Questo thriller su Netflix con Keanu Reeves e Chris Evans completa quello che Training Day aveva iniziato
Questo film con Keanu Reeves su Netflix è un thriller poliziesco del 2008 scritto da James Ellroy e diretto da David Ayer. Scopri perché merita di essere riscoperto.
Quando si pensa a Keanu Reeves, l'immagine che emerge spontaneamente è quella dell'eroe incorruttibile: Neo che libera l'umanità dalla Matrix, John Wick che vendica il suo cane, l'agente dell'FBI Johnny Utah che infiltra i surfisti rapinatori. Eppure, nel 2008, l'attore canadese ha indossato i panni di un personaggio agli antipodi del suo repertorio abituale: un detective corrotto, violento e moralmente compromesso. Il film si chiama Street Kings - La notte non aspetta, è su Netflix ed è uno di quei thriller criminali che meritano di essere riscoperti, soprattutto per chi ama il cinema poliziesco sporco e senza compromessi. Street Kings non è un sequel diretto di Training Day, il capolavoro del 2001 che consegnò a Denzel Washington il suo primo Oscar come miglior attore protagonista per l'interpretazione del corrotto detective Alonzo Harris. Eppure, tra i due film esiste un legame profondo che va oltre la semplice somiglianza tematica.
La sua tecnica è brutale ed efficace, ma profondamente illegale. Quando un collega viene assassinato e Ludlow si ritrova coinvolto nell'indagine, inizia a scoprire una rete di corruzione che arriva ai vertici del dipartimento. Accanto a Reeves, il film vanta un cast di prim'ordine. Chris Evans, che sarebbe diventato Capitan America solo quattro anni dopo, interpreta il detective Diskant, un giovane poliziotto entusiasta che rappresenta l'idealismo ancora non corrotto. Il suo personaggio funziona come contrappunto a Ludlow, mostrando cosa avrebbe potuto essere il protagonista prima che il dolore lo trasformasse. Forest Whitaker veste i panni del capitano Jack Wander, superiore e mentore di Ludlow, mentre Hugh Laurie, all'apice della popolarità grazie alla serie Dr. House, interpreta un capitano coinvolto nelle indagini interne. La morte del personaggio di Evans, sebbene prevedibile per chi conosce i codici del genere, risulta comunque d'impatto.
Diskant rappresenta l'innocenza perduta, l'ultimo baluardo di integrità in un sistema marcio fino al midollo. La sua eliminazione segna il punto di non ritorno per Ludlow, il momento in cui deve scegliere se continuare a essere complice della corruzione o tentare una qualche forma di redenzione. Ed è proprio qui che Street Kings si distingue da Training Day. Mentre Alonzo Harris muore senza redenzione, vittima della sua stessa arroganza e dei tradimenti che ha accumulato, Tom Ludlow intraprende un percorso diverso. Il finale del film lo vede determinato a cambiare, a fare meglio, a riconquistare quella dignità che aveva sepolto insieme al dolore per la perdita della moglie. È un finale più ottimista, quasi una risposta alternativa alla domanda: cosa succederebbe se un poliziotto corrotto decidesse di fermarsi prima di attraversare il punto di non ritorno.
Street Kings resta un film sottovalutato che merita l'attenzione degli appassionati di thriller criminali. Non è perfetto, e sicuramente non è all'altezza del capolavoro di Antoine Fuqua che lo ha ispirato. Ma è un film solido, ben recitato, che offre una prospettiva leggermente diversa sulle stesse tematiche. Dove Training Day terminava con la morte del corrotto, Street Kings offre la possibilità della redenzione. Per chi ha amato l'intensità morale di Training Day, la violenza calibrata e il ritratto senza sconti di un sistema di polizia compromesso, Street Kings rappresenta il perfetto seguito spirituale. Non è necessario vederlo come un sequel o un tentativo di replicare la formula vincente del predecessore. È piuttosto un'altra storia ambientata nello stesso universo tematico, con personaggi diversi che affrontano dilemmi simili e fanno scelte diverse.