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Questo film con Edward Norton su Prime Video batte The Prestige: perché è invecchiato meglio

Perché questo film con Edward Norton è invecchiato meglio di The Prestige di Nolan: analisi del thriller del 2006 su magia, potere e class struggle nella Vienna.

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Hollywood ama raddoppiare. Due film su Truman Capote a distanza ravvicinata, due su Biancaneve nello stesso anno, e poi il caso più affascinante: due pellicole sui magicians vittoriani uscite quasi in contemporanea. Nel 2006 arriva The Prestige di Christopher Nolan, con Christian Bale e Hugh Jackman. Poco dopo, nel 2007, tocca a The Illusionist - L'illusionista di Neil Burger, disponibile su Prime Viedeo, con Edward Norton. Sulla carta, una battaglia persa in partenza per il secondo. Eppure, a quasi vent'anni di distanza, è proprio il film meno celebrato a rivelare la mano vincente. The Illusionist non ha mai goduto dell'hype che circonda tutto ciò che porta la firma di Nolan. Non ha avuto un David Bowie in versione automa né la complessità labirintica che ha reso The Prestige un cult per cinefili. Ma ha qualcosa di più prezioso: controllo, focus, e un finale che non cerca di impressionarti con acrobazie narrative, ma di soddisfarti con eleganza.

La storia è ambientata nella Vienna di inizio Novecento, città delle innovazioni in psicologia, demagogia e isteria di massa. Un contesto perfetto per un illusionista. Edward Norton interpreta Eisenheim, nato Abramovitz, figlio di un modesto falegname austriaco che da bambino scopre il talento per la magia. Il suo primo pubblico è Sophie, una ragazzina aristocratica che si incanta davanti ai suoi trucchi. È un amore innocente e platonico, stroncato dalle autorità prima che possa sbocciare. I due vengono separati, lei torna al suo mondo di privilegi, lui sparisce. Anni dopo, Eisenheim riappare sul palcoscenico della capitale, ormai adulto, celebre, austero. Niente assistenti in paillettes, niente effetti speciali pacchiani. Solo lui, la sua presenza magnetica, e trucchi che lasciano il pubblico senza fiato. Tra gli spettatori c'è il principe Leopold, interpretato da Rufus Sewell con quella mistura perfetta di altezzosità e insicurezza che solo lui sa dosare. Leopold è fidanzato con una giovane donna bellissima, Jessica Biel.

Una sera, durante uno spettacolo, il principe permette con sufficienza alla sua promessa sposa di scendere dal palco reale per assistere Eisenheim in un numero. Solo quando sono faccia a faccia, sotto i riflettori, i due si riconoscono. Lei è Sophie. E il destino, pericoloso e inevitabile, si rimette in moto. Qui sta il primo colpo di genio del film: non è un duello tra due maghi. È uno scontro tra un mago e un principe. The Prestige si annulla nella simmetria dei suoi protagonisti, due illusionisti ossessionati che si specchiano e si distruggono a vicenda. The Illusionist sceglie l'asimmetria, e con essa una tensione più interessante: non si tratta solo di prestigio scenico, ma di prestigio sociale, politico, persino razziale. Leopold è un aristocratico reazionario, convinto che il paese non debba essere "governato da bastardi". Non viene mai esplicitato, ma è chiaro: considera Eisenheim, nato Abramovitz, uno di quei "bastardi". Un ebreo. Un plebeo. Eppure questo plebeo gode di una popolarità che il principe non può comprare. Eisenheim ha carisma, modernità, una forma di democrazia nel consenso che riceve.

Leopold, invece, ha solo il titolo e la tracotanza di chi è abituato a comandare senza meritare. Il principe si reca dietro le quinte, con fare paternalistico, e chiede a Eisenheim di rivelargli i suoi segreti. L'illusionista rifiuta, garbatamente ma fermamente. Non per slealtà, ma per orgoglio professionale. Leopold non può sopportarlo. Si sente umiliato, anche se deve fingere divertimento davanti ai cortigiani. E quando scopre che la sua fidanzata ha ripreso i contatti con il mago, la rabbia diventa vendetta. Ordina al capo della polizia, Uhl, interpretato da Paul Giamatti, di schiacciare Eisenheim. Giamatti, con quel volto da burocrate tormentato, è il terzo polo del film. Non è né il villain né l'eroe, ma l'uomo nel mezzo, costretto a obbedire a un potere che disprezza pur sapendo di essere complice. È lui il vero testimone del duello, e alla fine sarà lui a capire cosa è successo davvero.

Dove The Illusionist supera davvero The Prestige è nel finale. Entrambi i film vogliono ingannarti, rivelare un trucco finale che ribalta tutto. Ma mentre Nolan ti bombarda con una rivelazione che richiede diagrammi e seconde visioni, Burger ti offre una soluzione indovinabile, ma non per questo meno soddisfacente. Anzi: è più realistica, più umana, e soprattutto non ti fa sentire preso in giro. Ti fa sorridere, come quando capisci un gioco di prestigio ben fatto e apprezzi l'abilità dell'artista. The Illusionist non è perfetto. È meno ambizioso, meno barocco, meno citato. Ma è anche più onesto, più concentrato, più elegante. Non cerca di dimostrarti quanto è intelligente. Vuole solo raccontarti una bella storia, con un tocco di magia, un pizzico di politica, e una riflessione sottile ma chiara: la realtà è più misteriosa di qualsiasi illusione. E in un'epoca in cui il cinema si perde spesso in effetti speciali e colpi di scena vuoti, questa modestia intelligente è un pregio raro.

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