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In The Mandalorian and Grogu, c'è un easter-egg che non può essere sfuggito ai fan di vecchia data della saga

Il bombardiere Y-Wing Red Jammer in Mandalorian & Grogu nasconde un Easter egg che risale al 1977. Scopri 49 anni di storia di Star Wars in un solo caccia stellare.

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The Mandalorian & Grogu dimostra ancora una volta perché questa saga continui a essere un fenomeno culturale senza precedenti: la capacità di premiare i fan di lunga data senza mai escludere il pubblico più ampio. Il nuovo film diretto da Jon Favreau è disseminato di Easter egg e riferimenti che attraversano l'intera timeline della galassia lontana lontana, ma uno in particolare spicca per profondità storica e significato: un bombardiere Y-Wing che appare durante la battaglia finale sopra Nal Hutta.

Non si tratta di un semplice caccia stellare tra i tanti. Quel velivolo bianco con accenti rossi, designato "Red Jammer", porta con sé un pezzo di storia che affonda le radici nella creazione stessa di Star Wars, prima ancora che Guerre Stellari arrivasse nelle sale cinematografiche nel 1977.

Durante gli ultimi minuti del film, quando Din Djarin interpretato da Pedro Pascal si trova insieme a Grogu e Rotta the Hutt all'interno della fortezza dei gemelli Hutt su Nal Hutta, la situazione precipita. Il Mandaloriano prende una decisione drastica: chiede alla Nuova Repubblica di lanciare un attacco massiccio contro la roccaforte, nonostante lui e i suoi compagni siano ancora all'interno. È qui che entra in scena lo Squadrone Adelphi, guidato dal Colonnello Ward interpretato da Sigourney Weaver.

Nelle fasi finali dell'assalto, Ward impartisce un ordine preciso: il bombardiere Y-Wing designato "Red Jammer" deve iniziare la sua corsa di bombardamento contro la fortezza. A prima vista, sembra solo un altro velivolo della flotta repubblicana. Ma quel nome, quella colorazione bianca con striature rosse così diversa dal classico giallo degli Y-Wing tradizionali, nasconde qualcosa di molto più profondo.

Il nome richiama direttamente la fase di pre-produzione di Star Wars: Una nuova speranza, quando George Lucas e il suo team stavano ancora definendo l'estetica e la nomenclatura dei velivoli ribelli. Durante lo sviluppo del film originale, "Red Jammer" era uno dei nominativi pilota considerati per gli squadroni X-Wing e Y-Wing che avrebbero attaccato la Morte Nera. Quel nome è sopravvissuto nei documenti di produzione, negli script preliminari e nei materiali preparatori che i fan più accaniti hanno studiato per decenni.

Vedere quel nome distintivo riemergere dopo quasi mezzo secolo, in un film che celebra l'eredità del Mandaloriano e del suo figlio adottivo verde dalle orecchie enormi, è un gesto di rispetto verso la storia creativa della saga. Non è solo nostalgia fine a se stessa: è il riconoscimento che Star Wars è costruito su strati di mitologia, dove ogni dettaglio può avere radici profonde.

La variante di Y-Wing bianco con accenni rossi richiama immediatamente alla mente i velivoli della Nuova Repubblica visti in The Mandalorian, ma crea anche un contrasto visivo immediato durante le scene di battaglia. Per chi conosce la storia produttiva della saga, quella livrea diventa un indizio, un segnale che qualcosa di speciale sta accadendo sullo schermo.

L'uso di riferimenti così stratificati è una delle firme distintive di Jon Favreau e Dave Filoni, i due architetti dietro l'espansione dell'universo mandaloriano. Entrambi sono noti per il loro rispetto enciclopedico del canone Star Wars e per la capacità di intrecciare elementi della Trilogia Originale, dei Prequel, delle serie animate e del materiale Legends in una narrazione coerente e accessibile.

The Mandalorian & Grogu non si limita a raccontare una nuova avventura: costruisce ponti tra generazioni di fan. Chi ha visto Una nuova speranza nelle sale nel 1977 può riconoscere echi e richiami che parlano direttamente alla loro esperienza, mentre chi si è avvicinato alla saga attraverso Grogu e Din Djarin trova una storia emozionante e autoconclusiva.

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