FILM

Un uomo di 42 anni in un istituto: su Prime Video, il capolavoro di Herzog che ispirò Lynch e Lanthimos

Werner Herzog scelse Bruno Schleinstein, 42enne di un istituto, per una scommessa folle che creò un capolavoro del cinema.

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Ci sono film che nascono da un'intuizione folle, da una scommessa che nessun produttore cinematografico sano di mente accetterebbe. L'enigma di Kaspar Hauser, capolavoro giovanile di Werner Herzog uscito nel 1974 e ora disponibile su Prime Video, è esattamente questo tipo di film. Un'opera che sfida ogni logica industriale e che, proprio per questo, continua a influenzare il cinema contemporaneo mezzo secolo dopo. La storia vera dietro il film è tanto straordinaria quanto quella raccontata sullo schermo. Nel 1828, nella città di Norimberga, compare dal nulla un giovane dall'aspetto selvaggio e lo sguardo smarrito. Non parla, non si comporta come un essere umano civilizzato. Sostiene di essere cresciuto da solo, imprigionato in una segreta come un animale, poi improvvisamente liberato e abbandonato alle porte della città. I cittadini, sgomenti e incuriositi, lo accolgono.

Un maestro di scuola caritatevole si prende cura della sua educazione, e il ragazzo impara a parlare e a comportarsi in società con una rapidità che lo rende celebre nell'alta società tedesca. Iniziano a circolare voci: potrebbe avere origini nobili. Del resto, chi se non una famiglia aristocratica avrebbe avuto interesse a nascondere un figlio disturbato? E se la sua stessa esistenza fosse politicamente imbarazzante per qualcuno di potente? Herzog non enfatizza eccessivamente la dimensione complottista della vicenda, preferendo concentrarsi sull'umanità profonda e misteriosa del protagonista. Ed è qui che arriva il colpo di genio, la scelta che trasforma un film storico in un'opera d'arte visionaria: per interpretare Kaspar Hauser, Herzog non ingaggia un attore professionista.

Sceglie Bruno Schleinstein, un uomo di 42 anni che aveva trascorso gran parte della sua vita in istituti, con difficoltà cognitive e di apprendimento, ma dotato di talenti musicali innati e mai coltivati formalmente. Schleinstein era già stato protagonista di un documentario, ma nessuno prima di Herzog aveva osato affidargli il ruolo da protagonista in un lungometraggio di finzione. Riguardato oggi, il film rivela che Schleinstein è tanto enigmatico quanto il Kaspar Hauser che interpreta. La sua performance possiede una dignità solida e un'autenticità innata, pacata e controllata, laddove un attore convenzionale avrebbe probabilmente optato per scelte istrioniche ed esagerate. C'è una commedia sottile e maliziosa nella sua interpretazione: un luccichio nello sguardo spalancato, una determinazione nella piega della bocca.

È un santo innocente circondato da persone di ogni tipo, alcune benevole, altre maligne. L'influenza di questo film sul cinema d'autore è stata profonda e duratura. L'enigma di Kaspar Hauser ha ispirato direttamente The Elephant Man di David Lynch, Idioti di Lars von Trier e il recente Povere creature di Yorgos Lanthimos. Questi cineasti hanno risposto al ricco potenziale drammatico della reazione tortuosa della società educata borghese di fronte a un outsider dissidente nel proprio mezzo, qualcuno che espone ingenuamente le loro paure e che non possono né accogliere pienamente né respingere completamente.

Il film, girato in modo semplice e diretto, senza virtuosismi tecnici eccessivi ma con un'attenzione maniacale alla composizione dell'inquadratura, conserva intatta la sua forza cinquant'anni dopo. È un'opera che parla della natura arbitraria della sopravvivenza e della morte, del caso che governa le nostre esistenze, della fragilità dei confini tra normalità e follia, civiltà e barbarie. La storia di Bruno Schleinstein aggiunge un ulteriore livello di complessità. Un uomo reale con difficoltà reali, scelto per interpretare un personaggio storico altrettanto ai margini della società. Il confine tra finzione e documentario si dissolve, e lo spettatore si trova di fronte a una verità più profonda di quella che qualsiasi attore professionista avrebbe potuto offrire. È cinema nel suo stato più puro e audace: la realtà trasformata in arte, l'arte che rivela verità nascoste sulla realtà.

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