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Questo film ha conquistato la Palma d'Oro su Prime Video demolendo ricchi e influencer su uno yacht

Su Prime Video, la satira di Ruben Östlund su miliardari naufraghi. Trama, cast, significato del film vincitore di Cannes.

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Nel 2022 il Festival di Cannes ha incoronato con la Palma d'Oro un film che ha fatto parlare di sé per la sua satira feroce e senza compromessi: Triangle of Sadness (disponibile su Prime Video), diretto dal regista svedese Ruben Östlund. Per il cineasta scandinavo si è trattato del secondo trionfo sulla Croisette dopo The Square del 2017, confermando la sua capacità unica di sezionare con bisturi chirurgico le contraddizioni della società contemporanea. Triangle of Sadness è un'opera ambiziosa e stratificata, della durata di 147 minuti, che si sviluppa in tre atti distinti. Il primo introduce il mondo patinato della moda attraverso gli occhi di Carl e Yaya, interpretati rispettivamente da Harris Dickinson e Charlbi Dean. Lui è un modello alle prese con l'ansia del tempo che passa, consapevole che nel settore della moda le rughe non sono tollerate. Lei è un'influencer di successo, abituata a documentare ogni momento della propria esistenza privilegiata su Instagram.

La loro relazione, apparentemente perfetta in superficie, rivela sin da subito crepe profonde quando si trovano a discutere di chi debba pagare il conto al ristorante, in una scena che mette a nudo le dinamiche di potere e le convenzioni di genere nelle relazioni moderne. Il secondo atto rappresenta il cuore pulsante del film e si svolge su uno yacht di lusso nel Mar Mediterraneo. Non uno yacht qualsiasi, ma il Christina O, la leggendaria imbarcazione appartenuta al magnate greco Aristotele Onassis. Qui Carl e Yaya si ritrovano ospiti insieme a una galleria di super-ricchi: c'è Dimitry, oligarca russo arricchitosi vendendo fertilizzanti (ispirato alla figura reale di Dmitry Rybolovlev), una coppia di anziani fabbricanti di armi, e altri rappresentanti dell'élite globale. L'equipaggio, composto prevalentemente da filippini e personale di servizio, è addestrato a soddisfare ogni capriccio degli ospiti, cancellando la propria individualità per diventare estensioni invisibili del lusso.

Ma è nel terzo atto che Triangle of Sadness mostra il suo colpo di genio narrativo. Dopo un naufragio, alcuni sopravvissuti si ritrovano su un'isola deserta. Qui le carte vengono completamente rimescolate: Abigail, una donna filippina che lavorava come addetta alle pulizie sullo yacht e interpretata magistralmente da Dolly de Leon, è l'unica a possedere competenze pratiche di sopravvivenza. Sa pescare, sa accendere un fuoco, sa procurare cibo. I miliardari, privati del loro denaro, del personale di servizio e delle strutture che sostenevano il loro potere, diventano completamente dipendenti da lei. Questo ribaltamento dei ruoli sociali è il fulcro della riflessione di Östlund. Abigail diventa la vera padrona, stabilendo una nuova gerarchia dove chi sa fare conquista il potere. Carl, il giovane modello, si ritrova a dover negoziare la propria posizione in questa società rovesciata, arrivando a scambiare favori sessuali per accesso al cibo e alla protezione. Il film esplora senza pietà come il potere non sia mai assoluto ma sempre contestuale, dipendente dalle strutture che lo sostengono.

Il film ha ricevuto un'accoglienza trionfale dalla critica internazionale, che ha apprezzato sia la ferocia della satira sia la precisione formale della messa in scena. Dopo la Palma d'Oro a Cannes, sono arrivate tre nomination agli Oscar 2023 per miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura originale, un risultato notevole per un'opera così audace e divisiva. Triangle of Sadness purtroppo porta con sé anche una nota tragica. L'attrice sudafricana Charlbi Dean, che interpreta Yaya con una miscela perfetta di superficialità apparente e fragilità nascosta, è morta nell'agosto 2022 all'età di soli 32 anni, poche settimane dopo l'uscita del film nelle sale. La causa è stata una setticemia fulminante. Per lei, questo lavoro rappresenta l'ultima interpretazione cinematografica, un testamento involontario di un talento che non ha potuto esprimersi ulteriormente.

Triangle of Sadness è un film lungo, a tratti eccessivo, sicuramente compiaciuto della propria intelligenza. Östlund non fa sconti allo spettatore e non cerca facili simpatie. Eppure, nei suoi momenti migliori raggiunge vette di cinema irresistibile, capace di far ridere e riflettere simultaneamente, di disgustarci e affascinarci, di mostrarci quanto sia sottile il confine tra civiltà e barbarie, tra lusso e miseria, tra padrone e servo. In un'epoca in cui le disuguaglianze sociali continuano ad ampliarsi e il mondo degli influencer domina l'immaginario collettivo, questo film arriva come un promemoria scomodo: tutto il potere, tutto il lusso, tutta l'apparenza possono dissolversi in un istante. E quando succede, quando le strutture crollano, chi saprà davvero sopravvivere.

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