Star Wars: The Mandalorian And Grogu, la recensione: L’Impero colpisce ancora. E colpisce anche noi
Tra nostalgia della trilogia originale e logiche industriali Disney, The Mandalorian & Grogu riporta Star Wars al cinema tra stupore, fan service e malinconia per una magia irripetibile.
L’Impero colpisce ancora. Non stiamo parlando del secondo, grande film, della saga di Star Wars, poi rinominato Episodio V, ma del nuovo film ambientato nella galassia lontana lontana creata da George Lucas ormai quasi 50 anni fa. È Star Wars; The Mandalorian And Grogu, è diretto da Jon Favreau, ed è la prima storia dell’universo Star Wars ad uscire al cinema dal 2018, dai tempi di Solo: A Star Wars Story. L’Impero colpisce ancora perché, come sapete, la storia del Mandaloriano e del suo apprendista Grogu è ambientata poco dopo la fine dei fatti di Episodio VI, con la vittoria della resistenza e la rinascita della Repubblica, con l’Impero che però da qualche parte resiste ancora e cerca di riorganizzarsi. E colpisce noi, come pubblico. Perché abbiamo visto che più una storia si avvicina alla materia primigenia, la trilogia originale, più la temperatura si alza. E più le storie hanno la nostra attenzione. È così sia che le storie avvengano prima (Rogue One, ma anche, ovviamente Episodio III), sia che avvengano subito dopo. Ed è stato questo il caso di The Mandalorian, una storia che, nel 2020, avevamo conosciuto come serie. La prima di Star Wars ad arrivare su Disney+. La migliore, probabilmente.
Il Mandaloriano al servizio della Nuova Repubblica
L’Impero è caduto e i signori della guerra imperiali sono ancora sparsi per la galassia. Mentre cerca di proteggere tutto ciò per cui l’Alleanza Ribelle ha combattuto, la nascente Nuova Repubblica arruola il leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin (Pedro Pascal) e il suo giovane apprendista Grogu. Dovranno catturare un pericoloso comandante vicino all’Impero. E per farlo, dovranno passare attraverso gli Hutt. Sono gli zii di Rotta The Hutt, il figlio di Jabba, che è stato catturato ed è tenuto prigioniero.
The Mandalorian è la storia migliore dell’era Disney?
Ma perché The Mandalorian finora è la migliore delle storie arrivate dal mondo di Star Wars, da quando è iniziata l’era Disney+? Perché è riuscita a mantenere l’atmosfera dei film originali, pensiamo soprattutto al primo Guerre stellari (o, se volete Episodio IV – Una nuova speranza). Nel mondo di The Mandalorian c’è quel senso di stupore un po’ infantile, di favola. Ci sono quegli scenari sterminati e desolati, quelle atmosfere rarefatte e lunari che fanno volare la fantasia. C’è al centro una figura iconica, un uomo senza volto, riconoscibile immediatamente dal suo casco. Un po’ come lo era Darth Vader. Ma stavolta buono. E poi c’è il colpo di genio di introdurre una di quelle creature che hanno fatto da sempre la fortuna del mondo di Lucas. È Grogu, un esserino che appartiene alla specie di Yoda, ma è un personaggio completamente nuovo. È stato l’uovo di Colombo. Irresistibile sia per gli amanti storici della saga, sia per i nuovi adepti, per i bambini. Ed è per questo che The Mandalorian, la serie, e questo film, da cui non a caso la Disney ha deciso per ripartire dal suo viaggio al cinema, è da subito stato un prodotto per famiglie. Ed è anche questo che punta ad essere questo film.
Una prima parte troppo semplice
Lo vediamo soprattutto nella prima parte. Che, a prima vista, ci è sembrata troppo semplice. Da un lato, ci è sembrato un episodio della serie un po’ allungato, con un inizio e una fine. Senza la laconicità della serie tv, ma più parlata, anche un po’ più ironica. È come se la Disney, portando un prodotto Star Wars di nuovo al cinema, volesse avvicinarsi in parte ad altri target, come quello dei suoi prodotti d’animazione, o ad alcuni film Marvel. La cosa ci sta, ma il mondo Star Wars è comunque altro. È infantile, ma a suo modo, cioè come lo può essere un film di Spielberg. Ma ha anche sempre qualcosa di solenne. Nella prima parte non sempre sembra esserci il tono giusto di un film di Star Wars. Pensiamo all’espediente di far combattere il protagonista con Rotta the Hutt in un’arena da gladiatori: un espediente già usato, tra l’altro, nel film Thor: Ragnarok, e anche, per restare al mondo di Lucas, in Episodio II – La guerra dei cloni.
Dalle parti de Il Ritorno dello Jedi e del fantasy anni Ottanta
Per fortuna, quando il film sembra già finito, dopo un’ora, ne inizia un altro. Ed è un film diverso, che ci fa tornare alla mente Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi, il film che aveva chiuso la trilogia originale di George Lucas. Ce lo ricorda per gli ambienti verdi e rigogliosi, come quelli della Luna boscosa di Endor, per le creature che ci sono in scena, che non sono gli Ewoks, ma sono personaggi buffi senza però essere troppo ridicoli. Ci sono gli Hutt, come non li avevamo visti prima, e questo ci riporta ancora a quell’episodio, in cui avevamo conosciuto Jabba. C’è, finalmente, il senso del pericolo, della morte, del temere per la salvezza del nostro eroe che finora – nel film e anche nella serie – non avevamo ancora avvertito. Oltre che a Il Ritorno dello Jedi, nella seconda parte del film, grazie alle creature in scena, si sente anche un certo sapore di cinema fantasy anni Ottanta. E la cosa è sicuramente un bene. Così come è un bene, lo dice il titolo, che Grogu sia ormai un protagonista.
Un film che chiude un capitolo
The Mandalorian And Grogu, allora, è un film che chiude in crescendo. E che, proprio come Il Ritorno dello Jedi, chiude un capitolo, una trilogia. Solo che, allora, era composta da tre film. Oggi è una trilogia anomala, composta da due stagioni di una serie tv e un film. Ma è così che le cose vanno oggi. La sensazione è che Mando e Grogu abbiano chiuso qui l’arco narrativo delle loro avventure. Torneranno, forse, come special guest in altre storie, perché abbiamo visto che funziona così. E perché il mondo di Star Wars non si ferma.
Che cos’è diventata Star Wars nell’era Disney?
Da quando la galassia immaginata da George Lucas è passata sotto l’egida Disney, infatti, è chiaramente diventata un’IP sfruttata a livello industriale, una coltura intensiva, mentre prima, almeno agli inizi, era ancora un cinema a suo modo artigianale. E non possiamo farci niente. Lucas aveva dato vita a 6 film in 28 anni. E si era fermato perché secondo lui era giusto così. L’era Disney ha portato a 6 film e svariate serie di cui abbiamo perso il conto (sono almeno una decina) in 10 anni. L’IP è stata acquistata e deve rendere. Ma così è chiaro che si arrivi a ripetere icone e formule all’infinito. O a spostarsi in altre direzioni, come con la serie Andor, che è stata lodata o criticata per il medesimo motivo, quello di essere “poco Star Wars”.
Siamo tutti eterni bambini di fronte a Star Wars
Per ora, la buona notizia è che le storie di George Lucas siano tornate dov’erano nate, al cinema, in sala. Il cinema ha bisogno di Guerre stellari e queste hanno bisogno ancora di vivere sul grande schermo. Siamo tutti degli eterni bambini e ci fa piacere, ogni volta che possiamo, immergerci nel mondo di Star Wars, non lo neghiamo. Quel mondo è casa nostra. Ma la verità è che quasi tutto quello che c’era da dire sulle Guerre Stellari, sui Jedi e sui Sith, sul Bene e il Male, era in quei primi sei film di George Lucas. La magia di quei sei film non può tornare più. Così come non tornerà più quell’età incantata in cui li abbiamo visti.