FILM

Questa commedia con Adam Sandler su Prime Video ha osato ridere di terrorismo e stereotipi senza paura

Analisi della commedia folle di Adam Sandler del 2008 con un agente israeliano che diventa parrucchiere a New York.

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Esistono film che sfidano ogni logica narrativa, che sputano in faccia al politically correct e che ti lasciano con una domanda fondamentale: ma cosa diavolo ho appena visto? You Don't Mess with the Zohan - Tutte le donne vengono al pettine, su Prime Video, è esattamente questo tipo di esperienza cinematografica. Un delirio comico firmato Adam Sandler e Judd Apatow che nel 2008 ha osato fare ciò che Hollywood non oserebbe mai oggi: ridere di terrorismo, stereotipi mediorientali e anziane vogliose con la stessa disinvoltura con cui si ordina una pizza. La premessa del film suona come il sogno febbrile di uno sceneggiatore impazzito. Zohan è un agente israeliano con capacità che vanno oltre l'umano. Non parliamo di supereroi nati da esperimenti gamma o raggi cosmici, ma di pura, incontrollabile virilità.

Questo personaggio cattura proiettili con il naso, cucina pesce usando le proprie natiche nude come piastra riscaldante e possiede una forza fisica che fa sembrare i Navy SEAL dei boy scout. È un dio del testosterone avvolto in pantaloni attillati e armato di un accento mediorientale volutamente esagerato. Ma ecco il colpo di scena che nessuno si aspetta: questo superman ebraico decide di abbandonare la caccia ai terroristi per inseguire il suo vero sogno americano. Vuole diventare parrucchiere a New York. Non un agente sotto copertura, non una spia infiltrata. Un vero, genuino hair stylist specializzato in tagli e piega. La trasformazione è ovviamente assurda ed esilarante, e Adam Sandler si getta nel ruolo con una dedizione che raramente mostra nelle sue commedie più pigre. Una volta approdato a New York, Zohan non si limita a tagliare capelli.

Offre un servizio completo che include, come bonus post-taglio, rapporti sessuali con le clienti. Sì, avete letto bene. Il suo metodo di ringraziamento per la fiducia accordatagli include prestazioni sessuali che lasciano le signore anziane del quartiere letteralmente in fila fuori dal salone. Mrs. Garrett, dopo una sessione che fa tremare i muri, conferma che il servizio è eccellente sotto ogni punto di vista. Ben presto il passaparola trasforma Zohan nel parrucchiere più richiesto della città, con una clientela composta principalmente da donne mature disposte a fare la fila pur di ricevere il trattamento completo. La sceneggiatura, co-scritta da Judd Apatow e Adam Sandler, rappresenta l'incontro tra due mondi comici apparentemente incompatibili. Da una parte c'è la Frat Pack apatowiana, nota per le commedie crude ma emotivamente intelligenti come Knocked Up o Superbad.

Dall'altra c'è la Happy Madison Gang di Sandler, specializzata in umorismo slapstick e personaggi esagerati. Il risultato non è un compromesso tra i due stili, ma una virata netta verso il territorio dell'assurdo. Zohan non cerca di essere una commedia intelligente con cuore. Non vuole commuoverti o farti riflettere sulla condizione umana. Vuole soltanto farti ridere fino a quando non ti fanno male gli addominali, usando ogni strumento a disposizione: gag visive estreme, battute sul pene, stereotipi culturali spinti al parossismo. Il film si posiziona più vicino ad Austin Powers che a qualsiasi altra commedia contemporanea, abbracciando una comicità cartoonesca dove ogni scena cerca di superare la precedente in termini di follia pura. Gli stereotipi sono il carburante che alimenta l'intera macchina comica. Israeliani e arabi vengono rappresentati attraverso cliché talmente esagerati da diventare paradossali.

I vicini arabi di Zohan lo riconoscono come il leggendario cacciatore di terroristi e tentano di eliminarlo, ma fortunatamente sono molto più bravi a guidare taxi che a portare a termine missioni omicide. Nel frattempo, un gruppo di imprenditori senza scrupoli cerca di fomentare lo scontro tra le comunità araba ed ebraica del quartiere per cacciarle via e costruire un mega-centro commerciale. Il film non risparmia nessuno. Per bilanciare le prese in giro verso mediorientali ed ebrei, vengono inseriti anche alcuni redneck americani da deridere. È una strategia di offesa democratica: se tutti vengono presi in giro allo stesso modo, tecnicamente nessuno può lamentarsi troppo. Una logica discutibile, forse, ma funzionale al tipo di commedia che Zohan vuole essere.

È un film costruito su gag visive, battute sui genitali maschili e caricature pazzesche. Per chi apprezza questo tipo di umorismo senza filtri, You Don't Mess with the Zohan funziona meglio di qualsiasi altra commedia dai tempi di Austin Powers. La mazza da baseball comica di Sandler, volutamente insensibile e politicamente scorretta, colpisce duro e senza pietà. Non cerca il tuo rispetto intellettuale. Vuole solo farti ridere fino alle lacrime, anche se domani mattina ti vergognerai un po' di averlo fatto. Il film rappresenta un esperimento interessante nel panorama delle commedie contemporanee. Mentre il cinema comico si spostava verso narrazioni più sofisticate ed emotivamente complesse, Zohan faceva retromarcia a tutta velocità verso l'era delle commedie demenziali senza pretese. Un supereroe ebreo che abbandona la guerra per diventare parrucchiere e seduttore seriale di pensionate non è esattamente il concept che ti aspetti da una collaborazione Apatow-Sandler, eppure funziona proprio per la sua assurdità totale.

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