Steve Carell, Timothée Chalamet e una storia vera su Prime Video, in questo film imperdibile
Steve Carell e Timothée Chalamet nel film che racconta la lotta di un padre contro la dipendenza del figlio. Un film necessario sull'epidemia da oppioidi.
Ci sono film che arrivano nel momento sbagliato della storia. O forse nel momento giusto, quello in cui servono davvero, anche se nessuno vuole guardarli. Beautiful Boy di Felix Van Groeningen è uno di questi. Mentre l'epidemia da oppioidi continua a mietere vittime negli Stati Uniti con 72.000 morti registrati solo nell'ultimo anno, questo dramma familiare su Prime Video basato sulle memorie reali di David e Nic Sheff squarcia il velo su una tragedia che non conosce confini sociali, economici o geografici. Steve Carell interpreta David Sheff, un padre che scopre progressivamente l'impossibilità di salvare suo figlio Nic, interpretato da Timothée Chalamet, dalla spirale della dipendenza da metanfetamine.
Non c'è stata violenza domestica, non c'è stata povertà, non c'è stato un trauma evidente. La dipendenza si è semplicemente insinuata nella vita di Nic, e a quel punto il "perché" smette di avere importanza. Quello che resta è un ciclo infinito di ricadute e recuperi, di speranze infrante e rinnovate, di un amore paterno che si rivela drammaticamente insufficiente. Van Groeningen merita riconoscimento per aver evitato la via più semplice: quella del puro melodramma. Beautiful Boy non è Requiem for a Dream, non è una discesa agli inferi senza respiro. Il regista belga costruisce invece una narrazione che abbraccia l'intera gamma emotiva dell'esperienza vissuta da queste famiglie. Ci sono momenti di quotidianità quasi normale, quando Nic è in fase di recupero.Ci sono persino attimi involontariamente comici, come quando David lancia il telefono per rabbia e poi si ritrova a frugare nei cespugli per ritrovarlo. La dipendenza trasforma e frantuma le esistenze, certo, ma non trasforma le persone in stereotipi da campagna di sensibilizzazione. La scelta di attingere da entrambe le memorie, quella del padre e quella del figlio, conferisce al film una prospettiva doppia che ne arricchisce profondamente la tessitura emotiva. Empatizziamo con David nella sua disperata ricerca di soluzioni, nel suo rifiuto iniziale di accettare l'impotenza. Ma empatizziamo altrettanto con Nic, perché il film ha l'onestà di mostrare che non esistono risposte facili alla dipendenza. La riabilitazione non è una soluzione magica. Gli incontri di gruppo non sono una garanzia. La disintossicazione è solo l'inizio di una battaglia quotidiana senza fine certa.
Steve Carell dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di trasformare l'uomo qualunque in un ritratto universale. David potrebbe avere più mezzi economici di altri genitori nella stessa situazione, ma è definito esclusivamente dal suo amore per Nic. Un amore che, nella sua crudele inadeguatezza di fronte alla malattia, diventa specchio di migliaia di altri genitori. Timothée Chalamet, dal canto suo, conferma di essere uno degli attori più interessanti della sua generazione. Il suo Nic non è mai la caricatura dell'eroinomane, ma una personalità specifica, con una storia unica, che viene progressivamente sommersa dall'abuso di sostanze.
Beautiful Boy Potrebbe non essere il "grande film" che domina le conversazioni o svuota gli scaffali dei premi, ma è forse uno dei film più necessari di questo momento storico. Il cuore del progetto batte forte e chiaro: mostrare il caos che la dipendenza scatena nelle famiglie e l'assenza di risposte definitive.