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Questo film di Sam Mendes su Prime Video trasforma la Seconda Guerra Mondiale in un incubo fantascientifco

Analisi del film di guerra rivoluzionario girato in un'unica inquadratura continua. Piano sequenza, cast, trama e tecnica cinematografica.

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Sam Mendes ha compiuto un'impresa che sembrava impossibile: trasformare l'orrore della Prima Guerra Mondiale in un'esperienza cinematografica talmente immersiva da risultare quasi insostenibile. 1917, disponibile su Prime Video, non è semplicemente un film di guerra, è un viaggio allucinato attraverso un paesaggio postapocalittico che pare uscito da un incubo fantascientifico, eppure affonda le radici nella realtà storica del Fronte Occidentale. Il regista britannico, insieme alla co-sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns, ha orchestrato una narrazione che fonde la tensione di un heist movie con l'angoscia di un thriller distopico. Ma è la scelta tecnica a rendere 1917 un'opera rivoluzionaria: l'intero film è costruito come un'unica, estenuante inquadratura continua. Il direttore della fotografia Roger Deakins ha creato un piano sequenza fluido e inarrestabile che accompagna i protagonisti per tutta la durata del racconto, con montaggi digitali nascosti così abilmente da risultare quasi invisibili allo spettatore.

La trama si sviluppa attorno a una missione apparentemente semplice ma dal peso insostenibile. Blake e Schofield, interpretati rispettivamente da Dean-Charles Chapman e George MacKay, sono due caporali messaggeri. L'esercito britannico, ingannato da quella che sembrava una ritirata tedesca, sta per lanciare un'offensiva destinata al massacro: le fotografie aeree hanno rivelato che i tedeschi si sono semplicemente ritirati verso posizioni meglio difendibili, preparando una trappola mortale. Con le comunicazioni telefoniche interrotte, l'unico modo per avvertire un'intera divisione e impedire un bagno di sangue è attraversare la terra di nessuno a piedi. Ed è qui che inizia l'odissea. I due soldati si muovono attraverso un teatro dell'assurdo fatto di ceppi d'albero spezzati, crateri trasformati in laghi di fango, cadaveri e topi. Quando raggiungono le trincee tedesche abbandonate, scoprono con sgomento quanto siano meglio costruite, quanto più organizzato ed equipaggiato sia il nemico.

È una rivelazione che getta un'ombra sinistra sulle reali possibilità di vittoria. Mendes e Deakins riescono a trasmettere non solo il terrore e il senso di futilità che attanaglia Blake e Schofield, ma anche quella strana miscela di nausea ed euforia che accompagna chi sopravvive momento per momento, aggrappandosi disperatamente alla vita mentre i colpi di cecchino esplodono nelle orecchie. La tecnica del piano sequenza crea un effetto quasi teatrale: lo spettatore diventa testimone di due persone che attraversano uno spazio ininterrotto, condividendone ogni passo, ogni respiro affannoso. Una delle sequenze più straordinarie coinvolge un pilota tedesco il cui aereo precipita quasi addosso ai due protagonisti. C'è un attimo di pura umanità quando il nemico esce barcollando dal relitto in fiamme, morente e implorante acqua. Schofield corre verso una pompa arrugginita per soccorrerlo e proprio in quel momento, alle spalle dello spettatore, fuori campo, si consuma l'evento più fatale dell'intera storia. È una scelta narrativa di un'audacia sconvolgente, che ribalta ogni convenzione del linguaggio cinematografico. E funziona perfettamente.

Il film evoca echi di grandi classici: le scene nelle trincee richiamano Orizzonti di gloria di Kubrick, mentre certe battute disperate pronunciate nel caos della battaglia sembrano strappate ad Apocalypse Now (che ha incontrato le critiche di uno storico di guerra). Quando il protagonista urla "Dov'è il vostro ufficiale comandante" in mezzo ai commilitoni terrorizzati, è impossibile non pensare al regista televisivo che nel capolavoro di Coppola implorava i soldati di non guardare in macchina. La tecnica dell'inquadratura continua genera un paradosso affascinante: mentre promette immersione totale, crea al contempo una forma di straniamento, una distanza che rende ancora più aliena e pura l'esperienza dei due soldati. Le loro vicende sono bizzarre, sconvolgenti, eppure da questo fango emergono lampi di compassione tragica, momenti di empatia strappati con le unghie dall'orrore circostante.

1917 rappresenta il lavoro più ambizioso e appassionato di Mendes dai tempi di Jarhead del 2005, un film incompreso e sottovalutato che già esplorava il genere bellico da prospettive non convenzionali. Questa volta, però, il regista britannico ha alzato l'asticella fino a toccare vette che sembravano irraggiungibili, dimostrando che il cinema può ancora sorprendere, sconvolgere, reinventarsi. Il risultato è un'opera che non lascia indifferenti: un viaggio in tempo reale attraverso l'inferno della Grande Guerra, dove la tecnica virtuosistica non è mai fine a se stessa ma al servizio di una narrazione potente, viscerale, indimenticabile. Un film che ti trascina nel fango delle Fiandre e non ti molla fino all'ultimo fotogramma, lasciandoti svuotato, commosso e profondamente scosso dalla sua bellezza terribile.

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