Stranger Things 5: il finale spiazza tutto e i Duffer volevano suscitare proprio questa reazione
Il finale di Stranger Things voleva dividere il pubblico: i Duffer Brothers hanno scelto l'ambiguità. Il destino di Undici resta un mistero intenzionale.
Dopo quasi un decennio di avventure nel Sottosopra, Stranger Things ha chiuso i battenti la notte di Capodanno con un finale di oltre due ore che ha lasciato il pubblico mondiale diviso a metà. Alcuni fan hanno applaudito, altri hanno urlato alla delusione sui social. Ma ecco il colpo di scena: quella confusione, quella sensazione di spaesamento di fronte a un epilogo ambiguo, era esattamente ciò che Matt e Ross Duffer avevano architettato dall'inizio.
A rivelarlo è Martina Radwan, regista del documentario One Last Adventure: The Making of Stranger Things 5, che ha seguito l'intera produzione della quinta stagione dall'inizio alla fine. In un'intervista a Variety, Radwan ha confermato che i creatori della serie sapevano perfettamente che il loro finale avrebbe generato reazioni contrastanti. "Penso che sia esattamente la reazione che i Duffer volevano: il punto interrogativo", ha dichiarato la filmmaker, che ha avuto accesso privilegiato al set e ai pensieri dei fratelli showrunner.
La scelta narrativa dei Duffer rappresenta una sfida diretta alle convenzioni del panorama seriale contemporaneo. Secondo Radwan, la maggior parte dei film e delle serie moderne "ti dice cosa pensare e come sentirti", guidando lo spettatore per mano attraverso ogni emozione, risolvendo ogni dubbio, chiudendo ogni porta narrativa con una chiave ben definita. Stranger Things ha rifiutato questa strada, lasciando invece ampie zone d'ombra e costringendo il pubblico a elaborare autonomamente il significato di ciò che ha visto.
Il risultato è un finale che divide. Mentre alcune storyline si concludono con la classica soddisfazione da happy ending, Joyce e Hopper che si fidanzano, alcuni ragazzi che partono per il college, altre rimangono sospese in un limbo interpretativo che ha scatenato dibattiti infiniti online. Il caso più emblematico è quello di Undici, il personaggio interpretato da Millie Bobby Brown che è stato il cuore pulsante della serie sin dal primo episodio.
La scena finale suggerisce che Undici si sia sacrificata sconfiggendo Vecna, ma subito dopo Mike Wheeler teorizza cosa potrebbe essere accaduto se fosse sopravvissuta. È viva o morta? La serie non fornisce una risposta definitiva, e questa ambiguità ha provocato reazioni viscerali da parte dei fan. Alcuni la considerano una scelta coraggiosa e poetica, altri un tradimento verso un personaggio che meritava un destino chiaro dopo cinque stagioni di sofferenze.
Curiosamente, nemmeno Martina Radwan, che ha documentato l'intero processo creativo e ha assistito alla ripresa dell'ultima scena, ha una risposta certa. "Mi piace l'idea che la magia sia morta, o che la magia dovesse morire", ha ammesso. "Ma allo stesso tempo, la magia vive dentro di noi. Quindi non lo so". La sua interpretazione riflette la filosofia sottesa al finale: la magia del Sottosopra forse si è estinta, ma il suo impatto sulle vite dei protagonisti - e degli spettatori - continua a esistere in forme più sottili.
Radwan, che ha assistito alla première del finale in un cinema a Union Square a New York, ha descritto l'esperienza come elettrizzante e comunitaria. "È stato bellissimo vedere tutti partecipare, seguire la storia, applaudire. Vedere il finale in un contesto comunitario è stato davvero speciale", ha raccontato. Quell'atmosfera collettiva, con spettatori che ridevano, piangevano e si guardavano confusi nei momenti chiave, rappresenta forse l'essenza di ciò che i Duffer volevano creare: non una conclusione ma un'esperienza condivisa, un momento di discussione e confronto.
La regista prevede che molti fan cambieranno opinione sul finale con il passare del tempo. "Deve sedimentare", ha spiegato. "Penso che cambierà anche nel tempo, quando ci ripensi dopo la prima impressione". È un fenomeno noto nella storia della cultura pop: finali divisivi che inizialmente provocano sconcerto spesso vengono rivalutati anni dopo, quando l'emotività del momento si attenua e subentra una comprensione più profonda delle scelte narrative.