Stranger Things 5: Jennifer Marshall, interprete della madre di Max, parla della sua assenza dal finale

Jennifer Marshall denuncia l'esclusione da Stranger Things 5: in remissione da cancro, aveva bisogno dell'assicurazione. L'assenza di Susan accanto a Max in coma fa discutere.

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Il finale di Stranger Things ha chiuso un'era, regalando ai fan momenti di pura emozione e lasciando qualche strascico di controversia. Tra le discussioni sul destino ambiguo di Undici e le scelte narrative dell'ultima battaglia contro Vecna, c'è un'assenza che non è passata inosservata: quella di Susan Hargrove, la madre di Max Mayfield. E stavolta a rompere il silenzio è proprio Jennifer Marshall, l'attrice che ha interpretato il personaggio fin dalla seconda stagione.

Marshall non ha usato mezzi termini. In un post su Instagram che ha rapidamente fatto il giro del web, l'attrice ha espresso tutto il suo disappunto per essere stata esclusa dalla quinta e ultima stagione, nonostante sua figlia Max sia rimasta in coma per buona parte degli episodi finali. La domanda che pone ai fan è diretta, quasi provocatoria: "Che tipo di madre non è presente per la propria figlia mentre è in ospedale?" Una riflessione che va oltre la finzione e tocca corde profonde, sia dal punto di vista narrativo che umano.

Il personaggio di Susan Hargrove non era certo tra i protagonisti assoluti della serie creata dai fratelli Duffer, ma la sua presenza aveva sempre avuto un peso specifico. Introdotta nella seconda stagione come compagna di Neil Hargrove e madre adottiva di Max, Susan aveva incarnato la figura della donna intrappolata in una famiglia disfunzionale, segnata dalla violenza domestica e dalla depressione. Il suo rapporto con Max non era semplice, appesantito dalla presenza tossica di Billy e Neil, ma era chiaro che l'amore per la figlia ci fosse, profondo e autentico.



Eppure, nella quinta stagione, mentre Max giace in coma dopo l'attacco di Vecna, di Susan non c'è traccia. Niente scene al capezzale, niente confronti con gli amici della ragazza, niente momenti di disperazione materna. Un'assenza che stride ancora di più se si pensa che Vecna stesso aveva utilizzato l'immagine di Susan per manipolare psicologicamente Max. Come può una madre essere così centrale nei traumi di una figlia e poi sparire completamente nel momento del bisogno più estremo?

Ma la questione va oltre la coerenza narrativa. In un video pubblicato sempre su Instagram, Marshall ha svelato un retroscena personale che aggiunge una dimensione completamente diversa alla vicenda. Durante le riprese della quinta stagione, l'attrice era in remissione da un cancro. Tornare sul set di Stranger Things non sarebbe stato solo un modo per dare chiusura al suo personaggio, ma anche una necessità concreta: il lavoro le avrebbe garantito l'assicurazione sanitaria, fondamentale per continuare a curarsi.

"Forse Susan è la peggior madre di sempre", scherza amaramente Marshall nel video, ma dietro l'ironia traspare una frustrazione legittima. Non è solo una questione di orgoglio professionale o di affetto per un ruolo: è una questione di sopravvivenza, di dignità, di essere messi da parte proprio quando si è più vulnerabili. Le scelte creative non esistono nel vuoto, hanno conseguenze reali sulla vita delle persone.

I fan della serie hanno accolto le parole di Marshall con un misto di solidarietà e indignazione. Molti hanno fatto notare come l'assenza di Susan sia sintomatica di un problema più ampio che ha caratterizzato questa quinta stagione: la frenesia di chiudere tutte le trame principali con un'epica battaglia finale ha lasciato poco spazio ai momenti di grazia, a quelle scene più intime e personali che hanno sempre rappresentato il cuore pulsante di Stranger Things. Dov'era la famiglia di Max mentre lei lottava tra la vita e la morte? Dov'erano le piccole storie umane che rendevano credibile quel mondo di mostri e dimensioni parallele?

Netflix e i fratelli Duffer non hanno commentato pubblicamente le parole di Marshall, e probabilmente non lo faranno. Le scelte creative appartengono agli autori, questo è indiscutibile. Ma è altrettanto vero che dietro ogni personaggio c'è una persona reale, con una vita, con delle battaglie da combattere, con delle necessità concrete. E quando quelle persone alzano la voce, forse vale la pena ascoltarle.

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