonista, porta sullo schermo una carica selvaggia e magnetica, incarnando perfettamente la seduzione del potere attraverso la forza. James Badge Dale compare come Simon, il personaggio più spirituale e tragico della storia. Uno degli aspetti più sottovalutati di questa versione è proprio la sua durezza. Dove la pellicola del 1963 suggeriva la violenza attraverso la fotografia in bianco e nero e un montaggio intelligente, il film del 1990 non risparmia nulla. La morte di Piggy, in particolare, è mostrata con una brutalità viscerale che lascia il segno. Il linguaggio è più esplicito, la tensione più palpabile. È un adattamento che non cerca di proteggere lo spettatore, e questo è precisamente il punto: Golding non ha scritto un romanzo rassicurante, perché dovrebbe esserlo il film?

C'è un'atmosfera opprimente che pervade ogni scena, un senso di inevitabilità che rende la visione quasi claustrofobica. La fotografia cattura l'isola non come un paradiso tropicale, ma come una prigione verde, un luogo dove la bellezza naturale contrasta grottescamente con l'orrore umano che vi si consuma. È un film che ti mette a disagio, e dovrebbe farlo. Il Signore delle Mosche ha influenzato una quantità impressionante di opere successive. Battle Royale deve molto alla struttura narrativa di Golding, così come Madagascar gioca con l'idea di individui civilizzati che devono sopravvivere in natura. Persino I Simpson hanno omaggiato il romanzo nell'episodio Das Bus, dove Bart e i suoi compagni replicano le dinamiche del libro dopo un incidente scolastico.

Luca Guadagnino, il regista di Suspiria del 2018, sta sviluppando un nuovo remake di Il Signore delle Mosche, segno che la storia continua a esercitare un fascino potente. Nel 2018 è uscito anche Ladyworld, una versione al femminile del concetto, con Maya Hawke e Annalise Basso, dove un gruppo di ragazze rimane intrappolato in una casa dopo un terremoto e scivola nella follia, senza contare la serie di successo su Netflix. L'archetipo narrativo funziona sempre, perché tocca paure primordiali. Il Signore delle Mosche del 1990 non è un capolavoro misconosciuto, ma nemmeno il disastro che la sua reputazione suggerisce. È un adattamento onesto, duro, che porta sullo schermo la visione pessimistica di Golding con una fedeltà emotiva più che letterale. Per chi ama il romanzo e si è lasciato scoraggiare dalle recensioni negative, vale la pena dargli una possibilità. A volte i film più interessanti non sono quelli perfetti, ma quelli che osano essere scomodi.

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