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Zack Snyder e un'estetica rivoluzionaria: su Prime Video, l'epico film con Gerard Butler da rivedere

Il film epico di Zack Snyder che ispira milioni di spettatori. Battaglia delle Termopili, Gerard Butler e l'estetica rivoluzionaria.

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Ci sono film che ti intrattengono per un paio d'ore e poi svaniscono nella memoria. E poi c'è 300, il kolossal di Zack Snyder su Prime Video che dal 2007 continua a martellare nella testa di chiunque l'abbia visto, lasciando quella sensazione bruciante di voler spaccare tutto e conquistare il mondo. Non è solo questione di spettacolo visivo, anche se Dio sa quanto ce n'è. È qualcosa di più primordiale, qualcosa che aggancia direttamente il centro del cervello dove risiedono testosterone, orgoglio e quella fame ancestrale di gloria che pensavamo sepolta sotto strati di civiltà moderna. Basato sulla graphic novel di Frank Miller, 300 racconta la leggendaria Battaglia delle Termopili del 480 avanti Cristo. Re Leonida di Sparta, interpretato con ferocia magnetica da Gerard Butler, decide di opporsi all'invasione persiana guidata dal presunto dio-re Serse.

Il problema è che Leonida ha trecento guerrieri spartani e qualche centinaio di coscritti greci di supporto, mentre dall'altra parte si staglia un esercito che si dice conti un milione di uomini. È una follia matematica. È un suicidio militare. Ed è esattamente per questo che funziona così tremendamente bene come storia. Il film si apre con una lezione di storia narrata, una sorta di immersione totale nella cultura spartana che non lascia spazio a fraintendimenti. Sparta non è un posto per deboli. I bambini che nascono fragili o deformi non sopravvivono. Quelli che ce la fanno iniziano l'addestramento militare appena riescono a reggersi in piedi. Vediamo Leonida bambino che viene picchiato senza pietà dal suo istruttore, poi poco più che ragazzino mentre affronta il suo rito di passaggio nella natura selvaggia: o torni uomo o non torni affatto. È un mondo brutale, primitivo, ma raccontato con una tale intensità visiva che ti ci ritrovi risucchiato dentro.

Quando arriviamo a Leonida quarantenne e re, troviamo un uomo che governa insieme alla sua regina Gorgo, interpretata da Lena Headey con una forza e una presenza scenica che rivaleggia con qualsiasi guerriero del film. Non è un accessorio decorativo: è una donna spartana, e questo significa che ha la spina dorsale d'acciaio quanto suo marito. Quando arriva il messaggero persiano a intimare la sottomissione a Serse, Leonida risponde nel modo più spartano possibile. Con una violenza che manda un messaggio inequivocabile. Ma il cuore pulsante del film, la ragione per cui milioni di persone sono uscite dal cinema elettrizzate, sono le battaglie. E che battaglie. Snyder orchestra sequenze di combattimento che sono pura poesia visiva della violenza. Sì, c'è moltissimo ralenti, una scelta stilistica che inizialmente aveva fatto storcere il naso a molti prima dell'uscita. Ma nel contesto funziona in modo ipnotico.

Ogni colpo di spada, ogni gocciolamento di sangue nero sulle rocce di Termopili, ogni urlo di guerra diventa una pennellata di un dipinto in movimento. Ed è interessante notare un dettaglio: il sangue è nero, non rosso. Una scelta estetica legata ai toni seppia della fotografia, ma anche un escamotage furbo per evitare la censura più severa. La MPAA, l'ente di classificazione americano, ha questa stranezza: puoi mostrare gore a profusione, ma se il sangue non è rosso vivo sembrano più indulgenti. È una logica bizzarra, considerando che la violenza in 300 è abbondante e spettacolare, ma ha permesso al film di raggiungere un pubblico più vasto con il suo rating R. Gerard Butler è travolgente nel ruolo. Leonida non è un eroe monodimensionale: è intenso e selvaggio quando serve, ma ha anche momenti di quieta riflessione, di tenerezza con sua moglie, di leadership calma verso i suoi uomini.

È un personaggio a tutto tondo che Butler riempie di carisma grezzo. Accanto a lui, David Wenham, che molti ricorderanno come Faramir ne Il Signore degli Anelli, offre una narrazione sobria e malinconica nei panni di Dilios, l'amico di Leonida che racconta questa storia epica. Dal punto di vista tecnico, 300 è stato rivoluzionario. Girato quasi interamente in green screen, con sfondi digitali che ricreano fedelmente l'estetica stilizzata della graphic novel di Miller, ha dimostrato cosa si poteva fare con la tecnologia dell'epoca se guidata da una visione artistica chiara. Ogni inquadratura sembra strappata da una tavola di fumetto, con composizioni che privilegiano la simmetria, il contrasto e una palette cromatica dominata da ori, marroni e quel rosso cupo dei mantelli spartani.

Quello che rende 300 memorabile non sono le singole componenti, ma come si fondono insieme. La fotografia mozzafiato, le performance viscerali, la colonna sonora di Tyler Bates che accompagna ogni carica spartana, la coreografia dei combattimenti che bilancia realismo e fantasia. È cinema come esperienza sensoriale totale, come adrenalina pura iniettata direttamente nelle vene. Quando esci dalla sala dopo aver visto 300, non ti senti come quando hai visto un film normale. Ti senti galvanizzato, come se potessi affrontare qualsiasi cosa. È quella rara magia cinematografica che trascende la trama e diventa qualcosa di emotivo e fisico. Ti ricorda che dentro di te, sepolto sotto anni di vita quotidiana e compromessi, c'è ancora quella scintilla primordiale che risponde all'idea di resistere fino all'ultimo contro ogni probabilità.

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