FILM

Ryan Gosling e Steve Carell nel film su Prime Video sullo smascheramento della frode di Wall Street

Su Prime Video, il film che raccontò la crisi del 2008. La storia vera dei trader che scommisero contro Wall Street e previdero il crollo dei subprime.

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A dieci anni dalla sua uscita, The Big Short - La grande scommessa di Adam McKay continua a brillare come uno dei più peculiari e incisivi film finanziari mai realizzati. Tratto dal bestseller di Michael Lewis, questo thriller economico su Prime Video trasforma la complessità della crisi dei mutui subprime del 2008 in un racconto avvincente che ancora oggi riesce a far rabbrividire per la sua attualità. Non è un documentario arido né una lezione di economia, ma un pamphlet cinematografico che ha restituito fiducia a Hollywood come strumento di critica sociale. Il film apre con una scoperta rivoluzionaria: Michael Burry, ex medico diventato gestore del fondo hedge Scion Capital, svela i meccanismi contorti dietro i bond dei mutui subprime e il mercato immobiliare statunitense. Christian Bale offre una performance autentica nei panni di questo trader eccentrico e socialmente impacciato, la cui goffaggine amplifica l'ironia della sua intuizione geniale.

Burry fa l'impensabile: scommette contro il mercato immobiliare, considerato il più stabile in assoluto. Una mossa che ai suoi clienti appare folle, ma che si rivelerà profetica. Questa decisione apparentemente assurda arriva alle orecchie del furbo banchiere Jared Vennett, interpretato da Ryan Gosling che fa anche da narratore, e degli investitori emergenti Charlie Geller e Jamie Shipley. Per pura casualità, anche loro scoprono la falla nel sistema e decidono di approfittarne. Ma è attraverso Mark Baum, il brusco e anti-establishment finanziere interpretato da Steve Carell, che il film trova il suo cuore morale. Baum scava a fondo nella frode di Wall Street, arrivando fino alle società di intermediazione, e svela la stupidità e la decadenza morale del sistema finanziario, con la complicità del governo attraverso la SEC nella creazione della bolla immobiliare.

L'humor autoironico del film funziona come una lama a doppio taglio. The Big Short vuole intrattenere come una screwball comedy, ma questo approccio rischia di compromettere il tono sobrio che un evento storico così devastante meriterebbe. La crisi ha distrutto case e mezzi di sostentamento di milioni di persone, e riderne potrebbe sembrare inappropriato. Eppure, le continue rotture della quarta parete hanno i loro vantaggi: Margot Robbie che spiega i CDO mentre fa un bagno di champagne, Selena Gomez che illustra i CDO sintetici al tavolo da gioco, Anthony Bourdain che paragona i CDO a uno stufato di pesce. Questi camei di celebrità potrebbero irritare gli esperti di finanza, ma si rivelano preziosi per chi ha una conoscenza limitata del gergo finanziario. La scrittura e lo stile da docudrama sono ambiziosi ma creativi. I montaggi fotografici reali della crisi del 2008 conferiscono un forte senso di verosimiglianza.

Il film fornisce al pubblico una conoscenza omnisciente di tutto ciò che accadrà, suscitando sentimenti di sfiducia, incredulità e derisione verso i finanzieri ignari. Questa rappresentazione è ciò che rende gli scettici di The Big Short degli anti-eroi affascinanti. Anche se traggono profitto dalla crisi, svelano la facciata e l'inganno su cui si regge il sistema sfruttatore, dando ai loro enormi guadagni un effetto catartico. Tuttavia, un po' di riflessione affonda nella consapevolezza che l'uomo comune non aveva idea di cosa stesse arrivando. Il severo rimprovero morale di Ben Rickert, interpretato da Brad Pitt, a Geller e Jamie è un triste promemoria delle realtà della gente comune: sono sempre loro a pagare il prezzo dei fallimenti sistemici.

The Big Short fa del suo meglio per illustrare le conseguenze apocalittiche della crisi attraverso una rappresentazione visiva di società d'investimento inquietantemente vuote e disseminate di detriti, accompagnata da una narrazione che suscita giusta furia per il proletariato, incolpato della crisi immobiliare mentre i veri colpevoli sfuggono alla legge. Battere il sistema, specialmente uno fraudolento, dà soddisfazione in The Big Short. È un adattamento avvincente del libro di Lewis che prende in giro l'idiozia e l'ipocrisia di Wall Street. Anche se il film morde più di quanto possa masticare, dieci anni dopo dimostra l'abilità artistica cinematografica dietro la regia di Adam McKay, che ha decisamente resistito alla prova del tempo. Un thriller finanziario che non si limita a intrattenere, ma che continua a interrogarci sulle responsabilità, sulla complicità e su quanto poco sia cambiato da allora.

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