Maul - Shadow Lord ci ricorda che Star Wars ha bisogno di Maul

Dalla meteora di Naboo al signore del crimine, Maul torna protagonista in un racconto oscuro e stratificato che esplora le zone grigie della galassia, tra morale ambigua, Impero e sete di potere.

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Star Wars è una saga generazionale. Tralasciamo per un attimo quale sia la trilogia migliore, evitiamo di farci prendere dalla suadente polemica se è meglio l’attacco alla Morte Nera nell’orbita di Endor o lo scontro tra flotte su Exegol, ogni generazione ha avuto il suo momento cult. E soprattutto, ogni generazione ha avuto il suo villain, quell’avversario da odiare ma – che alla fine – impari ad amare. I fan della prima ora sono cresciuti con Darth Vader, convinti che quello fosse il cattivo per eccellenza, ma questa sicurezza si è infranta quando su Naboo si sono aperte delle porte e da queste è uscito uno zabrak dallo sguardo furioso.

Senza nulla togliere al Signore Oscuro dei Sith, l’impatto che Darth Maul ha avuto sulla saga è stato devastante. Ripensando al suo esordio in La Minaccia Fantasma, sembra incomprensibile come in così pochi minuti sia riuscito a stupire il fandom. Poi ci ricordiamo che un certo mandaloriano – no, non Djin Djarin – ha avuto una sorte simile nella Trilogia Classica e iniziamo a capire come non contino i minuti, ma il carisma. E quando hai a disposizione un artista del calibro di Ray Park puoi dare vita a un Sith senza eguali, capace di stupire tutti con una spada laser doppia con cui tenere testa a due Jedi, tra piroette, acrobazie spettacolari e una delle migliori colonne dell’intera saga, Duel of Fates.

Maul era un predestinato – non un prescelto, quello è un ruolo destinato ad altri – degno di entrare nell’esclusivo circolo dei personaggi meteora divenuti dei fan favorite.  La caduta nel pozzo di Naboo non è stata la fine di Maul, ma un punto di partenza per una seconda vita, prima all’interno del Legends e infine nel Canon, dove le serie animate lo hanno reso una delle figure più complete dell’intero franchise. 

Addestrato come Sith, sconfitto ma capace di tornare dal regno dei morti e dalla follia, in grado di agire nell’ombra e mettere a rischio persino i piani del suo Maestro. Clone Wars ci ha mostrato come lo zabrak non sia stato una meteora per la saga, ma un catalizzatore di eventi, una scheggia impazzita capace di guidare rivoluzioni, assumere il potere di Mandalore e di guidare addirittura un cartello criminale per tutta la Galassia.

Cronologicamente ambientato tra il finale di Clone Wars e Rebels, Maul: Shadow Lord mette in scena l’ascesa di Maul come signore del crimine, durante i primi momenti dell’ascesa dell’Impero. Un momento cruciale per la galassia – come evidenziato magistralmente da Andor – che viene raccontato tramite una storia dai toni quasi noir, per quanto calata nel sottobosco criminale di una megalopoli in cui le ombre sono sferzata da neon accecanti.

Già con Clone Wars si era compreso come l’animazione in Star Wars non fosse rivolta solo a un pubblico giovane, ma avesse una stratificazione narrativa che si appellava anche agli spettatori più adulti. Shadow Lord ribadisce questo tratto distintivo, lo esalta in dialoghi in cui traspare la fatica emotiva dei personaggi, costretti a scendere a patti con il diavolo – o l’Impero, in questo caso - per tentare di mantenere una parvenza di ordine.

E Maul arriva nuovamente come agente del caos, una scheggia impazzita fuori dalle logiche delle forze in campo, animato solamente dalla spasmodica ricerca di un proprio ruolo nella galassia, della sua occasione di essere finalmente il padrone di se stesso.  E come sempre, le sue azioni hanno ripercussioni su chi lo circonda, costringono eroi in clandestinità a tornare in scena e interrogarsi su come la galassia sia cambiata e su quale possa essere la loro nuova strada.

I dilemmi morali sono essenziali in Shadow Lord, non solo per Maul. Un castello narrativo curato e basato sulla concretezza dei personaggi, privi di quella dicotomia tra bene e male che ha caratterizzato il primo Star Wars, ma scavando nelle zone grigie della moralità. Una presenza graffiante che consente di mettere in campo gli Inquisitori, i Force sensitives al servizio di Palpatine incaricati di dare la caccia a Jedi fuggitivi e a persone sensibili alla Forza. E potere mettere le mani su Maul diventa un obiettivo primario per questi agenti dell’Inquisitorium.

Una presenza che viene esaltata da una messa in scena sempre attenta e di grande impatto, che nelle sequenze d’azione non ha nulla da invidiare al grande schermo. La sensazione è che Maul: Shadow Lord sia un prodotto su cui si punti molto – tanto da esser già stato rinnovato per una seconda stagione – e che abbia tutte le potenzialità per dare nuova linfa a Star Wars, utilizzando ispirazioni del mai troppo celebrato Legends – evidenti alcuni richiami alla serie di romanzi di Coruscant Nights – e mostrando come i villain, alla fine, sono i personaggi che tutti amiamo.

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