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Su Netflix c'è il capolavoro sul disastro aereo delle Ande del 1972: un film sulla sopravvivenza estrema

Il film di Bayona sul disastro aereo delle Ande del 1972 è un capolavoro emotivo su Netflix. Storia vera di sopravvivenza estrema.

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Guardare Society of the Snow - La società della neve non è un'esperienza facile, ma è sicuramente un'esperienza che lascia il segno. Il nuovo film di J.A. Bayona, il regista spagnolo che ci ha regalato L'orfanotrofio e che ha lavorato a progetti come Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere e Jurassic World: Il regno distrutto, torna alle storie vere con una potenza narrativa che colpisce allo stomaco. Presentato come candidato della Spagna nella categoria Miglior Film Internazionale agli Oscar 2024, questo film racconta la tragica vicenda del volo 571 dell'Aeronautica Militare Uruguaiana, precipitato nel 1972 sulle Ande. Quarantacinque persone erano a bordo quando l'aereo decollò da Montevideo, Uruguay. Solo sedici di loro uscirono vive dalle montagne. Questa sproporzione numerica, questo divario tra speranza e disperazione, è il cuore pulsante di un racconto che Bayona costruisce con un rispetto reverenziale per ogni singola vita coinvolta. Non si tratta di un semplice survival movie: è un monumento cinematografico alla resistenza umana, alla fede, alla moralità messa alla prova estrema.

Il film si apre con la voce narrante di Numa Turcatti, interpretato con straordinaria intensità da Enzo Vogrincic. Numa non era un membro della squadra di rugby degli Old Christians, il team uruguaiano che costituiva la maggior parte dei passeggeri, ma un loro amico convinto a unirsi al viaggio come ultima avventura prima della laurea. Questa scelta narrativa di affidare a lui il ruolo di narratore si rivela vincente: Numa diventa il cuore emotivo del film, un osservatore onesto e silenziosamente eroico che ci guida attraverso l'inferno bianco delle Ande. Con ventinove sopravvissuti all'impatto iniziale, gestire un cast così ampio potrebbe risultare caotico. Eppure Bayona riesce nell'impresa di onorare ogni singolo personaggio. Lo fa attraverso flashback che ci mostrano attimi di felicità rubati prima della tragedia, attraverso momenti di quieta umanità, e soprattutto attraverso una scelta stilistica toccante: ogni volta che una vita si spegne, sullo schermo appare il nome della persona scomparsa.

È un gesto sobrio ma profondamente rispettoso, che ci ricorda costantemente che questi non sono personaggi di finzione, ma esseri umani reali che hanno vissuto, sofferto e in molti casi non sono tornati a casa. La sequenza dell'incidente aereo è brutale nella sua onestà visiva. Bayona non taglia al nero, non lascia nulla all'immaginazione. Mostra con crudezza realistica cosa succede ai corpi umani quando un aereo si spezza in due ad alta quota. Questo film racconterà la verità, tutta la verità, senza filtri consolatori. E quando arriva il momento più controverso della vicenda, quando la fame diventa il nemico più spietato e i sopravvissuti devono affrontare l'impensabile scelta del cannibalismo per sopravvivere, il regista mantiene lo stesso approccio privo di giudizio. Le discussioni sulla fede, sulla moralità, sul significato di sopravvivere letteralmente sulle ossa degli amici morti sono devastanti e affascinanti. Il film non offre risposte facili, non cerca di giustificare o condannare.

Presenta semplicemente la realtà di persone spinte oltre ogni limite concepibile, e lo fa con una dignità che rende la visione ancora più straziante. Eppure, anche in mezzo a questo orrore, Bayona e i suoi sceneggiatori Bernat Vilaplana, Jaime Marques-Olearraga e Nicolás Casariego, lavorando sull'omonimo libro di Pablo Vierci, riescono a iniettare momenti di leggerezza che mostrano perché queste persone non si sono mai arrese. C'è un senso di disperazione che aleggia su quasi ogni scena, una consapevolezza della tragedia che permea ogni fotogramma. Ma Bayona mantiene vivo un filo sottile di speranza, fragile come il ghiaccio ma tenace come la vita stessa. Personaggi come Nando Parrado, interpretato da Agustín Pardella, continuano instancabilmente a elaborare piani per il salvataggio. In una scena particolarmente toccante, i sopravvissuti giocano a un gioco di rime per passare il tempo, un momento simultaneamente divertente e straziante che incarna perfettamente l'equilibrio tonale precario ma riuscito del film.

Ciò che rende Society of the Snow davvero speciale è il suo rifiuto categorico di dimenticare che queste persone sono vissute davvero. Ogni trionfo, ogni battuta d'arresto risuona con un'urgenza che va oltre il coinvolgimento cinematografico standard. Quando i sopravvissuti riescono a far funzionare una radio, solo per scoprire che le ricerche sono state sospese, la delusione taglia profondo. È un pugno nello stomaco che condividiamo con loro, grazie anche alle interpretazioni viscerali del cast, che mette anima e corpo nella rappresentazione della devastazione fisica ed emotiva. Society of the Snow si posiziona tra i migliori film di sopravvivenza mai realizzati, reso ancora più potente dalla consapevolezza che ogni momento di terrore, ogni scelta impossibile, ogni sacrificio è realmente accaduto. Bayona ha creato non solo un film tecnicamente impeccabile, ma un atto di memoria collettiva, un tributo a sedici persone che sono riuscite a tornare e a ventinove che non ce l'hanno fatta.

È un film che non esita a mostrare il peggio e il meglio dell'umanità, spesso nello stesso istante, e che ci lascia con una domanda implicita ma potente: cosa avremmo fatto noi al loro posto. Con una durata di 144 minuti, il film richiede un impegno significativo da parte dello spettatore, ma è un investimento che viene ripagato con un'esperienza cinematografica che difficilmente si dimentica. Non è intrattenimento nel senso convenzionale del termine. È qualcosa di più raro e prezioso: è cinema che parla di fede nel modo giusto, che ci ricorda cosa significhi davvero lottare per la propria vita, cosa voglia dire guardare in faccia la morte e scegliere, ancora e ancora, di vivere.

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