The Mandalorian and Grogu: Jon Favreau riporta sullo schermo una tecnica dimenticata da 40 anni
The Mandalorian and Grogu e le tecniche old style di Star Wars. Jon Favreau rivoluziona Star Wars con uno stile anni '70.
Dopo sette anni di assenza dalle sale cinematografiche, Star Wars sta per tornare sul grande schermo con The Mandalorian and Grogu, e lo fa rispolverando una strategia produttiva che sembrava destinata ai musei della settima arte. Jon Favreau, regista e co-sceneggiatore del film in uscita il 22 maggio, ha deciso di recuperare tecniche della trilogia originale che George Lucas stesso aveva abbandonato con l'avvento dei prequel. Non si tratta di nostalgia fine a se stessa, ma di una scelta artistica e produttiva precisa che sta ridefinendo il modo in cui si fa cinema blockbuster nel 2026.
Il Dykstraflex fu una rivoluzione tecnologica negli anni Settanta. Permetteva di muovere la camera attorno a modellini dettagliati con precisione millimetrica e ripetibilità assoluta, creando quelle iconiche sequenze spaziali che hanno definito l'estetica di Star Wars. Ma con l'arrivo dei prequel, Lucas virò decisamente verso il bluescreen e la computer grafica, una tendenza che si è consolidata con le trilogie successive. Persino The Mandalorian, pur celebre per l'uso innovativo del Volume, la scenografia virtuale sviluppata da Industrial Light & Magic, aveva fatto ricorso al Dykstraflex solo in modo limitato nelle prime stagioni.
Favreau ha spiegato che inizialmente avevano costruito una versione ridotta del sistema come semplice riferimento per l'illuminazione, ma poi hanno iniziato a sperimentare qualche ripresa vera e propria. I risultati li hanno convinti a espandere l'approccio. Con più tempo a disposizione rispetto alle produzioni televisive serrate, il team ha collaborato con il veterano della ILM John Goodson per costruire un modellino del Razor Crest più grande e dettagliato, utilizzandolo esattamente come si faceva ai vecchi tempi.
Il magazzino visitato dalla stampa ospita anche modellini in stop-motion realizzati da Phil Tippett, leggenda degli effetti speciali che ha contribuito ai film originali. Questi non sono semplici cimeli espositivi: sono stati effettivamente utilizzati per alcune sequenze del film. Favreau ha sottolineato quanto sia gratificante lavorare con artisti che collaborano al franchise da decenni, creando una continuità umana e tecnica che attraversa generazioni di opere.
Resta da capire se questa strategia diventerà un modello per i futuri progetti Lucasfilm. Dave Filoni, produttore esecutivo e regista del prossimo film collegato all'universo di The Mandalorian, potrebbe seguire un percorso simile. Ma la domanda più grande è se il pubblico risponderà positivamente. In un'epoca dominata dagli effetti digitali iperrealistici, c'è spazio per l'imperfezione tattile dei modellini fisici. O forse è proprio quella imperfezione, quel leggero tremolio della camera, quella texture reale della superficie di un'astronave, a restituire al cinema di Star Wars quella magia che molti fan sentono essere svanita.