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Uno storico del West valuta positivamente questo film dei Coen con James Franco su Netflix

Questo film dei Coen su Netflix è stato analizzato da un vero storico del West: quanto è accurato? Voto 7/10 tra mito e realtà storica.

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Quando i fratelli Coen decidono di misurarsi con un genere cinematografico, lo fanno sempre con quella miscela inconfondibile di reverenza e ironia che è diventata il loro marchio di fabbrica. The Ballad of Buster Scruggs - La ballata di Buster Scruggs, approdato su Netflix nel 2018, rappresenta la loro incursione più ambiziosa nel territorio del western classico: sei vignette ambientate nella frontiera americana del XIX secolo, sei storie autonome unite da un filo narrativo fatto di violenza, umorismo nero e riflessioni esistenziali sulla natura umana. Ma quanto di ciò che vediamo sullo schermo corrisponde alla realtà storica del Vecchio West. A rispondere è Michael Grauer, storico specializzato nell'Old West e cowboy nella vita reale, che ha analizzato diverse scene del film per valutarne l'accuratezza storica. Il suo verdetto finale, un 7 su 10, potrebbe sembrare generoso a prima vista, ma nasconde una lettura più sottile dell'opera dei Coen.

Il personaggio di Buster Scruggs, interpretato da Tim Blake Nelson, è volutamente anacronistico. Con il suo costume impeccabile, la chitarra sempre a portata di mano e l'atteggiamento spensierato, Scruggs è una parodia affettuosa dei cowboy cantanti che popolavano il cinema degli anni Trenta e Quaranta. Grauer lo definisce "esilarante" proprio per questo motivo: è Roy Rogers o Gene Autry catapultati indietro nel tempo, in un'epoca in cui nessuno avrebbe mai indossato costumi così elaborati o si sarebbe comportato in modo così teatrale. Questo approccio meta-cinematografico dei Coen è evidente fin dalla prima sequenza. Il protagonista entra in un saloon attraverso le iconiche porte a battente, quelle che tutti associamo ai western classici. Eppure, come spiega Grauer, quelle porte sono un'invenzione di Hollywood. La maggior parte dei saloon storici aveva entrate normali, ma l'immaginario collettivo costruito da decenni di pellicole ha trasformato questo dettaglio in un elemento imprescindibile del genere.

I saloon stessi vengono rappresentati con una certa fedeltà storica per quanto riguarda la loro funzione sociale. Erano effettivamente luoghi di ritrovo, ma attraevano soprattutto elementi criminali, giocatori d'azzardo e bevitori. Le risse esistevano davvero, ma qui i fratelli Coen esagerano per effetto drammatico: le zuffe storiche coinvolgevano di solito solo un paio di persone e si risolvevano rapidamente, senza le coreografie distruttive che vediamo nei film. Un altro elemento interessante riguarda l'economia della frontiera. Grauer sottolinea come le rapine in banca, così centrali nell'iconografia western, fossero in realtà piuttosto rare nelle piccole città di frontiera. La società del tempo funzionava prevalentemente attraverso il baratto, con pochissimo denaro contante in circolazione. Solo le banche delle comunità più consolidate disponevano di liquidità sufficiente da giustificare il rischio di una rapina. I Coen, da studiosi del genere quali sono, conoscono bene queste sfumature storiche.

The Ballad of Buster Scruggs arriva dopo una lunga e fruttuosa relazione tra i registi e il genere western. Il loro esordio, Blood Simple del 1984, era già un neo-western a basso budget che ha lanciato la loro carriera. Nel 2007 hanno sfornato il tetro e violentissimo No Country for Old Men, seguito nel 2010 da True Grit, il loro primo vero western in costume d'epoca. Anche film apparentemente lontani dal genere, come Fargo, Il grande Lebowski o Fratello, dove sei, contengono elementi riconducibili alla tradizione western. Il cast stellare distribuito tra le sei vignette include nomi come Liam Neeson, James Franco, Tom Waits e Clancy Brown, ciascuno dei quali offre una performance calibrata sul tono specifico del proprio segmento. La struttura antologica permette ai Coen di esplorare diversi registri narrativi mantenendo fresco l'interesse dello spettatore, alternando violenza grottesca, commedia nera, ironia tagliente e momenti di inaspettata poesia visiva.

La critica ha accolto favorevolmente il film, con un 89% su Rotten Tomatoes e un punteggio di 79 su Metacritic. Gli spettatori si sono dimostrati leggermente meno entusiasti, segno che la frammentazione narrativa e il tono cinico possono risultare divisivi. Ma è proprio questa capacità di iniettare umorismo nero in un genere spesso preso troppo sul serio che rende il lavoro dei Coen così distintivo. Il voto di 7 su 10 assegnato da Michael Grauer a The Ballad of Buster Scruggs è il riconoscimento di un'operazione culturale sofisticata. I Coen non stavano cercando di realizzare un western storicamente impeccabile in stile documentaristico. Stavano invece costruendo un dialogo meta-testuale con il genere stesso, celebrandone i miti mentre ne smontavano delicatamente le convenzioni più artificiose.

Il film conferma i Coen come maestri assoluti del western moderno, capaci di reinventare il genere mantenendone l'essenza. Che si tratti del neo-western urbano di No Country for Old Men - Non è un paese per vecchi, del western classico rivisitato di True Grit o della decostruzione giocosa di The Ballad of Buster Scruggs, i due registi hanno dimostrato una versatilità impressionante nell'affrontare uno dei generi più iconici del cinema americano. L'accuratezza storica, in questo contesto, diventa quasi un dettaglio secondario. Ciò che conta è l'accuratezza emotiva e culturale con cui i Coen hanno catturato non tanto il Vecchio West reale, quanto l'idea del Vecchio West che abita nell'immaginario collettivo occidentale, costruita attraverso generazioni di racconti, canzoni, film e televisione. In questo senso, il loro western è perfettamente fedele alla sua fonte più importante: il mito stesso della frontiera americana.

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