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Se hai amato Star Wars allora non puoi perderti questa serie sci-fi che ti terrà incollato al divano

The Captive's War è la nuova serie sci-fi di Prime Video dai creatori di The Expanse: un universo alieno che potrebbe riscrivere le regole del genere.

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Nel panorama della fantascienza televisiva, dominato da franchise miliardari e sequel in serie, emerge un progetto capace di alzare lo sguardo verso qualcosa di più ambizioso. Si chiama The Captive's War, è in sviluppo su Prime Video e porta la firma degli stessi autori che hanno costruito The Expanse, una delle produzioni sci-fi più solide e rispettate dell'ultimo decennio. Non è l'ennesimo spin-off ambientato in una galassia lontana lontana, né l'adattamento di un fumetto già noto. È qualcosa di diverso, e i segnali che arrivano dalle prime fasi di sviluppo suggeriscono che il progetto abbia tutte le carte per diventare il prossimo punto di riferimento del genere, quello che i fan aspettano ogni volta che la fantascienza televisiva entra in una fase di stanca.

Chi c'è dietro e perché conta

Il peso specifico del team creativo è il primo argomento a favore. Daniel Abraham e Ty Franck, che scrivono insieme sotto lo pseudonimo James S.A. Corey, sono gli autori dei romanzi originali e saranno sceneggiatori ed executive producer della serie. Al loro fianco lavorano Naren Shankar come showrunner e Breck Eisner alla regia, entrambi veterani di The Expanse. I quattro hanno fondato insieme la società di produzione Expanding Universe, in accordo con Amazon MGM Studios, con l'obiettivo dichiarato di sviluppare l'adattamento televisivo con la stessa cura e la stessa visione che avevano caratterizzato il loro lavoro precedente. Non si tratta di un'operazione puramente commerciale affidata a mani diverse: è lo stesso nucleo creativo che riprende il proprio universo narrativo e lo porta su un nuovo piano.

La trama: l'umanità schiavizzata dai Carryx

La storia parte da una premessa che non lascia spazio alla comodità narrativa. L'umanità non è la specie dominante. Non esplora la galassia, non combatte guerre stellari tra fazioni umane, non sopravvive su astronavi di fortuna. È stata conquistata dai Carryx, un impero alieno che espande il proprio potere assorbendo altre civiltà e sfruttandone l'utilità biologica. Le specie conquistate non vengono semplicemente schiavizzate: vengono selezionate, testate, messe in competizione tra loro. Quelle che si rivelano utili sopravvivono. Le altre vengono eliminate. In questo contesto brutale si muove Dafyd Alkhor, uno scienziato rapito dai colonizzatori, disposto a fare qualsiasi cosa pur di rendersi indispensabile ai propri aguzzini e, nel frattempo, sabotarli dall'interno. È una struttura narrativa che richiama esplicitamente il Libro biblico di Daniele, e gli autori non hanno mai nascosto questa ispirazione.

A due anni dalla fine di The Expanse (foto), gli autori statunitensi Ty Franck e Daniel Abraham presentano Captive War trilogy, di ispirazione biblica

Un universo alieno costruito per stupire

Rispetto a The Expanse, che puntava su un'estetica quasi realistica con elementi alieni tenuti volutamente in secondo piano, The Captive's War parte da premesse visivamente molto più ambiziose. I Carryx non sono umanoidi. L'universo narrativo include decine di specie extraterrestri diverse tra loro, con morfologie che spaziano da creature simili ad aracnidi a forme che ricordano meduse, fino a esseri paragonabili a granchi delle dimensioni di un cane. Le tecnologie di questo universo non sono fatte di metallo e circuiti: sono tecnologie biologiche viventi, con astronavi organiche e città extraterrestri che funzionano come ecosistemi autonomi. Tradurre tutto questo sullo schermo richiederà un budget considerevole e scelte produttive coraggiose. Ma se il team riuscirà a restituire anche solo parte di questo worldbuilding, il risultato visivo potrebbe essere qualcosa che la televisione non ha ancora visto.

La trilogia come vantaggio strutturale

C'è un elemento che distingue questo progetto dalla storia produttiva di The Expanse, e vale la pena sottolinearlo. Quella saga nasceva da una serie di romanzi ampia, complessa, con un numero di personaggi e sottotrame che rendeva ogni stagione un equilibrio difficile da mantenere. Il programma ha rischiato la cancellazione più volte prima di trovare la sua dimensione definitiva. The Captive's War si basa su una trilogia, affiancata da racconti brevi e novelle che arricchiscono l'universo senza appesantire la trama principale. Il primo romanzo, The Mercy of Gods, è uscito nel 2024 ed è entrato nella lista dei bestseller del New York Times. Il secondo, The Faith of Beasts, è arrivato nell'aprile 2026. Avere un arco narrativo già definito e concluso dovrebbe permettere agli autori di sviluppare la serie con una progressione più organica, evitando le derive che spesso affliggono i grandi adattamenti quando la fonte originale è ancora in corso di pubblicazione.

Il momento giusto per una fantascienza diversa

La domanda che vale la pena porsi è perché proprio adesso. La risposta sta nel contesto. La fantascienza televisiva degli ultimi anni è stata dominata da franchise consolidati, da universi già esplorati, da produzioni che puntano sulla nostalgia più che sulla costruzione di qualcosa di nuovo. Il pubblico che ha amato Star Wars, Star Trek, The Expanse conosce bene quel senso di meraviglia che arriva quando una storia di fantascienza funziona davvero, quando costruisce un universo credibile e ti chiede di abitarlo per qualche ora a settimana. The Captive's War sembra puntare esattamente a quella sensazione, con un approccio narrativo più cupo e stratificato rispetto alla media del genere e un universo abbastanza originale da non sembrare il déjà vu di qualcosa già visto.

Perché tenerla d'occhio

Non ha ancora una data di uscita ufficiale e la produzione è ancora nelle prime fasi. Ma i segnali sono tutti nella direzione giusta: autori solidi, team creativo con un track record preciso, materiale di partenza già collaudato dal pubblico dei lettori. The Captive's War ha tutte le premesse per diventare la serie sci-fi di cui il genere ha bisogno in questo momento, quella capace di alzare il livello della conversazione e ridefinire cosa può fare la fantascienza televisiva quando sceglie di prendersi sul serio. Vale la pena segnarsi il titolo adesso, prima che diventi impossibile non averne sentito parlare.

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