Stasera in TV, Balla coi lupi: la storia vera dei Sioux che Kevin Costner ha raccontato in 180 minuti
Balla coi lupi vinse 7 Oscar nel 1991 rivoluzionando il western. La storia del capolavoro di Kevin Costner che cambiò Hollywood e la rappresentazione dei nativi.
Quando nel 1990 Kevin Costner decise di dirigere e interpretare Balla coi lupi, Hollywood lo considerò pazzo. Un western di tre ore, con dialoghi in lingua Lakota sottotitolati, ambientato nella frontiera americana del 1863 e incentrato sul rapporto tra un tenente dell'Unione e una tribù di nativi americani Sioux. Un progetto che sulla carta sembrava destinato al disastro commerciale, ma che invece riscrisse le regole del genere western e conquistò sette statuette agli Oscar, tra cui quelle per miglior film e miglior regia.
La storia segue il tenente John Dunbar, interpretato dallo stesso Costner, un soldato nordista che dopo essersi ferito gravemente durante la Guerra Civile chiede di essere trasferito in un avamposto remoto al confine con i territori inesplorati. Convinto di essere prossimo alla morte, Dunbar è quasi rassegnato al suo destino, ma il suo gesto di coraggio in battaglia gli vale invece una promozione e la possibilità di scegliere la propria destinazione. Sceglie la frontiera, spinto dal desiderio romantico di vedere l'Ovest "prima che scompaia".
Arrivato al Fort Sedgwick, un avamposto abbandonato nel mezzo del nulla, Dunbar si ritrova completamente solo. L'isolamento iniziale diventa l'occasione per un'osservazione attenta della natura selvaggia che lo circonda e per un primo, cauto contatto con la tribù Sioux che abita quelle terre. Il rapporto con i nativi si sviluppa gradualmente, attraverso gesti di reciproco rispetto che sfidano i pregiudizi dell'epoca. Dunbar impara la loro lingua, condivide le loro abitudini, partecipa alle cacce al bisonte. La svolta emotiva arriva quando il tenente incontra Alzata con Pugno, interpretata da Mary McDonnell, una donna bianca cresciuta dai Sioux dopo che la sua famiglia fu massacrata da un'altra tribù. Lei diventa il ponte culturale tra due mondi, la traduttrice non solo di parole ma di visioni del mondo incompatibili.
Il film costruisce con pazienza cinematografica rara un affresco epico della vita nelle Grandi Pianure. Le riprese, effettuate in South Dakota, restituiscono la maestosità di paesaggi ancora incontaminati. La colonna sonora di John Barry, premiata con l'Oscar, amplifica la dimensione lirica e malinconica del racconto. Ma è soprattutto la scelta di rappresentare i nativi americani non come selvaggi sanguinari ma come una comunità complessa, con rituali, politica interna, senso dell'umorismo e dignità, a fare di Balla coi lupi un'opera rivoluzionaria.
Balla coi lupi incassò oltre 400 milioni di dollari in tutto il mondo e dimostrò che il pubblico era pronto per narrazioni più mature e complesse. Il film non è privo di critiche: alcuni studiosi hanno evidenziato come la prospettiva rimanga comunque quella di un uomo bianco "salvatore", che funge da mediatore tra lo spettatore e la cultura nativa. Eppure, nel contesto cinematografico del 1990, l'opera di Costner rappresentò una rottura significativa con decenni di rappresentazioni offensive e semplicistiche.
La durata di 180 minuti, inizialmente considerata un ostacolo commerciale, divenne invece uno dei punti di forza. Concesse al racconto il tempo di respirare, di costruire relazioni credibili, di mostrare la quotidianità di due culture in contatto. Ogni scena ha un peso specifico, dalla celebre sequenza della caccia al bisonte alla cerimonia di matrimonio tra Dunbar e Alzata con Pugno, fino al commovente addio finale.
Questa sera Rai 3 propone il film alle 21:25, un'occasione per riscoprire un'opera che ha segnato un'epoca. A distanza di oltre trent'anni dalla sua uscita, Balla coi lupi mantiene intatta la sua forza evocativa. Non è solo un western, ma una riflessione sulla possibilità del dialogo tra culture diverse, sulla violenza della colonizzazione, sulla nostalgia per un mondo perduto. Un film che Kevin Costner, allora trentacinquenne e al suo debutto dietro la macchina da presa, realizzò seguendo l'istinto e andando controcorrente. La storia gli ha dato ragione.